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Rientro al nido Il Melograno a Potenza scatenato da una protesta dei genitori

Una educatrice sospesa per presunti abusi rientra al nido Il Melograno; i genitori manifestano contro e il sindaco minaccia la risoluzione del contratto.

Rientro al nido Il Melograno a Potenza scatenato da una protesta dei genitori

Il 26 ottobre 2026 la cooperativa Il Melograno, che gestisce l’asilo nido comunale di Potenza in via Adriatico, ha rimesso al lavoro una educatrice ancora sotto indagine per presunti maltrattamenti. L’operazione è avvenuta in presenza di un avvocato, ma ha subito scatenato una piazza di genitori, i quali hanno deciso di tenere i propri figli a casa e di presentare un esposto alle autorità.

Rientro della educatrice e risposta dei genitori

La sospensione cautelare, disposta il 7 ottobre 2025, era durata esattamente un anno e, alla scadenza, la legge ha riconosciuto il diritto al reintegro della lavoratrice. I genitori, tuttavia, non contestano il diritto legale della dipendente a tornare al posto, ma denunciano l’assenza di garanzie concrete sulla sicurezza dei bambini e sulla tutela delle altre educatrici presenti. In una assemblea spontanea, hanno sottoscritto un esposto rivolto ai carabinieri e alla Procura, chiedendo chiarimenti sul protocollo di sicurezza e sulle misure preventive adottate dopo la sospensione.

Numero di bambini coinvolti e tipologia delle accuse

Le indagini, avviate nel dicembre 2024 a seguito della denuncia di una dipendente della stessa cooperativa, hanno portato a individuare 36 bambini di età inferiore ai tre anni come presunte vittime di offese verbali, schiaffi, calci, pizzichi e violenti scossoni. Complessivamente cinque soggetti sono indagati: le tre educatrici sospese, la cooperativa “Il Melograno” e un responsabile amministrativo. Fino ad oggi non è stata emessa alcuna decisione di archiviazione o rinvio a giudizio; la misura cautelare è scaduta senza alcun giudizio di merito.

Il sindaco Vincenzo Telesca mette in discussione il contratto

Il primo cittadino di Potenza, Vincenzo Telesca, ha reagito con una diffida formale alla cooperativa, chiedendo la consegna immediata di tutta la documentazione relativa al reintegro, ai controlli medici e psico-attitudinali, e all’obbligo di formazione previsto dal capitolato. “La cooperativa aveva inizialmente prospettato di rinviare il reintegro, poi ha cambiato idea. Non ho ricevuto risposta e stiamo valutando la risoluzione del contratto d’appalto”, ha dichiarato il sindaco. La minaccia di rescissione del contratto mette in evidenza le tensioni tra l’amministrazione comunale e la realtà privata che gestisce il servizio educativo.

Posizione della CGIL Potenza

La Funzione Pubblica della CGIL Potenza, rappresentata dalla segretaria Sandra Guglielmi, ha rilasciato una nota in cui si sottolinea la necessità di una soluzione equilibrata. “È fondamentale tutelare i bambini, le famiglie e il diritto del lavoratore a tornare al lavoro, ma anche garantire la continuità educativa”. La sigla sindacale ha evidenziato il ruolo della collega educatrice che ha ricoperto temporaneamente il posto durante la sospensione, chiedendo che il suo incarico a tempo determinato sia mantenuto per non interrompere il legame con i bambini.

Contesto investigativo e prospettive future

L’inchiesta è stata condotta anche grazie a riprese di telecamere nascoste, autorizzate dal magistrato. Le testimonianze raccolte hanno alimentato la sospensione delle tre educatrici, ma la mancanza di una sentenza definitiva mantiene la questione aperta. Nel frattempo, le due educatrici rimanenti hanno ottenuto un periodo di aspettativa, mentre la terza è rientrata al lavoro. La situazione ha suscitato una discussione più ampia sulla gestione dei servizi educativi affidati a cooperative sociali e sulla trasparenza delle procedure di reintegro.

Finché la Procura non renderà una decisione chiara, sia il sindaco sia la CGIL rimangono in una posizione di attesa, con i genitori che continuano a chiedere rassicurazioni concrete. Il caso di Potenza rappresenta un esempio emblematico di come le tensioni tra diritti individuali, sicurezza dei minori e rapporti contrattuali possano sfociare in conflitti pubblici, richiedendo un equilibrio delicato tra legalità e tutela dei più vulnerabili.

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