24 Settembre 2026 ☁ 15°

Parco Nazionale dell’Appennino Lucano: il caso Sellata-Pierfaone e la tutela ambientale

Un investimento di 8 milioni di euro nel cuore del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano è al centro di un’inchiesta per presunte violazioni ambientali. Tra piste da sci e faggete secolari, la sfida di conciliare progresso e conservazione.

Parco Nazionale dell’Appennino Lucano: il caso Sellata-Pierfaone e la tutela ambientale

Nel cuore del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano a ridosso della ZSC “Faggeta di Monte Pierfaone” un progetto di sviluppo turistico si scontra con la tutela ambientale. Il sequestro preventivo dell’area destinata al progetto di Sellata-Pierfaone, disposto dalla Procura di Potenza il 29 agosto, ha bloccato le operazioni di taglio e scavo, sollevando interrogativi sulla compatibilità ambientale dell’intervento.

Il progetto, che prevede la realizzazione di una pista da sci sintetica lunga 480 metri una nuova seggiovia, parcheggi e infrastrutture, è costato un investimento di circa 8 milioni di euro. Tuttavia, l’inchiesta della Procura ipotizza reati di falso ideologicoinquinamento ambientale e violazioni del codice dei beni culturali e del paesaggio tra cui l’abbattimento di 809 piante d’alto fusto in prevalenza faggi, e la realizzazione di opere senza le necessarie autorizzazioni.

Il sequestro e le accuse: un progetto sotto esame

Il decreto di sequestro, depositato il 29 agosto, blocca immediatamente le operazioni di taglio e scavo. Tra le possibili violazioni commesse dai responsabili del progetto, la Procura ha ipotizzato il reato di falso ideologico per induzione, poiché nella documentazione presentata per la valutazione di incidenza ambientale non è stato fatto riferimento al taglio di specie vegetali che è poi stato effettuato su 81 piante all’interno della zona speciale di conservazione.

Tra gli altri reati ipotizzati vi sono la violazione del codice dei beni culturali e del paesaggio per la realizzazione di opere in assenza di autorizzazione paesaggistica preventiva, la violazione della legge sulle aree protette per la realizzazione di una nuova seggiovia all’interno del Parco senza il preventivo nulla osta dell’Ente Parco, la distruzione di bellezze naturali e la violazione urbanistico-edilizia per l’esecuzione di altre opere senza le autorizzazioni necessarie.

Dalla documentazione acquisita dagli inquirenti è emerso che il progetto esecutivo è stato approvato il 6 agosto 2026 quando erano già iniziati i lavori di taglio affidati a tre imprese attraverso procedura diretta. La Soprintendenza non aveva ricevuto la documentazione relativa all’adeguamento alle prescrizioni imposte, né il cronoprogramma dei lavori, né il nominativo dell’archeologo incaricato. L’Ufficio Pianificazione e Paesaggio della Regione Basilicata aveva espresso una valutazione preliminare critica sul tracciato della nuova seggiovia, suggerendo soluzioni alternative.

La valutazione di incidenza ambientale: dubbi e criticità

Il progetto ha ottenuto nel giugno 2026 un esito favorevole dello screening della Valutazione di incidenza (VIncA). Tuttavia, lo screening non è una VIncA appropriata in formato ridotto, ma un filtro preliminare attraverso il quale si deve stabilire, sulla base di dati scientifici oggettivi, se un’incidenza significativa possa essere esclusa. Quando questa certezza non c’è, la procedura deve proseguire.

È quindi necessario conoscere nel dettaglio l’istruttoria: quali habitat sono stati analizzati, quali specie considerate, quali effetti diretti e indiretti valutati, quali impatti cumulativi presi in esame e, soprattutto, come siano stati considerati i 951 abbattimenti previsti. Non è sufficiente dire che le opere sono fuori o al margine della ZSC. La normativa europea impone di valutare anche gli effetti che un progetto può produrre sul sito protetto.

Una faggeta del resto, non è un deposito di legname da sostituire con altre piantine. È un ecosistema. Un albero adulto non può essere semplicemente “rimpiazzato” da un giovane esemplare senza considerare le funzioni ecologiche, il suolo, il microclima, la continuità forestale e le specie che dipendono da quell’habitat.

Sviluppo e legalità: la sfida di conciliare progresso e conservazione

Le ricadute economiche, il turismo e la destagionalizzazione sono obiettivi legittimi. Ma non possono diventare una scorciatoia per comprimere la tutela ambientale o per considerare la valutazione d’impatto un semplice passaggio burocratico. La Costituzione dopo la riforma dell’articolo 9, parla chiaro: la Repubblica tutela ambiente, biodiversità ed ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. E l’articolo 41 stabilisce che l’iniziativa economica non può svolgersi arrecando danno all’ambiente.

È questo il punto “politico” ed istituzionale che la vicenda Sellata-Pierfaone pone con forza: sviluppo e legalità non sono valori alternativi. E ambiente e sviluppo non sono nemici. Se un’opera è sostenibile, lo si dimostri attraverso atti, dati e valutazioni solide. Se esistono alternative meno impattanti, siano valutate. Se la procedura presenta lacune, vengano corrette prima che il danno diventi irreversibile.

Il sequestro sarà valutato dalla magistratura nei suoi profili penali. Ma sul piano pubblico resta una responsabilità che non può essere delegata: rendere trasparenti gli atti e verificare fino in fondo la correttezza delle procedure. Perché la vera domanda non è quanto potrà rendere una pista da sci, bensì se per realizzarla sia stato fatto tutto ciò che la legge richiede per proteggere un patrimonio che non appartiene soltanto a chi oggi decide.

Continua sull'app Le notizie della tua città, in tempo reale.
Apri nell'app

Potenza adesso

QUALITÀ ARIA
Buona
NO₂ 3 µg/m³
SOLE OGGI
↑ 06:45 · ↓ 18:53
Durata giorno 12h 07'
ACCADUTO OGGI
Curiosità storiche legate al 24 Settembre