Nel 2010, la Regione Basilicata investì 18 milioni di euro in un progetto ambizioso: la creazione di un centro di eccellenza per la formazione e l’innovazione presso la Sata di Melfi. Questo progetto, noto come la fabbrica dei talenti avrebbe dovuto essere un polo di attrazione per giovani laureati e diplomati, offrendo loro opportunità di formazione avanzata e ricerca. Tuttavia, a distanza di 16 anni dall’investimento e 9 dalla consegna degli impianti, il progetto sembra essere svanito nel nulla, lasciando dietro di sé un sito abbandonato e molte domande senza risposta.
Un progetto ambizioso e i suoi finanziamenti
Il progetto prevedeva la creazione di un Campus dotato di impianti all’avanguardia, finanziato per 15 milioni di euro dalla Regione Basilicata e per 3 milioni di euro da altre fonti. Inoltre, era previsto un corso di formazione per 20 laureati e 10 diplomati con un finanziamento aggiuntivo di 900 mila euro. I partecipanti al corso avrebbero indossato una felpa nera con la scritta Academy simbolo di un progetto che prometteva di formare i talenti del futuro.
La consegna degli impianti e il silenzio che segue
Gli impianti del Campus furono consegnati alla Fiat nel 2017 dopo un laborioso appalto del Comune di Melfi. Tuttavia, nonostante l’investimento iniziale e le promesse, il progetto sembra essere stato abbandonato. A distanza di anni, quasi nessuno si chiede cosa sia stato fatto, cosa sia stato ricercato e innovato nel sito. Tutto è coperto da una nuvola di segretezza e di spreco evidente.
La situazione attuale e le nuove delibere
Nei giorni scorsi, una nuova delibera è stata approvata con un finanziamento denominato Innotec di 2,1 milioni di euro destinato a rigenerare immobili e formare giovani. Tuttavia, questa nuova iniziativa sembra essere un tentativo di rianimare un progetto che ha già fallito una volta. Intanto, la fabbrica di Melfi si svuota: circa 3500 lavoratori si sono dimessi con incentivi, e altri si preparano a seguire lo stesso percorso dopo gli accordi sindacali e i tentativi di reindustrializzazione. Al netto di queste cifre, lo stabilimento potrebbe ridursi a 3000/3500 unità con un forte ridimensionamento dei fornitori esterni che inciderà sul complesso degli occupati.
Il silenzio delle istituzioni e delle aziende
Su questa vicenda regna un silenzio assoluto da parte di Stellantis della Regione Basilicata del Comune di Melfi e dei sindacati. Per non parlare della Api-Bas che dovrebbe gestire le aree industriali, recuperare capannoni e aziende chiuse, e attrarre investimenti, ma che ora si occupa di bollette del gas e subappalti dei servizi informatici. Gli uffici della Regione che si sono occupati del Campus, dei finanziamenti accordati e delle convenzioni scadute, non muovono un dito per un diverso utilizzo della struttura.
La necessità di un’intervento urgente
Tocca alla Corte dei Conti una iniziativa per valutare i danni erariali, mentre il Consiglio regionale non affronta un così evidente caso di distruzione di risorse pubbliche. È urgente una qualche azione delle parti sociali per il riutilizzo del capannone e degli impianti prima che i soggetti criminali che si nutrono di furti di rame, in questo caso anche di macchinari e tecnologie, entrino in azione nel capannone per fare bottino. Questa vicenda illumina il quadro delle incapacità dei governi ad affrontare la ristrutturazione del comparto e dell’assenza totale di politica industriale e di vere vertenze sindacali. Pietro Simonetti Cseres ha sottolineato come questa situazione rifletta una mancanza di visione e di azione concreta.



