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Milano, Torino e Bologna: scontri con la polizia e proteste

Milano e altre città italiane sono state teatro di violenti scontri tra manifestanti e polizia, con lanci di bombe carta, incendi e saccheggi, mentre le autorità chiedono ferme condanne.

Milano, Torino e Bologna: scontri con la polizia e proteste

Nel pomeriggio di ieri le principali città italiane hanno visto una serie di manifestazioni che hanno rapidamente degenerato in veri e propri scenari di violenza urbana. Da Milano a Torino, passando per Bologna e Roma, gruppi di giovani hanno sfidato le forze dell’ordine lanciando bombe di carta incendiando baricade improvvisate e saccheggiando veicoli delle autorità. La tensione è scaturita dalla crescente frustrazione verso le politiche economiche e dal dibattito sul diritto di manifestare pacificamente.

Scontri in piazza Duomo e periferia di Milano

Nel cuore di Milano, intorno al corteo sciolto in Cordusio centinaia di manifestanti si sono frammentati in gruppetti che hanno invaso il sagrato del Duomo. La polizia, impiegando lacrimogeni e micro-cariche di alleggerimento è stata bersagliata da lanci di transenne, porfido e bombe di carta. In tre riprese sequenziali, i manifestanti hanno assalito la posta di polizia al centro della piazza, costringendo le forze a ritirarsi e provocando il saccheggio di un’auto dei Carabinieri e il danneggiamento di furgoni blindati.

Interventi della polizia a Milano

Le forze dell’ordine, vestite in tenuta antisommossa, hanno dovuto ricorrere a cariche di alleggerimento per contenere la folla. Le transenne sono state spezzate, le vetrate di edifici storici hanno subito danni e i passanti hanno corruttamente assistito a una pioggia di proiettili di gomma e lacrimogeni. Alcuni giovani hanno incendiato una zona vicino al monumento equestre, mentre in Via Broletto sono stati lanciati fuochi pirotecnici. Alcuni arresti sono stati effettuati, ma molti partecipanti sono riusciti a sfuggire.

Contagi di violenza a Torino, Bologna e altre città

Il fenomeno si è replicato a Torino, dove nel corso di una manifestazione contro il caro vita i manifestanti hanno creato una “parapiglia” con gli stessi organizzatori, costringendo alcuni giovani a rimuovere i cappucci e a sfilare scoperti. In Via Po, un gruppo di incappucciati è stato bloccato mentre cercava di superare la testa del corteo, arrivando persino a lanciare una bottiglia contro i reparti di polizia in piazza Vittorio Veneto.

A Bologna, i giovani hanno assaltato la stazione di Bologna, utilizzando idranti e lacrimogeni contro le forze dell’ordine, gettando a terra decine di biciclette Mobike e incendiando cassonetti. In Piazza Medaglie d’Oro le forze di ordine hanno risposto con micro-cariche e lanci di proiettili, spingendo la protesta verso i viali circostanti. Anche a Torino, Bologna, Verona e Treviso si sono registrati atti di vandalismo, con incendi a cassonetti e ostaggi di veicoli di polizia.

Reazioni istituzionali e richieste sindacali

Di fronte a questi avvenimenti, il governo ha emesso una dura dichiarazione. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni ha ricordato che “manifestare è un diritto, distruggere le nostre città no” e ha invitato le opposizioni a condannare senza ambiguità le violenze, denunciando i “teppisti” che sfruttano le manifestazioni per seminare caos. Il vicepremier Antonio Tajani ha aggiunto che il silenzio delle forze politiche equivale a una giustificazione delle violenze.

Parallelamente, la CGIL ha annunciato uno sciopero generale per il 20 novembre, chiedendo aumenti salariali, una fiscalità più progressiva e maggiori investimenti in sanità e istruzione. Gli studenti, organizzati da collettivi come OSA, hanno tenuto il “No Meloni Day”, con scontri davanti al Ministero dell’Istruzione, lanci di bombe carta e la caduta di sagome di Meloni e del ministro Valditara appese a testa in giù. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e il vicepremier Matteo Salvini hanno condannato le violenze, mentre alcuni docenti hanno mostrato solidarietà agli studenti, alimentando ulteriormente il dibattito.

Le autorità hanno richiesto una risposta unitaria, ma la realtà dei fatti segnala una diffusione di scontri che sembra difficilmente contenibile senza un dialogo più ampio e misure di contenimento del disordine pubblico.

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