Il 13 è stata approvata la legge n. 6 che istituisce la Giornata nazionale di memoria per gli Internati Militari Italiani (IMI). Il provvedimento riconosce il valore della scelta di rifiuto compiuta da più di 650.000 soldati dopo l’8 settembre 1943, quando negavano di servire nella Repubblica Sociale Italiana e venivano deportati nei lager nazisti. In Basilicata, circa 4.000 di quei militari provenivano da comuni della regione, molti da Melfi.
Per dare una dimensione concreta a quel ricordo, la ANPI Melfi ha ideato, insieme al Comune di Melfi e all’ANCI Basilicata un progetto triennale che ha coinvolto le scuole locali. L’obiettivo era trasformare la memoria in azione facendo sì che le nuove generazioni potessero “coltivare” quel passato attraverso l’arte, il teatro e un permanente segno architettonico.
La cerimonia del 22 settembre 2026 a Melfi
Il 22 settembre 2026 la cittadinanza di Melfi si è radunata nella piazza principale per una manifestazione di profonda commozione. Alle ore 11:00 i suoni di una tromba hanno anticipato il minuto di silenzio, osservato simultaneamente in tutti i 131 comuni lucani che hanno fatto suonare i campanili e, dove possibile, issare le bandiere a mezz’asta. Tra i presenti c’erano rappresentanti dell’Arma dei Carabinieri, della Polizia di Stato e della Guardia di Finanza, ma anche numerosi cittadini, associazioni e gruppi culturali, tutti uniti nel rendere omaggio a chi aveva detto “NO” al nazifascismo.
Il momento clou è stato lo svelamento della stele commemorativa posizionata in un luogo di visibilità centrale. La cerimonia si è conclusa con la frase emblemática: “Per tutti gli IMI d’Italia, per ogni sofferenza patita nei lager, per ogni giorno di fame e per ogni ‘NO’ pronunciato con coraggio: Melfi non dimentica.” Un richiamo a far vivere quel ricordo come radice della democrazia e impegno per la pace.
Un percorso didattico triennale che ha dato vita alla stele
L’idea è nata dal team della Sezione ANPI di Melfi che ha stipulato un protocollo d’intesa con l’I.I.S. “Federico II di Svevia”. Durante tre anni, gli alunni dei percorsi Scientifico e Classico hanno studiato a fondo quel capitolo della storia italiana definito dalla storiografia come “resistenza senza armi”. Le ricerche, i dibattiti e le interviste con storici hanno alimentato la componente creativa del progetto.
Parallelamente, gli studenti del Liceo Artistico “Mario Festa Campanile” hanno tradotto le loro conoscenze in un’opera d’arte. Con il supporto dei docenti, hanno progettato e realizzato la stele commemorativa curandone forma, materiale e iscrizioni. Il risultato è un elemento architettonico che, secondo gli ideatori, rappresenta memoria viva per le generazioni future.
Lo spettacolo teatrale dei licei scientifico e classico
Il progetto non si è limitato all’aspetto materiale. Gli alunni dei licei Scientifico e Classico hanno scritto e messo in scena una rappresentazione teatrale che ricostruiva le vicende di alcuni IMI provenienti da Melfi. La messa in scena, durata circa un’ora, ha alternato testimonianze documentate a monologhi emozionali, mostrando la durezza della vita nei lager, il lavoro coercitivo, la fame e, soprattutto, la dignità di chi aveva scelto di non collaborare con il regime. Il teatro è stato quindi il veicolo con cui i giovani hanno metabolizzato la memoria storica, rendendola comprensibile ai loro coetanei.
Il valore simbolico della stele e la risonanza regionale
La stele di Melfi non è solo un monumento: è un punto di riferimento per l’intera Basilicata. L’invito rivolto ai 131 comuni regionali a osservare, il 20 settembre alle 11:00, un minuto di silenzio ha trasformato la cerimonia locale in un gesto di unità regionale. La collaborazione tra ANPI, amministrazione comunale, ANCI e le istituzioni scolastiche dimostra come la memoria possa diventare un progetto condiviso, capace di far parlare il territorio.
Riferirsi ai più di 650.000 militari internati significa restituire loro un nome, una storia e una dignità finora emarginate. È anche l’occasione per spiegare ai giovani che la storia non è soltanto fatta di battaglie grandiose, ma di scelte individuali compiute in condizioni estreme. Con la stele, Melfi spera di mantenere vivo quel messaggio, affinché ogni “NO” coraggioso rimanga un monito permanente per le future generazioni.



