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Blocco di camion e trattori minaccia scorte e prezzi al consumo

Le protesti del Sud minacciano di spegnere gli scaffali dei supermercati, spingendo il governo a cercare soluzioni rapide.

Blocco di camion e trattori minaccia scorte e prezzi al consumo

Da diversi giorni i autotrasportatori e gli agricoltori del Mezzogiorno hanno avviato una serie di manifestazioni contro l’aumento del prezzo del carburante. La protesta, nata in Puglia e in Calabria, si è rapidamente propagata anche in Sicilia, Basilicata e Campania, coinvolgendo porti, svincoli autostradali e aree industriali. L’azione è sostenuta da numerose associazioni di categoria e dalla Federazione regionale della logistica che coordinano le iniziative sul territorio.

Nel frattempo, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha fissato un incontro per il 27 ottobre, alle 16:00, nella sua sede centrale. All’evento saranno presenti rappresentanti della presidenza del Consiglio dei ministri del Ministero dell’Economia e delle Finanze e del Ministero delle Imprese e del Made in Italy con l’obiettivo di definire misure urgenti per contenere la crisi.

Blocchi e fermate nei principali snodi del Sud

In Calabria la mobilitazione è iniziata intorno a mezzanotte, con 17 iniziative organizzate dalla Federazione regionale della logistica. I camionisti hanno accodato i mezzi lungo la A2, nei pressi di Gioia Tauro e dell’aeroporto di Lamezia Terme, occupando gli svincoli di Falerna (Catanzaro) e Sant’Onofrio (Vibo Valentia). Sebbene non vi siano veri e propri blocchi, la presenza dei veicoli restringe notevolmente la carreggiata, rallentando il traffico merci. In Puglia, invece, le code si sono tradotte in veri stoppaggi, mentre in Sicilia i camion rimarranno parcheggiati nei piazzali fino al 20 ottobre, come deciso dal Comitato trasportatori dell’isola.

In Basilicata, le manovre si sono concentrate lungo la statale Jonica e nei pressi di Potenza, dove i distributori hanno già affisso cartelli che segnalano l’esaurimento delle scorte di carburante. A Taranto, la chiusura della raffineria ENI e le proteste degli ex operai dell’ILVA hanno impedito l’accesso delle autocisterne, aggravando la carenza su tutto il territorio meridionale.

Rischi per la catena di approvvigionamento e pressioni inflazionistiche

Il blocco simultaneo di trattori e camion mette a dura prova la catena alimentare. Secondo le stime, entro 24-48 ore i supermercati e i mercati rionali potranno ritrovarsi senza prodotti freschi come frutta, verdura, carne e latticini. L’80% delle imprese agricole siciliane non riuscirà a movimentare merci né a scaricarle dai navi, con conseguente deperimento di prodotti deperibili e perdite finanziarie per gli agricoltori.

La riduzione dell’offerta, insieme all’aumento delle accise e dei costi del diesel potrebbe innescare una spirale inflazionistica. I prezzi al dettaglio dei beni di prima necessità potrebbero salire rapidamente, mentre le esportazioni del Made in Italy rischiano di subire ritardi, spingendo i mercati esteri verso concorrenti come Spagna, Grecia o Nord-Africa.

Interventi istituzionali e proposte emergenziali

Il governo sta valutando una serie di provvedimenti per mitigare l’emergenza. Tra le ipotesi figurano la riduzione temporanea delle accise sui carburanti per i mezzi pesanti, crediti d’imposta sul carburante per agricoltori, sconti all’ingrosso da parte dei fornitori di energia e finanziamenti agevolati per le aziende colpite. Inoltre, si stanno esaminando sgravi sui contributi previdenziali e proroghe per le imprese agricole, così come la possibilità di concedere liquidità immediata alle realtà più colpite.

Il 27 ottobre rappresenta la data critica in cui le autorità dovranno decidere se le misure proposte saranno sufficienti a placare le proteste o se la situazione evolverà in una forma più radicale di ribellione. Nel frattempo, le amministrazioni regionali, come la Basilicata, stanno già attuando le proprie prerogative per garantire la continuità dei servizi essenziali.

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