Stellantis, il gigante dell’automobile, ha confermato il suo impegno verso l’Italia con un piano di investimenti ambizioso. Antonio Filosa, CEO del gruppo, ha presentato davanti alle Commissioni Attività produttive della Camera e Industria del Senato un piano che prevede 5 miliardi di investimenti in innovazione nei prossimi 5 anni, dopo il miliardo già investito nel 2026. Questo piano, che fa parte del Piano Italia è stato presentato lo scorso anno dall’ingegner Elkann e rappresenta un passo significativo per il futuro dell’industria automobilistica italiana.
Investimenti e risultati positivi
Filosa ha ricordato la figura di Sergio Marchionne ex CEO di Fiat Chrysler, e ha passato in rassegna i numeri positivi dell’ultimo anno. Nei primi 5 mesi del 2026, le immatricolazioni in Italia sono aumentate del 16%, così come la produzione negli stabilimenti italiani. Questi risultati positivi sono il frutto di un dialogo costante con sindacati, filiera e governo, che ha permesso di rispettare e superare gli impegni presi.
Stellantis ha anche confermato 7 miliardi di euro all’anno di acquisti dalla filiera italiana, un segnale forte del suo impegno verso il tessuto industriale del Paese. Inoltre, il gruppo ha annunciato investimenti per oltre un miliardo di euro nello stabilimento di Atessa, dove sarà prodotta la nuova generazione di veicoli commerciali di grandi dimensioni. Questo investimento si aggiunge ai 5 miliardi già previsti per la ricerca e sviluppo in Italia entro il 2030.
Nuovi modelli e sfide produttive
Tra i nuovi modelli in arrivo, spicca la nuova Alfa Romeo che sarà prodotta a Melfi entro il 2028. Questo modello si aggiungerà agli altri 4 lanci già in corso: Ds8, ds7, Lancia Gamma e Jeep Compass. La Jeep Compass, in particolare, dovrebbe fare da traino nello stabilimento lucano, contribuendo alla risalita produttiva iniziata all’inizio di quest’anno.
Tuttavia, non mancano le sfide. I lavoratori e i sindacati di Melfi hanno espresso dubbi sulla tipologia di modelli, tutti del segmento medio-alto, e sul loro impatto occupazionale. L’alto costo dei modelli potrebbe non garantire più lavoro per tutti e la crisi e il ricorso alla Cassa integrazione restano una preoccupazione costante per la classe operaia.
Energia e competitività
Un altro punto critico è il costo dell’energia. Nel primo trimestre del 2026, il costo dell’energia elettrica in Italia è stato di 205 euro a megawattora contro i 90 euro in Spagna e i 100 in Francia. Questo divario competitivo è un ostacolo significativo per l’industria automobilistica italiana. Filosa ha riconosciuto che le misure energetiche del Governo italiano vanno nella giusta direzione, ma necessitano di una rapida attuazione.
Filosa ha anche richiesto una maggiore flessibilità del lavoro, in linea con le esigenze operative contemporanee, come è stato fatto in Spagna. Questa flessibilità dovrebbe gratificare e tutelare le persone ma anche consentire di allineare produzione, mercato e dinamiche esterne. Inoltre, ha sottolineato l’importanza di una politica industriale europea fondata sul principio del Made in Europe chiedendo però che eventuali obblighi relativi alla produzione europea delle celle per batterie vengano introdotti solo dopo il 2030.
Tuttavia, le sfide energetiche e occupazionali rimangono critiche e richiedono l’impegno di tutti: istituzioni, sindacati e filiera. Solo con un contributo congiunto si potrà garantire un futuro prospero per l’industria automobilistica italiana.


