Il 18 maggio 2026 la segreteria nazionale della Cisl si è recata a Melfi per un incontro con i delegati della FIM Cisl e con i rappresentanti locali, in un clima segnato da preoccupazione ma anche da richieste chiare. La delegazione, guidata dalla segretaria generale Daniela Fumarola insieme al segretario della Fim, Ferdinando Uliano, ha posto al centro del dibattito il futuro dello stabilimento di Melfi e dell’intera filiera dell’automotive lucana.
Nel corso della mattinata è emersa con forza l’attesa per il 21 maggio, giorno nel quale il CEO Antonio Filosa presenterà il nuovo piano industriale del gruppo. I sindacati hanno chiesto che il documento contenga impegni concreti: conferma degli stabilimenti italiani, nuove assegnazioni produttive e investimenti aggiuntivi che diano una prospettiva durevole ai lavoratori diretti e all’indotto.
Le priorità illustrate dai delegati
Durante l’attivo dei delegati è stata ribadita l’importanza strategica dello stabilimento Stellantis di Melfi non solo per la Basilicata ma per l’intero Mezzogiorno. I rappresentanti sindacali hanno ricordato che dietro le scelte industriali ci sono famiglie e comunità il cui benessere dipende dalla continuità produttiva. È stato sottolineato come sia necessario assicurare stabilità contrattuale, salariale e prospettive occupazionali che evitino ricadute negative sull’economia locale e sui fornitori.
Le richieste concrete in vista del piano
Tra le richieste principali figurano la conferma delle produzioni assegnate a Melfi, un piano dettagliato di rafforzamento con nuovi investimenti e assegnazioni produttive e il riconoscimento del ruolo dell’indotto nel mantenimento della filiera. La leadership della Cisl ha insistito sulla necessità di una collaborazione sistemica tra impresa, governo e organizzazioni sindacali per fronteggiare un contesto internazionale sempre più complesso e per non perdere alcuna parte della catena produttiva legata a Stellantis.
La protesta dell’indotto e il presidio permanente
Parallelamente all’assemblea sindacale, i lavoratori di aziende fornitrici come Pcm e Brose hanno mantenuto un presidio permanente a tutela dei posti di lavoro. La segretaria generale ha visitato il presidio e ha definito la presenza della tenda come un «segno di sofferenza» che richiede risposte tempestive e concrete. Il presidio testimonia come le ricadute di eventuali riduzioni produttive si riflettano immediatamente su piccole e medie imprese dell’area.
Impatto sull’economia locale
L’attenzione è rivolta non solo ai circa dipendenti diretti, ma anche a tutte le figure che compongono l’ecosistema produttivo: fornitori, appaltatori e servizi collegati. I sindacati hanno evidenziato che perdere commesse o ridurre l’attività a Melfi significherebbe indebolire l’intera rete economica della Basilicata, con effetti a catena sul mercato del lavoro e sulle prospettive di sviluppo regionale.
Il confronto con la direzione dello stabilimento
Al termine dell’iniziativa la delegazione della Cisl e della Fim Cisl è stata ricevuta all’interno dello stabilimento dal direttore del plant di Melfi, Luigi Barbieri, per un confronto sulle condizioni produttive e sulle prospettive immediate. L’incontro ha rappresentato un’occasione per ribadire le priorità sindacali e richiedere trasparenza sulle scelte che saranno illustrate il 21 maggio. La richiesta comune è che il piano contempli misure di rafforzamento e tutele per i lavoratori e l’indotto.
In chiusura, la posizione espressa dalla segreteria della Cisl è un appello alla responsabilità collettiva: serve una strategia condivisa per garantire occupazione stabile e investimenti sul territorio. Il futuro dello stabilimento e quello dell’ecosistema produttivo della Basilicata restano quindi al centro del dibattito, in attesa delle decisioni che il gruppo illustrerà il giorno stabilito.


