Il lunedì 19 ottobre gli alunni del liceo scientifico Gramsci hanno chiuso a chiave i cancelli dell’istituto, dando il via a una serie di occupazioni che ha rapidamente coinvolto altri undici centri di istruzione nella capitale toscana. L’azione è nata come risposta a quello che gli stessi ragazzi descrivono come una politica di continuità della guerra a scapito della scuola, con una riduzione dei fondi prevista per il triennio 2026-2028.
In poche ore la protesta si è estesa a una decina di istituti: Alberti-Dante, Castelnuovo, Da Vinci, Duca d’Aosta, Galileo-Michelangiolo, Machiavelli-Capponi, Meucci, Pascoli, Peano, Porta Romana e Rodolico. La sede secondaria del Buontalenti è anch’essa risultata occupata, segno che la mobilitazione supera il semplice gesto simbolico per diventare un vero e proprio sit-in diffuso su tutto il territorio cittadino.
Le occupazioni si moltiplicano nei vari istituti
Ogni scuola ha visto l’ingresso di gruppi di studenti armati solo di cartelli, microfoni e manifesti che elencano le loro pretese. Gli alunni hanno disposto le aule in modo da impedire le attività didattiche, lasciando libera la palestra o i corridoi principali per le assemblee. I documenti prodotti a supporto delle rivendicazioni sono stati diffusi online, sottolineando che la protesta non è isolata ma parte di una più ampia ondata di discontento giovanile che ha già interessato anche Napoli e altre province del Sud.
Motivi della mobilitazione: tagli, degrado e politiche controverse
Il comunicato degli occupanti cita una riduzione di circa 620 milioni di euro destinati al sistema scolastico nei prossimi tre anni. Secondo gli studenti, questa contrazione mette a rischio la sicurezza delle strutture: aule che si allagano con la pioggia, infestazioni di insetti, presenza di ratti, muffa, tubature rotte, termostati assenti o danneggiati, e l’impossibilità di garantire l’accessibilità alle persone con disabilità. Inoltre, denunciano la precarietà del corpo docente, la carenza di personale di supporto e la mancanza di materiali didattici adeguati.
Le richieste vanno oltre il finanziamento: gli studenti si oppongono al tetto massimo di alunni stranieri introdotto dal governo, al disegno di legge Valditara sull’educazione sessuo-affettiva e alla normativa sull’alternanza scuola-lavoro, considerati strumenti che penalizzano ulteriormente il diritto allo studio.
Domande avanzate dagli studenti
Tra le richieste avanzate troviamo: aumentare la spesa pubblica per la scuola, destinare fondi urgenti alla messa in sicurezza e alla manutenzione degli edifici, tagliare i finanziamenti destinati al riarmo, eliminare il tetto agli alunni stranieri in ogni classe, introdurre programmi di educazione sessuo-affettiva gestiti da esperti e abolire i percorsi obbligatori di alternanza scuola-lavoro. Gli occupanti sottolineano che la loro lotta è strettamente collegata al più ampio dibattito sul caro vita, le disuguaglianze e la mancanza di risorse per sanità, casa e welfare.
Reazioni istituzionali e prospettive future
La sindaca di Firenze, Sara Funaro, ha dichiarato che l’amministrazione monitorerà costantemente la situazione e collaborerà con i livelli regionali e nazionali. Ha condannato gli episodi di violenza verificatisi in altre città, ribadendo la necessità di distinguere le proteste pacifiche dalle azioni violente, e ha invitato le istituzioni a “ascoltare” i giovani. Parallelamente, è in programma una manifestazione a Castel Volturno contro i centri di permanenza per il rimpatrio, mentre il 30 ottobre è previsto uno sciopero nazionale che vedrà la partecipazione di studenti, sindacati e lavoratori, con l’obiettivo di spingere il governo a rivedere le proprie politiche di spesa.
Nel frattempo, la situazione nelle scuole occupate resta incerta: alcune istituzioni hanno avviato il dialogo, altre hanno richiesto il ripristino delle attività didattiche. Gli studenti hanno assicurato che la mobilitazione continuerà finché non otterranno risposte concrete, evidenziando come la loro battaglia per un’istruzione dignitosa sia strettamente collegata al futuro del Paese.



