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Mobilitazione Cia Basilicata a Roma per il caro costi

La delegazione della Cia Basilicata, guidata da Leonardo Moscaritolo, ha manifestato davanti al Parlamento a Roma sottolineando rincari dei costi e perdite di reddito per le imprese agricole.

Mobilitazione Cia Basilicata a Roma per il caro costi

Una rappresentanza della Cia Basilicata ha preso parte a una nuova giornata di mobilitazione nazionale a Roma, radunandosi davanti al Parlamento per portare all’attenzione pubblica la grave situazione economica che sta colpendo molte aziende agricole lucane. A guidare la delegazione sono stati il presidente Leonardo Moscaritolo il vicepresidente Giuseppe Stasi e il direttore regionale Donato Campolieti che hanno denunciato come i rincari e i costi fuori controllo stiano mettendo il comparto in una condizione di forte rischio.

Presidio a Roma davanti al Parlamento e richieste della Cia

Dal palco e dalla piazza è stato lanciato un appello per interventi concreti: la Cia-Agricoltori Basilicata chiede misure che contrastino il caro costi e tutelino la sostenibilità delle imprese. I dirigenti hanno sottolineato che si tratta di una delle crisi più acute dal dopoguerra e che, in alcuni casi, agricoltori hanno deciso di mettere in vendita le aziende o di affittare terreni per impianti fotovoltaici. La mobilitazione sottolinea l’urgenza di risposte a livello nazionale e regionale, dato il ruolo dell’agricoltura come presidio economico e sociale nelle aree interne della regione.

Richiame alle istituzioni europee e nazionali

Nel corso della manifestazione è stato ricordato il ruolo della PAC e l’importanza che le promesse della presidente von der Leyen si traducano in impegni pratici: la richiesta è che le politiche comunitarie non riducano il sostegno a chi produce il cibo. La Cia ha ribadito che è necessario passare dalle parole a interventi verificabili e tempi certi, affinché le aziende non siano lasciate a fronteggiare da sole aumenti dei costi che erodono i margini.

Dati della filiera: rincari per i consumatori e cadute per i produttori

La delegazione ha presentato numeri che evidenziano uno squilibrio tra prezzi all’origine e prezzi al dettaglio. L’inflazione, riportata al 4,2%, e l’aumento dei prezzi degli alimentari freschi del 5,5% fotografano una pressione sui consumatori, mentre i ricavi per i produttori mostrano forti contrazioni: -50% per l’olio extravergine d’oliva, -30% per le susine, -25% per albicocche e uva da tavola, -24% per il latte spot, -22% per pesche e pere, -15% per le mele e -5% per il pollo. Questo differenziale mette in luce come, nonostante i rincari al consumo, molti agricoltori vedano calare i propri introiti.

Confronto tra prezzi all’origine e al consumo

Alcuni esempi citati durante la mobilitazione rendono evidente la forbice: le carote sono passate da 0,28 euro al chilo alla produzione a 1,46 euro al consumo (+421%); l’uva da tavola da 0,58 a 2,99 euro al chilo (+416%); le melanzane da 0,62 a 2,75 euro (+344%); le pesche da 0,74 a 2,88 euro (+290%). Questi scarti segnalano un problema strutturale nella distribuzione del valore lungo la filiera.

Impatto dei rincari energetici e delle materie prime sui costi aziendali

Un elemento centrale della protesta riguarda il caro gasolio agricolo e l’incremento dei prezzi dei fattori produttivi. Dati citati dalla delegazione indicano aumenti significativi: i carburanti agricoli sono cresciuti del 40% rispetto all’anno precedente, i fertilizzanti del 12%. Per le famiglie, nello stesso confronto, il gasolio per autotrazione è aumentato del 27% la benzina del 16% e le spese legate a casa, acqua, elettricità e gas del 9%.

Guardando al periodo antecedente ai conflitti che hanno segnato l’ultimo quinquennio, la delegazione ha richiamato come il gasolio agricolo sia passato da livelli di 0,48-0,70 euro al litro a valori compresi tra 1,50 e 1,70 euro, con rincari fino al 143%. I concimi e i fertilizzanti hanno visto aumenti variabili compresi tra il 40% e il 100% a seconda delle tipologie, mettendo ulteriore pressione sui bilanci aziendali.

La Cia Basilicata ha avvertito che, in una regione con vaste aree interne e forte dipendenza dai trasporti, l’aumento dei costi operativi può compromettere la sostenibilità economica delle imprese agricole, riducendo ulteriormente i margini e mettendo a rischio la continuità produttiva. Per questo motivo la mobilitazione, oltre a denunciare i numeri, pretende risposte concrete e verificabili dagli enti competenti, a tutela di produttori e consumatori.

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