Il pediatra Italo Farnetani, noto nel territorio aretino per il suo impegno nella nutrizione infantile, ha lanciato una proposta che sta alimentando il dibattito pubblico: rimuovere la carne di maiale dai menù delle mense scolastiche. L’obiettivo, secondo il professionista, non è la salute – che resta comunque importante – ma la capacità della tavola di unire tutti i bambini, indipendentemente dalle loro tradizioni religiose o culturali.
Perché eliminare il maiale favorisce l’inclusione
Farnetani sostiene che, quando in una classe sono presenti alunni musulmani, ebrei o appartenenti ad altre confessioni che proibiscono il consumo di maiale, la presenza di questo alimento nel menu obbliga a gestire pasti differenziati. Questo, spiega, può accentuare la percezione di “chi può e chi non può”. “Mettere il maiale in mensa equivale a dividere i bambini a tavola”, afferma il pediatra, aggiungendo che è più semplice fornire a tutti lo stesso piatto, così da evitare etichette di appartenenza.
Alternative locali e gusti dei più piccoli
Il medico elenca le proposte culinarie che, a suo avviso, soddisfano i gusti dei più giovani senza ricorrere al prosciutto. Polpette, hamburger, pasta al ragù senza salsiccia, ricotta, parmigiano reggiano e pomodoro compaiono nella lista. Per i più dolci, la crostata di Nutella resta il preferito. “Se un bambino ha bisogno di un panino con prosciutto, può portarlo da casa”, precisa Farnetani, “ma la mensa dovrebbe offrire piatti che tutti possano mangiare insieme”.
Reazioni istituzionali: il caso del Friuli Venezia Giulia
L’idea di bannare il maiale non è priva di opposizioni. L’assessore regionale alla Salute del Friuli Venezia Giulia, Riccardo Riccardi, ha ribadito che le linee guida regionali per la ristorazione scolastica sono basate esclusivamente su criteri nutrizionali e non su motivi religiosi o culturali. Secondo Riccardi, il prosciutto e la carne suina non sono vietati, ma il loro consumo deve essere “occasionale” e limitato per motivi di salute.
Riccardi ha inoltre sottolineato che le richieste diete particolari per ragioni etiche o religiose sono gestite tramite specifiche procedure, senza influenzare il menu ordinario. Le direttive regionali, quindi, raccomandano di privilegiare i prodotti locali, la stagionalità e le tradizioni alimentari del territorio, ma non impongono l’esclusione di alcun ingrediente.
Tradizioni natalizie: simboli di coesione o di divisione?
Nel corso dell’intervista, Farnetani è stato interrogato su simboli come l’albero di Natale, il presepe e il crocifisso nelle aule. Il pediatra ha risposto in maniera conclusiva: “Questi simboli non devono essere rimossi”. Secondo lui, la presenza di tradizioni natalizie favorisce l’identificazione dei nuovi arrivati con il gruppo di pari, soprattutto se il resto della comunità vive questi momenti fuori dalla scuola. “Se i bambini vedono il presepe a casa ma non a scuola, il messaggio è incoerente”, afferma.
Farnetani ritiene dunque che la scuola debba promuovere l’inclusione dal piatto fino alle luci di Natale, garantendo un contesto in cui tutti i bambini possano condividere cibo e cultura senza sentirsi esclusi.



