Sabato 17 ottobre la capitale ha ospitato una delle più importanti mobilitazioni di quest’anno: la manifestazione nazionale denominata Via Maestra. Organizzata dalla CGIL insieme a oltre cento realtà laiche e cattoliche, la protesta è partita da Piazza della Repubblica alle ore 13.30 per giungere, dopo un percorso di circa un chilometro, a Piazza del Popolo, dove sono intervenuti portavoce e rappresentanti dei vari enti aderenti.
Al corteo hanno partecipato migliaia di cittadini, ma anche delegati di sindacati e associazioni territoriali. Tra questi spiccano le delegazioni della Fp CGIL di Salerno e di Potenza che hanno percorso con i manifestanti la via principale della capitale, portando in piazza le istanze dei lavoratori del Mezzogiorno. Anche l’Uisp la principale organzione dei sindaci, è stata presente con i propri striscioni, sottolineando il carattere nazionale e trasversale dell’evento.
Il percorso e i protagonisti della manifestazione
Il corteo ha lasciato Piazza della Repubblica, uno dei punti nevralgici della città, per poi attraversare Via Nazionale, Via del Corso e Via del Babuino, fino a concludersi davanti all’iconica Piazza del Popolo. Lungo il tragitto si sono susseguiti interventi di rappresentanti sindacali, esponenti cattolici e leader delle associazioni civiche, tutti uniti da un messaggio comune: un Paese fondato sul lavoro, sulla giustizia sociale, sull’uguaglianza e sulla pace così come recita la Costituzione.
Presenza di FP CGIL Salerno e Potenza
Le delegazioni di Salerno e Potenza hanno sottolineato le difficoltà specifiche dei territori meridionali, evidenziando la necessità di un piano casa per le fasce più deboli, di investimenti nella politica industriale e della valorizzazione delle risorse locali. I loro relatori hanno chiesto al Governo di intervenire con misure concrete per contrastare la precarietà e il lavoro povero, insistendo sul fatto che la disuguaglianza salariale tra uomini e donne deve essere eliminata con una normativa efficace.
Le richieste concrete al governo
Tra le istanze avanzate, le più numerose riguardano l’aumento di salari e pensioni la cancellazione dei contratti a tempo determinato e la riduzione del divario retributivo di genere. Si è chiesto inoltre una progressività fiscale reale con tassazione più elevata per extraprofitti, rendite e grandi patrimoni, a fronte di una riduzione del carico su salari e pensioni. Altre proposte includono un piano casa dedicato ai più vulnerabili, investimenti per una politica industriale autonoma e una strategia di transizione ecologica che crei posti di lavoro di qualità.
Contesto politico e sociale dietro la protesta
Gli organizzatori hanno inquadrato la manifestazione come una risposta a quello che definiscono una “torsione autoritaria” in Italia e in Europa, con l’aumento della spesa militare che ora supera il 5 % del Pil. Hanno denunciato i tagli a sanità, istruzione e welfare a favore del riarmo, e hanno invitato a una politica di disarmo, diplomazia e cooperazione. Inoltre, sono state contestate le norme dei decreti sicurezza l’autonomia differenziata e la controriforma elettorale, ritenute minaccie alla democrazia e all’unità nazionale.



