24 Settembre 2026 ☁ 16°

Natuzzi e sindacati trovano l’intesa sulla cigs: priorità a prospettiva industriale

Il confronto tra Natuzzi, sei sigle sindacali e istituzioni ha portato a un accordo che riduce la percentuale di cigs proposta dall'azienda e introduce risorse e controlli per i lavoratori.

Natuzzi e sindacati trovano l’intesa sulla cigs: priorità a prospettiva industriale

Il confronto tra il Gruppo Natuzzi e le organizzazioni sindacali ha prodotto un risultato significativo: il tavolo ministeriale ha definito un’intesa che modifica l’utilizzo della cassa integrazione straordinaria. L’accordo, raggiunto il 19 maggio 2026, è stato firmato da Feneal Uil, Filca Cisl, Fillea Cgil, Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs insieme alle rappresentanze aziendali e prevede un quadro condiviso di interventi economici e di governance.

Questa intesa non chiude la vertenza, ma fissa tappe e strumenti per gestire l’emergenza occupazionale nel distretto tra Puglia e Basilicata. Tra gli elementi centrali vi sono la definizione della percentuale di cigs, la disponibilità di risorse per incentivi volontari, il coinvolgimento delle Regioni e un protocollo di monitoraggio trimestrale al Mimit con la presenza del Ministero del Lavoro.

Dettagli principali dell’accordo

Al centro dell’intesa c’è la riduzione della proposta aziendale: Natuzzi aveva chiesto l’utilizzo della cassa integrazione fino all’80% della prestazione, richiesta respinta dalle parti sociali, che hanno concordato invece una soglia massima del 62%. L’accordo prevede altresì che ogni decisione relativa a calendari e modulazione della cassa sia preceduta da un confronto preventivo con le organizzazioni sindacali e le Rsu/Rsa, per evitare scelte unilaterali e garantire trasparenza nelle misure adottate.

Percentuali, anticipo e condizioni operative

Oltre alla percentuale concordata, l’intesa include l’impegno dell’azienda ad anticipare il trattamento di integrazione salariale ai lavoratori interessati, una misura pensata per limitare l’impatto immediato sul reddito delle famiglie. Il meccanismo prevede inoltre una modulazione concordata per fascia di attività e per stabilimento, con l’obiettivo di contemperare esigenze produttive e tutele sociali attraverso piani condivisi.

Risorse economiche e strumenti volontari

Natuzzi ha stanziato una somma pari a 6 milioni di euro destinata a un piano di incentivi all’esodo, la cui struttura sarà definita in un successivo accordo sindacale. I percorsi prevedono l’accesso volontario da parte dei lavoratori e l’integrazione con le misure regionali: le Regioni Puglia e Basilicata hanno messo a disposizione politiche attive del lavoro e opportunità di formazione, incluse iniziative sperimentali per accompagnare i dipendenti in percorsi di riqualificazione professionale.

Ruolo delle istituzioni e prossimi passaggi

Il Ministero del Lavoro ha avuto un ruolo attivo nella costruzione dell’intesa, facilitando il dialogo e limitando la possibilità di un ricorso a procedure unilaterali. È stato inoltre concordato un monitoraggio trimestrale delle misure, da svolgersi presso il Mimit alla presenza del Ministero del Lavoro, per verificare l’applicazione effettiva degli impegni e valutare eventuali correzioni operative.

Il tavolo Mimit del 27 maggio 2026

È confermato il tavolo Mimit del 27 maggio 2026, momento ritenuto cruciale per discutere i nodi industriali: volumi produttivi, investimenti, futuro degli stabilimenti italiani, politiche attive, formazione e prospettive occupazionali. I sindacati chiedono risposte concrete su un progetto industriale che garantisca continuità produttiva e occupazionale nel lungo periodo.

Reazioni delle parti e prospettive per il distretto

Le organizzazioni sindacali hanno definito la vertenza «molto difficile», riconoscendo però che l’intesa rappresenta un “primo tassello”. Le sigle sottolineano che i lavoratori hanno già pagato un prezzo elevato e che ora è necessario vigilare sull’attuazione degli accordi. Nel pronunciamento congiunto, Feneal Uil, Filca Cisl, Fillea Cgil, Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs hanno evidenziato la priorità di ottenere garanzie sul perimetro occupazionale e sulla capacità produttiva degli stabilimenti tra Puglia e Basilicata.

Rischi e opportunità per il settore

Il comparto del mobile imbottito attraversa una fase complicata, segnata da contrazioni degli ordini e difficoltà nei mercati internazionali. L’accordo raggiunto prova a creare strumenti di tutela immediata e a porre le basi per un rilancio industriale: una sfida che richiederà sinergia tra azienda, sindacati e istituzioni per trasformare le misure di emergenza in opportunità di ricollocazione e investimento.

Resta centrale la richiesta sindacale di avere un progetto industriale chiaro e verificabile: solo così sarà possibile garantire non solo ammortizzatori temporanei ma concrete prospettive di lavoro, formazione e sviluppo per il distretto produttivo nel lungo termine.

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