Il 17 ottobre 2026 la Basilicata è stata teatro di una marcia inusuale: una colonna di trattori, partendo da Matera e arrivando a Potenza ha attraversato i calanchi attirando l’attenzione di cittadini, media e forze dell’ordine. Le soste civili, organizzate nelle aree di servizio lungo il percorso, hanno trasformato il gesto in un vero e proprio presidio di protesta privo di blocchi violenti ma carico di significato.
Il ruolo dell’energia nella regione
La Basilicata è il cuore produttivo dell’oro nero italiano. Nel Centro Olio Val d’Agri gestito da Eni a Viggiano, si concentra il più grande impianto di estrazione continentale d’Europa. Accanto, a GorgoglioneTotalEnergies opera il giacimento di Tempa Rossa. Secondo i dati di MASE UNMIG nel 2025 la regione ha prodotto 3,29 milioni di tonnellate di petrolio, pari all’84,8 % della produzione nazionale, di cui 2,43 Mt provengono da Val d’Agri e 0,86 Mt da Tempa Rossa. La capacità autorizzata è di 140.000 barili al giorno per Val d’Agri e 50.000 barili al giorno per Tempa Rossa.
Il prezzo più alto d’Italia del gasolio
Paradossalmente, gli stessi territori che estraggono l’energia nazionale hanno una delle tariffe più gravose per il carburante. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy registra, per la Basilicata, un prezzo medio del gasolio self-service di €2,308 al litro e della benzina di €2,076, i più alti del Paese. Confrontando con la Marche dove il gasolio è €2,23 al litro, la differenza supera i €0,15 per un pieno di 50 litri – un costo aggiuntivo di circa €2,15 per ogni viaggio di rifornimento.
Le richieste dei contadini
Gli agricoltori, che dipendono dal gasolio agricolo per far funzionare i trattori fin dalle prime ore del mattino, hanno espresso il loro malcontento chiedendo royalty più eque e un prezzo del diesel che tenga conto del fatto che l’energia è estratta sotto le loro terre. Il messaggio è chiaro: “estrarre il petrolio qui, ma far pagare i nostri prodotti agricoli più cari, è un’ingiustizia territoriale”.
Il significato della manifestazione
La marcia dei trattori non è soltanto una protesta contro il prezzo del grano o la burocrazia europea; è un appello a riconoscere che la Basilicata nutre l’Italia con cibo e energia. I partecipanti chiedono al governo e alle compagnie petrolifere di restituire parte delle risorse generate, sotto forma di tariffe più giuste e di un sostegno più concreto all’agricoltura locale. Il simbolismo dei trattori in movimento, silenziosi ma determinati, vuole ricordare al Paese che la produzione di energia non deve tradursi in un peso economico per chi la vive quotidianamente.



