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Agenzia delle Entrate amplia criteri per chiusura e riapertura IVA

Le partite IVA inattive ora saranno monitorate con nuovi dati e i contribuenti potranno opporsi entro 60 giorni.

Agenzia delle Entrate amplia criteri per chiusura e riapertura IVA

Il 12 ottobre l’Agenzia delle Entrate ha pubblicato un provvedimento che rivede le regole per le partite IVA inattive. L’obiettivo è rendere più accurati i controlli su chi non ha svolto attività economica negli ultimi tre anni e, al contempo, offrire strumenti più efficaci per chi ritiene ingiusta una chiusura d’ufficio.

Nuovi criteri di verifica delle partite IVA inattive

Fino a poco tempo fa la decisione di chiudere d’ufficio si basava esclusivamente sui dati presenti nell’Anagrafe Tributaria. Ora il fisco incrocia tali informazioni con fatture elettronichecorrispettivi telematici e gli versamenti spontanei effettuati dal contribuente. Questa molteplicità di fonti permette di accertare con maggior certezza se l’attività sia realmente ferma, riducendo il rischio di includere soggetti ancora operativi. In pratica, l’Agenzia esegue verifiche automatizzate che analizzano l’intero flusso di documenti fiscali degli ultimi tre anni, evidenziando eventuali movimenti economici non considerati in precedenza.

Comunicazione digitale e termini di risposta

Il nuovo provvedimento introduce una modalità di avviso prevalentemente digitale. L’avviso di chiusura sarà inviato al domicilio digitale del contribuente o, in assenza, a quello del suo rappresentante. Se non è disponibile alcun recapito elettronico, l’agenzia potrà ricorrere a una raccomandata tradizionale. Inoltre, il documento sarà pubblicato nel Cassetto fiscale e, per le persone fisiche, sarà segnalato anche tramite l’app IO. Dal momento in cui il contribuente prende visione dell’avviso, decorrono 60 giorni entro i quali è possibile presentare chiarimenti, allegare fatture o altri elementi probatori per dimostrare l’effettiva attività dell’impresa.

Possibilità di riattivazione dopo la chiusura d’ufficio

Una delle novità più significative è la facoltà di richiedere la riattivazione della partita IVA anche dopo che la chiusura d’ufficio è stata eseguita. Se il contribuente ritiene che la cessazione sia ingiustificata, può presentare un’istanza motivata presso qualsiasi ufficio territoriale dell’Agenzia, allegando la documentazione necessaria. Dopo le verifiche, l’Amministrazione può decidere di riaprire la posizione, facendo retroattivo l’effetto al giorno di apertura originario, senza creare interruzioni nella storia fiscale dell’attività. Questa misura fornisce una tutela aggiuntiva e corregge eventuali errori derivanti da controlli automatici.

I contribuenti dovranno quindi monitorare attentamente il proprio domicilio digitale e, entro i 60 giorni di notifica, fornire eventuali prove della propria attività per evitare la perdita della partita IVA.

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