Il 15 ottobre 2026 la Basilicata è tornata a occupare le proprie strade con un presidi di dimensioni eccezionali. Oltre centinaia di mezzi, tra trattori e autotreni, hanno bloccato gli assi principali della regione, mettendo in ginocchio la viabilità e suscitando l’attenzione di tutta l’opinione pubblica.
Il movimento è nato per denunciare i cari carburanti e il generale carovita che, a giudizio dei protagonisti, stanno soffocando le imprese agricole e di trasporto. La protesta si è concentrata su tre aree strategiche: il Vulture-Melfese, l’Alta Val d’Agri e il Metapontino, con un uso massiccio di veicoli che ha paralizzato le arterie più trafficate della regione.
Le arterie regionali paralizzate: Statale Bradanica e altre vie strategiche
Il presidio su Statale Bradanica è divenuto il simbolo del blocco: più di un centinaio di mezzi pesanti hanno formato una coda chilometrica, impedendo il transito di veicoli commerciali e di emergenza. Anche la Strada dell’Ofantina e gli accessi alla zona industriale di San Nicola di Melfi sono rimasti inerti, con conseguenze evidenti per le aziende locali che dipendono da questi corridoi per le forniture.
Il presidio nel Vulture-Melfese e nell’Alta Val d’Agri
Nel Vulture-Melfese e nell’Alta Val d’Agri, i contadini hanno schierato oltre centinaia di trattori in fila, creando una sorta di “muro mobile” che ha bloccato le vie di comunicazione tra le piccole comunità rurali e i centri urbani. La risposta delle autorità locali è stata per lo più assente: “Nel palazzo della Regione non c’era quasi nessuno”, ha sgridato Pasquale Bruno, presidente del Coordinamento agricoltori Basilicata sottolineando l’inesorabile distanza tra le richieste dei cittadini e la reattività istituzionale.
Domande dei contadini e risposta delle istituzioni
Durante un vertice tenutosi a Potenza, Pasquale Pepe, vicepresidente della giunta regionale, si è confrontato con i rappresentanti dei manifestanti, promettendo un impegno personale. A tuttora data, però, le promesse non si sono tradotte in azioni concrete, come hanno ricordato i protestanti: “Le risposte sono insufficienti, si va avanti ad oltranza”. Il vice assessore all’Agricoltura, Carmine Cicala ha presentato un pacchetto da 20 milioni di euro destinato al comparto agricolo, ma le parole hanno subito incontrato scetticismo.
Richieste chiave dei manifestanti
Il Comitato Agricolo Materano, insieme al Coordinamento, ha elencato una serie di richieste non negoziabili: riduzione immediata dei prezzi di gasolio e benzina, risarcimento dei danni da maltempo e fauna selvatica, sostegno economico per il settore dell’autotrasporto e un piano efficace contro il caporalato. La mancanza di provvedimenti specifici per gli autotrasportatori è stata definita “un macigno” dai manifestanti, che temono la chiusura di attività vitali per l’intera regione.
Interventi dei sindaci e pressione politica
Il sindaco di Melfi, Giuseppe Maglione, ha visitato il presidio, esprimendo “solidarietà e vicinanza umana”. Ha dichiarato: “Ho toccato con mano la disperazione di chi vede il frutto del proprio lavoro soffocato da un caro carburante insostenibile” e ha promesso di fungere da ponte tra i manifestanti e le istituzioni superiori. Altri amministratori, tra cui Umberto Vita di Satriano di Lucania, Fabio Laurino di Tito e Massimo Macchia di Marsico Nuovo, hanno anch’essi mostrato il loro sostegno.
Il Comitato Agricoltori Basilicata (Cab) ha intensificato la pressione chiedendo le dimissioni dell’assessore Cicala e la costituzione di un tavolo di lavoro “reale”, con nuove figure e metodi, al di là dei soliti “tavoli verdi”. Il Cab ha anche avvertito Coldiretti Basilicata: “Il 16 ottobre scenderemo in piazza a Potenza contro lo stesso sistema che ha perpetuato la crisi”.



