Nel panorama della corsa allo spazio, pochi nomi evocano la stessa combinazione di rigore, visione e sacrificio di Rocco Petrone. Nato in una famiglia di emigrati italiani, divenne il perno tecnico che, dalla pianificazione delle rampe di lancio fino alla definizione delle operazioni di volo, permise agli Stati Uniti di compiere il passo più audace della storia umana.
Il suo percorso, attraversato da tragedie familiari, sfide accademiche e decisioni strategiche, è testimonianza di come la determinazione di un individuo possa tradursi in un impatto globale. Dalla modestissima abitazione di Amsterdam, NY, fino al Kennedy Space Center la biografia di Petrone è un viaggio che collega le radici lucane alla conquista della Luna.
Infanzia a Amsterdam e le radici di Sasso di Castalda
Il 31 marzo 1926, nella cittadina di Amsterdam (Stato di New York), nacque Rocco Anthony Petrone secondogenito di Antonio e Teresa, contadini originari di Sasso di Castalda in Basilicata. La famiglia, arrivata negli Stati Uniti subito dopo la Prima Guerra Mondiale, si stabilì in una piccola casa all’incrocio tra Church Street e East Main Street, via che in seguito sarebbe divenuta Petrone Street in suo onore. Dopo la tragica morte di Antonio in un incidente ferroviario, la madre Teresa, a soli 27 anni, rimase vedova con due bambini da crescere. Per mantenere la famiglia, trovò lavoro in una fabbrica di guanti, mentre il giovane Rocco, a sei mesi, imparò il valore del sacrificio e della resilienza.
Formazione militare e accademica: da West Point a MIT
Nonostante un innato sentimento antimilitarista, Petrone si iscrisse all’Accademia militare di West Point per continuare gli studi. Qui si distinse per una memoria prodigiosa, capace di recitare testi letti una sola volta, e per la rapidità nei calcoli mentali, arrivando a gestire moltiplicazioni a quattro cifre. Si laureò ufficiale nell’autunno del 1946 e, come tackle, contribuì alle vittorie della squadra di football campione nazionale accanto a futuri campioni come Doc Blanchard e Glenn Davis. Dopo un periodo di servizio in Germania, tornò negli USA e proseguì gli studi al Massachusetts Institute of Technology dove conseguì la laurea in ingegneria meccanica e si appassionò ai razzi balistici.
Carriera alla NASA: dalle rampe di Redstone al Moonport di Cape Canaveral
Nel settembre 1952 Petrone entrò al Redstone Arsenal in Alabama, dove Wernher von von Braun stava sviluppando il razzo Redstone. Inizialmente freddi e riservati, i due professionisti superarono le diffidenze: a Petrone furono affidate la progettazione e la realizzazione delle rampe di lancio. Il 20 agosto 1953, quando il primo Redstone decollò, lui già coordinava le operazioni di controllo. Dopo la crisi dello Sputnik e il volo di Gagarin, von Braun chiese il suo rientro con il celebre ordine “ridatemi Rocco Petrone”. Tornato a Cape Canaveral Petrone guidò la costruzione del Complex 39 su 54 mila ettari acquistati per 72 milioni di dollari, la decisione di assemblare il Saturn V in verticale e l’ideazione del Vertical Assembly Building grande quanto il Pentagono. Il 16 novembre 1963 istruì il presidente John Fitzgerald Kennedy sulle specifiche del Saturn, pochi giorni prima dell’assassinio a Dallas.
Dal direttore dei programmi al capo del Programma Apollo
Nel 1964 divenne direttore di piani, programmi e risorse del Kennedy Space Center introducendo le famose check list elenchi di verifiche che ogni operatore doveva ripetere migliaia di volte prima di firmare. Dal 1966 al 1969 fu direttore delle Operazioni di Lancio, supervisionando tutti i voli di Apollo dall’Apollo 4 all’Apollo 11. Successivamente, fino al 1973, ricoprì la carica di direttore del Programma Apollo a Washington. Nell’anno successivo guidò il Marshall Space Flight Center di Huntsville e, fino al 1975, fu Amministratore Associato della NASA la terza carica dell’agenzia.
Stile, riconoscimenti e ultimo capitolo
Per i colleghi, Petrone era la “tigre di Cape Canaveral” e il “computer con l’anima”: severo, disciplinato e appassionato di perfezione. Richiedeva che ogni dettaglio fosse verificato da una gru che doveva sollevare un uovo fresco senza romperlo, fino al progetto del crawler veicolo cingolato che trasportava il Saturn alla rampa. La notte prima del lancio dell’Apollo 11, il 16 luglio 1969, Petrone, accanto a von Braun, diede il “Go” quasi sottovoce alle 9:32, rispettando il programma al centesimo di secondo. Sul piano personale, sposò Ruth Holley il 22 gennaio 1955 e avrà quattro figli; rimase fedele alla sua religione cattolica. Dopo il pensionamento, si dedicò a consulenze aerospaziali e allo studio della storia americana, fino alla morte il 24 agosto 2006 a Palos Verdes Estates, California, all’età di 80 anni. Il suo paese natale, Sasso di Castalda, lo onora con un francobollo commemorativo nel centenario della sua nascita, dimostrando che da un piccolo borgo della Basilicata si può arrivare fino alla Luna.



