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Piero Marrese avverte: il ritorno del nucleare minaccia la Basilicata

Il ritorno del nucleare riaccende il dibattito nazionale e mette a rischio la Basilicata, denuncia il consigliere Marrese.

Piero Marrese avverte: il ritorno del nucleare minaccia la Basilicata

Il Parlamento italiano ha appena concluso una votazione cruciale: il Senato ha confermato il via libera definitivo alla legge delega sul nucleare. Con 81 voti favorevoli, 51 contrari e 7 astenuti, il provvedimento riprende la discussione su una materia rimasta in bianco da quasi quarant’anni dal risultato del referendum del 1987.

Il disegno di legge, promosso dal governo guidato da Giorgia Meloni attribuisce al Consorzio governativo poteri ampi per la progettazione, la costruzione e la gestione di centrali nucleari di nuova generazione inclusi i reattori modulari e le tecnologie avanzate. Il ministro Gilberto Pichetto Fratin ha sottolineato che i decreti attuativi arriveranno entro la fine del 2026, con l’obiettivo di rendere il nucleare sostenibile parte integrante del mix energetico nazionale.

Una posizione netta dalla Basilicata

Il consigliere regionale Piero Marrese ha pubblicato una nota in cui denuncia la decisione del governo e richiama l’attenzione sul pericolo che la Basilicata possa diventare uno dei territori prescelti per ospitare impianti nucleari di ultima generazione. Marrese ricorda il referendum del 7 luglio 1987 in cui gli elettori respinsero con decisione l’idea di una produzione nucleare sul territorio nazionale.

Secondo il consigliere, la regione ha già espresso una contrarietà ferma al deposito nazionale delle scorie radioattive, ma il rischio rimane se si lascia aperta la porta a nuovi impianti. La dichiarazione del presidente regionale Vito Bardi fatta nello stesso giorno del 7 luglio, aveva evidenziato che la Basilicata “non intende autoescludersi” dal dibattito sul nucleare di nuova generazione, lasciando in sospeso il ruolo che la regione potrebbe assumere nella strategia nazionale.

Prospettive tecnologiche e tempistiche

Il testo delega non indica ancora la costruzione di una centrale specifica, ma delinea le linee guida per i SMR (Small Modular Reactors), gli AMR (Advanced Modular Reactors), i microreattori e, a più lungo termine, la fusione nucleare. Il ministro Pichetto Fratin ha ipotizzato che i primi impianti possano entrare in funzione intorno al 2033-34, sebbene tali date siano indicative e dipendano dalla successiva normativa.

Tipologie di reattori in discussione

Gli SMR sono concepiti per produrre fino a 300 MW, offrendo modularità e costi contenuti grazie alla prefabbricazione. Gli AMR di quarta generazione, utilizzano refrigeranti alternativi – come sali fusi o piombo – per operare a temperature più elevate, migliorando l’efficienza e riducendo la quantità di rifiuti. I microreattori, con potenza inferiore a 20 MW, sono pensati per aree isolate o comunità industriali. Infine, la fusione resta una tecnologia sperimentale, ma potenzialmente capace di produrre energia pulita senza i grandi incidenti associati alla fissione.

Nel frattempo, la Basilicata continua a chiedere una consultazione democratica più ampia, sostenendo che nessuna decisione su impianti di tale portata possa essere presa senza un coinvolgimento diretto dei cittadini. Marrese conclude con un appello: “No al ritorno del nucleare, no alla Basilicata come territorio disponibile; sì a un modello energetico sostenibile, partecipato e costruito nell’interesse delle comunità lucane”.

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