Il greggio proveniente dai giacimenti di Tempa Rossa e Val d’Agri viene prelevato in Basilicata e, anziché subire l’imposizione fiscale italiana, viene immesso in un circuito di transito doganale che elimina sia l’IVA che le accise statali.
Il regime sospensivo doganale del porto di Taranto
Una volta arrivato alle strutture di stoccaggio del porto marittimo, il petrolio entra in deposito doganale e assume lo status di merce destinata all’esportazione. In questa fase non viene considerato “nazionalizzato” e le imposte tradizionali rimangono in sospeso: zero IVA e zero accise sono applicate finché il prodotto non è caricato su una nave diretta verso un mercato estero. Il meccanismo è disciplinato dalle norme della Zona Franca Doganale (ZFD) di Taranto, strettamente legata alla Zona Economica Speciale (ZES) che permette operazioni logistiche di grande portata.
Gli attori internazionali che sfruttano la piattaforma tarantina
Operatori come TotalEnergies Trading & Shipping e Shell Western Supply gestiscono la maggior parte dei volumi movimentati. Le infrastrutture di Taranto fungono da punto di uscita privilegiato per navi di classe Aframax (circa 80.000 tonnellate) e MR Tankers, consentendo di caricare il greggio senza incorrere in oneri fiscali domestici. Il risultato è un circuito blindato dove la Basilicata fornisce la materia prima e subisce gli impatti ambientali, mentre il valore aggiunto della raffinazione si crea all’estero.
Rotta 1: le raffinerie francesi di Fos-sur-Mer e Feyzin
Una percentuale consistente di carichi provenienti da Tempa Rossa viene imbarcata su petroliere dirette al golfo di Marsiglia, dove attraccano al terminal di Fos-sur-Mer. Da lì il greggio, già desolforato è destinato alle raffinerie di TotalEnergies in Francia, tra cui l’impianto di Feyzin. Questa filiera collega direttamente la produzione lucana al mercato energetico europeo, facendo guadagnare alla compagnia francese il margine della trasformazione.
Rotta 2: l’hub petrolchimico della Turchia
Un’altra fetta dei volumi è inviata ai poli petro-chimici turchi, in particolare a Izmit e Ceyhan. La Turchia funge da punto di blending dove il greggio medio-pesante della Basilicata viene miscelato con altre tipologie per produrre miscele destinate sia ai mercati asiatici sia al consumo interno del Mediterraneo orientale.
Rotta 3: il corridoio verso Germania e Austria
Il resto della produzione è scaricato a Rotterdam o al porto di Trieste. Nel caso di Trieste, la merce viene trasferita alla SOT (Società Oleodotto Transalpino) e convogliata via oleodotto verso raffinerie situate in Baviera e Austria. Questo percorso chiude un ciclo di esportazione che parte dal suolo italiano per arrivare ai più grandi centri di consumo industriale dell’Europa centrale.
Impatto locale e richieste politiche
Il risultato di questo schema è una distribuzione asimmetrica dei benefici mentre i paesi destinatari ottengono valore aggiunto dalla raffinazione, la Basilicata e Taranto sopportano i rischi ambientali e la perdita di potenziali entrate fiscali. I consiglieri regionali Angelo Chiorazzo e Gianni Vizziello hanno quindi avanzato la proposta di creare una Zona Franca Energetica aggiuntiva, con abolizione delle accise per i lucani e incentivi strutturali per attrarre investimenti. La loro richiesta punta a trasformare il “paradiso fiscale” in un “paradiso produttivo” per la regione.



