17 Ottobre 2026 ☀ 17°

Chi paga la transizione climatica? l’analisi di Altragricoltura sul rapporto europeo

Altragricoltura mette in guardia: confondere le emissioni del sistema agroalimentare con quelle prodotte direttamente dalla terra potrebbe penalizzare gli agricoltori e non risolvere il problema climatico

HERO · Potenza

L’analisi prodotta da Altragricoltura sul rapporto del European Scientific Advisory Board on Climate Change solleva questioni cruciali nella discussione pubblica: chi sta veramente emettendo e quale soggetto dovrà sostenere i costi della decarbonizzazione? Nel dibattito comune è diventata quasi una convinzione che il cibo sia responsabile di un terzo delle emissioni globali, ma questa affermazione nasconde una distinzione fondamentale tra il campo e l’intera filiera.

È importante separare il peso delle emissioni dirette attribuibili all’attività agricola da quelle generate lungo la trasformazione, la logistica e la distribuzione. Se non si fa questa distinzione, la politica rischia di scaricare oneri sproporzionati sui produttori agricoli, trasformando il ruolo storico del contadino in quello di un fornitore di servizi ambientali a basso costo.

Differenza tra agricoltura e sistema agroalimentare

La terminologia conta: quando le istituzioni parlano di agri-food system entrano nel calcolo componenti che non sono attività agricole dirette, come la produzione di fertilizzanti, il confezionamento, i trasporti internazionali e la grande distribuzione. Questa estensione del perimetro modifica la responsabilità attribuita ai diversi attori e può alterare gli strumenti di politica pubblica, perché non tutti i contributi alle emissioni hanno la stessa origine o la stessa possibilità di essere ridotti sul breve termine.

Dati e numeri: Europa e Italia

I dati disponibili mostrano una fotografia più sfumata: l’agricoltura incide in misura minore rispetto ad altri settori. Nella Unione Europea l’apporto dell’agricoltura si attesta attorno al 10-11% delle emissioni complessive, mentre in Italia, secondo ISPRA, il settore agricolo e zootecnico contribuisce per circa il 7,4% al totale nazionale. In queste percentuali pesano in particolare il metano da allevamento, l’uso di fertilizzanti chimici e la gestione dei reflui, ma risultano distanti dal contributo di energie, trasporti e industria.

Implicazioni politiche e rischi per i produttori

La politica agricola si sta già orientando verso vincoli climatici più stringenti: condizionalità dei fondi, integrazione tra aiuti e target ambientali, sviluppo del mercato dei crediti di carbonio. Se l’interpretazione del problema resta vaga, le misure rischiano di ridurre il supporto al reddito agricolo trasformando la PAC in uno strumento prevalentemente climatico anziché di sostegno alla produzione e alla tenuta territoriale.

PAC, crediti di carbonio e meccanismi economici

Tra gli strumenti più discussi ci sono i crediti di carbonio e i meccanismi aziendali legati alle emissioni: tali strumenti possono premiare pratiche virtuose, ma se non accompagnati da adeguati sostegni rischiano di imporre costi aggiuntivi agli agricoltori. In assenza di reddito sufficiente, la terra può essere riconvertita a fini di compensazione per industrie più inquinanti o per la finanza verde, senza ridurre complessivamente le emissioni globali.

La questione dei gas e il fenomeno del carbon leakage

Un elemento tecnico fondamentale riguarda la natura dei gas: la combustione dei fossili immette CO₂ fossile accumulata per milioni di anni, mentre la zootecnia genera prevalentemente metano biogenico, con dinamiche di permanenza atmosferica differenti. Trattare queste emissioni come identiche può portare a scelte politiche ingiuste e inefficaci se non si tiene conto di origine, durata e cicli naturali.

Spiazzamento della produzione e impatto climatico reale

Se l’Europa riduce la produzione interna senza politiche che garantiscano sostenibilità e reddito, la domanda alimentare verrà soddisfatta da importazioni. Questo spostamento delle produzioni determina il cosiddetto carbon leakage: le emissioni non scompaiono, ma vengono semplicemente trasferite oltre confine, spesso in paesi con standard ambientali e sociali inferiori, vanificando gli obiettivi climatici dichiarati.

Conclusione: tutelare il reddito per una transizione giusta

La conclusione dell’analisi è netta: la transizione climatica è necessaria, ma non può essere realizzata a svantaggio del reddito agricolo e della sicurezza alimentare. Difendere il reddito degli imprenditori agricoli non è una rivendicazione corporativa, ma una condizione per mantenere territori produttivi, prevenire il dissesto e garantire sicurezza alimentare. Politiche efficaci richiedono una chiara distinzione tra emissioni agricole e quelle dell’intera filiera, strumenti economici adeguati e misure che impediscano il carbon leakage.

Continua sull'app Le notizie della tua città, in tempo reale.
Apri nell'app

Potenza adesso

ACCADUTO OGGI
Curiosità storiche legate al 17 Ottobre