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Olio extravergine in crisi a Lavello: le ragioni e le richieste della Cia

La Cia di Lavello lancia l'allarme per il forte calo dei prezzi dell'olio extravergine: importazioni, standard deboli e scelte politiche al centro della polemica

Olio extravergine in crisi a Lavello: le ragioni e le richieste della Cia

La filiera olivicola del Lavellese è al centro di un acceso dibattito dopo l’allarme lanciato da Cia Lavello e dal suo presidente Donato Vito Garofalo. Secondo l’associazione, le quotazioni dell’olio extravergine d’oliva hanno subito una contrazione rilevante, con prezzi che risultano oggi molto al di sotto delle medie stagionali. Nel territorio di Lavello la produzione annua si attesta tra i 40 e i 45 mila quintali di olive, con una resa e una qualità riconosciute; la caduta dei valori, stimata in oltre il 50% rispetto all’inizio della campagna, mette però a rischio redditività e continuità delle aziende locali.

Il messaggio di Garofalo è netto: non si tratta più di semplici sospetti ma di elementi concreti che, a suo giudizio, collegano le scelte commerciali e politiche europee a una compressione del mercato interno. L’allarme non riguarda solo il prezzo, ma anche la salvaguardia di un prodotto che viene considerato emblematico della dieta mediterranea e della qualità alimentare italiana. L’associazione sollecita quindi un coinvolgimento più deciso dei protagonisti del settore e dei consumatori per difendere il valore dell’EVO made in Italy.

La crisi delle quotazioni e l’impatto sul territorio

La discesa delle quotazioni sta avendo effetti immediati sulle aziende olivicole del comprensorio: margini ridotti, bilanci in tensione e prospettive di investimento compromesse. Il calo superiore al 50% rispetto alle quotazioni di inizio campagna mina la capacità delle imprese di coprire costi fissi e manodopera. Nel contesto del Lavellese, dove la produzione si caratterizza per un olio di alta qualità, la contrapposizione tra prezzo di mercato e valore reale del prodotto genera frustrazione tra gli agricoltori. L’erosione dei listini si traduce inoltre in minori risorse per la manutenzione degli uliveti e per le pratiche agricole necessarie a mantenere elevati standard produttivi.

Le cause indicate dalla Cia

Secondo la Cia locale, la radice del problema risiede negli accordi per le importazioni di olio dal bacino del Mediterraneo e oltre, che avrebbero favorito l’ingresso di prodotti con costi di produzione inferiori. L’accusa principale è che questi oli provengano da paesi extra UE dove si utilizzano manodopera a basso costo e disciplinari meno stringenti, con il risultato di abbassare artificialmente i prezzi di mercato. A questo si aggiunge la richiesta di controlli più rigorosi sulla qualità delle importazioni: per la Cia è essenziale che le etichette e le certificazioni riflettano in modo attendibile l’origine e i processi produttivi, anche per tutelare la salute dei consumatori.

Qualità, certificazioni e tutela del made in Italy

Nel dibattito entra con forza il tema delle certificazioni: DOP, IGP e BIO sono indicate come strumenti concreti per proteggere il lavoro degli agricoltori e offrire garanzie agli acquirenti. Queste denominazioni non sono solo marchi, ma rappresentano un insieme di pratiche, controlli e tracciabilità che rendono distinguibile un olio di qualità. Per la Cia, rafforzare e promuovere tali tutele è indispensabile per evitare che il mercato premi esclusivamente il prodotto più economico a scapito di quello più genuino e controllato.

Controlli e rischi per la salute

L’associazione sottolinea inoltre la necessità di verifiche rigorose perché tra i consumatori cresce la preoccupazione per i cibi potenzialmente contaminati. La Cia mette in guardia sull’importanza di certificare la qualità dell’olio importato e di garantire trasparenza nelle filiere: secondo Garofalo, questo passaggio è fondamentale sia per la tutela della salute pubblica sia per la credibilità del mercato agroalimentare italiano all’estero.

Appelli, politica e partecipazione dei consumatori

Il presidente della Cia non si limita a denunciare la situazione: lancia un appello ai cittadini affinché prestino maggiore attenzione alle scelte d’acquisto e sostengano i produttori locali. Il messaggio è chiaro: non esistono oli di qualità al di sotto di un certo prezzo, e chi sceglie la filiera italiana contribuisce a mantenere vivi mestieri e paesaggi rurali. La chiamata all’azione include anche un invito alla politica: secondo Garofalo, le ricadute delle decisioni europee nel comparto olivicolo sono state paragonate a danni causati da emergenze fitosanitarie come Xylella, e ciò richiede misure correttive urgenti.

In conclusione, la proposta della Cia di Lavello è di unire agricoltori e consumatori in una rete di tutela che valorizzi il made in Italy e favorisca la trasparenza lungo tutta la filiera. Lo slogan che accompagna l’iniziativa — «compra sano, compra italiano e nello specifico lucano» — riassume la strategia: sostenere prodotti certificati, informare il mercato e pretendere controlli più severi per garantire che dietro ogni bottiglia ci sia qualità, legalità e lavoro retribuito in modo equo.

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