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Ripresa della produzione di grano duro in Basilicata e ruolo dell’innovazione

La cerealicoltura lucana ritrova fiducia: condizioni climatiche favorevoli, ricerca e pratiche sostenibili sostengono la ripresa del grano duro ma restano criticità da affrontare

Ripresa della produzione di grano duro in Basilicata e ruolo dell’innovazione

La campagna cerealicola 2026-2026 presenta elementi incoraggianti per i produttori italiani, con una previsione di produzione nazionale di grano duro attorno a 3,8 milioni di tonnellate, circa il 5% in più rispetto all’anno precedente. Per la Basilicata, regione in cui il grano duro ha valore economico e sociale, il miglioramento delle riserve idriche e le precipitazioni invernali e primaverili hanno ridato vigore alle colture, restituendo ottimismo alle aziende agricole.

Nel contesto locale la cerealicoltura occupa aree estese: sono coinvolti circa 159 mila ettari di superficie agricola, di cui oltre 115 mila dedicati al grano duro. Le imprese attive superano le 23 mila unità e la produzione complessiva si attesta oltre i 4,2 milioni di quintali, con un valore della produzione agricola regionale che supera i 110 milioni di euro. Il solo comparto del grano duro contribuisce per circa 3,27 milioni di quintali e un valore superiore agli 81 milioni di euro, incidendo per circa il 10% sulla produzione lorda vendibile regionale.

Fattori che sostengono la ripresa

Oltre alle condizioni meteorologiche favorevoli, il miglioramento produttivo è favorito da pratiche agronomiche sempre più orientate alla sostenibilità. Rotazioni con leguminose, l’adozione di agricoltura integrata e biologica, insieme alla diffusione della semina su sodo e delle tecniche di agricoltura conservativa, aiutano a preservare la fertilità dei suoli e a contenere le emissioni. Queste scelte gestionali aumentano la resilienza delle aziende e rappresentano una leva per migliorare la qualità delle produzioni nel medio termine.

Valorizzazione locale e filiere

La filiera lucana del grano duro alimenta produzioni di eccellenza: dalla trasformazione in pasta fino a specialità come il Pane di Matera IGP. Sul territorio sono presenti aziende di trasformazione e marchi che valorizzano la materia prima locale, mentre l’orzo sta trovando nuovi spazi produttivi grazie ad operatori come Agroalimentare Sud S.p.A., che fornisce malto sotto il marchio Italmalt a birrifici di rilievo.

Rischi e criticità per le aziende

Nonostante i segnali positivi, restano criticità che possono limitare la piena ripresa: l’aumento dei costi di produzione riduce la capacità di investimento agronomico delle imprese; sul piano sanitario preoccupa la diffusione di fitopatie come ruggini e oidio, che possono compromettere resa e qualità. Un’altra variabile cruciale è il contenuto proteico delle cariossidi, parametro determinante per la valorizzazione commerciale del grano duro.

Politiche aziendali e aggregazione

Per affrontare questi nodi la Cia Agricoltori Basilicata indica alcune direttrici: rafforzare la filiera grano-pasta, aumentare l’aggregazione tra produttori e sostenere gli investimenti in innovazione. La cooperazione tra imprese può favorire l’accesso a sementi certificate, tecnologie e mercati, migliorando la capacità contrattuale e la redditività complessiva.

Ricerca e scenario internazionale

La ricerca gioca un ruolo centrale: durante i Durum Days 2026 il CREA ha illustrato i progressi ottenuti con le Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA), che permettono di sviluppare varietà di grano duro più resistenti alle malattie fungine e agli stress climatici. A Foggia sono già disponibili linee sperimentali con maggiore tolleranza a ruggini e oidio, pronte per le prove in campo e per la valutazione in condizioni reali.

Sul piano mondiale, la società di ricerca Areté ha fotografato una campagna 2026-2026 con aumenti produttivi in molti paesi: il Canada registra un +12% portandosi a circa 7,1 milioni di tonnellate, mentre gli Stati Uniti segnano un +5%, il Nordafrica un +18% e l’Unione Europea un +5%; unica eccezione significativa è la riduzione in Turchia (-16%). L’insieme di questi dati delinea per la campagna un mercato globale in surplus, con scorte elevate che attenuano le oscillazioni di prezzo, pur lasciando aperte preoccupazioni legate a instabilità geopolitica e andamenti delle valute e del petrolio.

In conclusione, la Basilicata si trova in una fase di rilancio della sua cerealicoltura: la combinazione di clima favorevole, pratiche più sostenibili e innovazione genetica offre opportunità concrete, ma la tenuta economica dipenderà dalla capacità delle imprese e delle istituzioni di sostenere investimenti, gestire le fitopatie e valorizzare la qualità del prodotto sul mercato nazionale e internazionale.

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