La discussione sulla riorganizzazione della sanità in Basilicata è tornata al centro del dibattito politico regionale dopo le dure osservazioni del gruppo Pd. Il capogruppo Piero Lacorazza ha risposto alle dichiarazioni dell’assessore alla Sanità Cosimo Latronico, accusando la giunta di aver presentato un piano sanitario regionale che non risponde alle criticità più evidenti del territorio. In questa fase il tema principale resta il rapporto tra le scelte tecniche e la partecipazione politica: secondo l’opposizione, mancherebbe un percorso condiviso con le comunità locali e con il Consiglio regionale.
La polemica non riguarda solo i contenuti ma anche il metodo: Lacorazza sostiene che le decisioni siano state prese al di fuori dei canali istituzionali e che si sia preferito un approccio burocratico piuttosto che politico. Sul tavolo restano riferimenti normativi come il Dm 77/2026, la Dgr 600/2026 e gli obiettivi fissati dal PNRR per le Case di Comunità e gli Ospedali di Comunità. Per l’opposizione questi strumenti non giustificano l’assenza di un confronto vero con amministratori locali, sindacati e associazioni.
Le accuse principali del Pd
Secondo il capogruppo dem, le parole dell’assessore tradiscono contraddizioni e ammissioni implicite di insufficienza nella pianificazione. Lacorazza mette in discussione la natura stessa del documento presentato, chiedendosi se si tratti di un vero piano o di un insieme di adempimenti tecnici finalizzati a rispettare scadenze normative. La critica principale è che la proposta non affronti le questioni calde emerse nelle assemblee pubbliche e nei confronti dei comitati locali, lasciando molti temi sullo sfondo e senza risposte concrete.
Contraddizioni e mancanza di coerenza
L’opposizione sottolinea come alcune dichiarazioni ufficiali sembrino smentire le versioni precedenti fornite dalla giunta: da un lato si parla di «visioni condivise» per la tutela dei cittadini, dall’altro il documento sarebbe stato sottratto al dibattito consiliare e recepito attraverso atti che non hanno favorito la partecipazione. Lacorazza interpreta questo meccanismo come la scelta di responsabilità delegate alle strutture amministrative invece che da un governo politico che si assuma la faccia delle decisioni.
Questioni procedurali e riferimento alle norme
Un nodo cruciale è la procedura adottata per l’approvazione della riorganizzazione: la giunta ha infatti motivato alcune decisioni con la necessità di recepire il Dm 77/2026 e di allinearsi ai target del PNRR. Per il Pd, però, questi riferimenti non esonerano dalla responsabilità di aprire un confronto pubblico tramite il Consiglio regionale e con le comunità interessate. In particolare viene contestata la gestione della Dgr 600/2026, presentata come riforma della medicina territoriale ma percepita da molte realtà locali come insufficiente o lontana dalle esigenze reali.
Ruolo delle assemblee e degli amministratori locali
Lacorazza chiede che il tema venga riportato nella sfera politica: non basta convocare tecnici e dirigenti, serve un percorso partecipato in cui sindaci, consigli comunali, sindacati e associazioni possano valutare gli effetti sul territorio. La raccomandazione è di restituire al Consiglio regionale le funzioni di pianificazione e governo, per consentire una dialettica politica che integri competenze tecniche e istanze territoriali.
La verifica del 31 maggio e le prospettive
Un elemento che ha alimentato ulteriormente la polemica è la scadenza tecnica citata dall’assessore: la verifica ispettiva delle Case di Comunità prevista per il 31 maggio. Per Lacorazza quella data non dovrebbe essere utilizzata come pretesto per un cambio di rotta dopo aver ottenuto risorse o certificazioni, ma come momento per dimostrare la concretezza delle scelte effettuate. L’opposizione teme invece che, superata la verifica, si proceda con ulteriori modifiche senza aver coinvolto adeguatamente il territorio.
Il dibattito rimane aperto e la richiesta del Pd è chiara: maggiore trasparenza, coinvolgimento delle comunità e responsabilità politica. Il confronto pubblico sulle scelte che incidono sui servizi sanitari locali diventerà probabilmente il banco di prova per verificare se la riorganizzazione saprà rispondere ai bisogni reali dei cittadini o resterà un’operazione gestita prevalentemente come adempimento tecnico.



