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Fuga dei giovani dalla Basilicata: le proposte concrete della Cisl per invertire la tendenza

La Basilicata è tra le regioni più colpite dalla crisi demografica e dalla fuga dei giovani. La Cisl Basilicata propone un patto regionale per il lavoro e la coesione generazionale.

Fuga dei giovani dalla Basilicata: le proposte concrete della Cisl per invertire la tendenza

La Basilicata sta affrontando una crisi demografica senza precedenti. Secondo i dati della Cgia di Mestre, in dieci anni la regione ha perso quasi 22 mila giovani nella fascia d’età 15-34 anni, collocandosi al terzo posto tra le regioni italiane più colpite, dopo Calabria e Sardegna. Vincenzo Cavallo, segretario generale della Cisl Basilicata, ha dichiarato che questa situazione rappresenta una minaccia non solo per la demografia, ma anche per la tenuta economica e sociale del territorio nei prossimi vent’anni.

La fuga dei giovani e le proiezioni future

Le proiezioni per il futuro sono altrettanto preoccupanti. Entro il 2029, oltre 25 mila persone lasceranno il lavoro per pensionamento, equamente suddivise tra pubblico e privato. Questo esodo rappresenta un investimento in formazione perduto, a tutto vantaggio di altre regioni spesso già forti. La Cisl Basilicata ha avanzato un pacchetto di cinque proposte concrete per dare vita a un Patto regionale per il lavoro e la coesione generazionale.

Lavoro stabile e contrasto al precariato

Il primo terreno su cui intervenire, secondo la Cisl, è quello del lavoro stabile. È necessario rafforzare e rendere strutturale la decontribuzione Sud per le assunzioni a tempo indeterminato di under 35, prevedendo premialità aggiuntive per le imprese che assumono in Basilicata. Inoltre, va contrastato con decisione il precariato e il lavoro sommerso, che continuano a penalizzare in particolare i settori agricolo e turistico. Servono più ispezioni sul territorio, ma anche accordi con le imprese che responsabilizzino l’intera filiera produttiva.

Un altro aspetto fondamentale è l’incentivazione dei contratti di apprendistato duale e il rafforzamento del collegamento diretto tra istituti tecnici, ITS e imprese locali. Questo è indispensabile per evitare che i giovani lucani, una volta formati, siano costretti a emigrare per trovare un’occupazione coerente con le proprie competenze.

Infrastrutture e insediamento di nuove imprese

La Cisl sottolinea che senza infrastrutture adeguate, nessuna politica del lavoro può dare risultati duraturi. È necessario destinare risorse aggiuntive per l’infrastrutturazione digitale della regione, attuando la proposta di legge regionale sostenuta dalla Cisl di una rete regionale di co-working. Parallelamente, va sostenuto con credito agevolato e attraverso le zone economiche speciali (ZES) l’insediamento di nuove imprese, puntando sui settori in cui la Basilicata ha vocazioni consolidate, come l’energia, l’automotive e l’agroindustria.

Politiche per la conciliazione e la natalità

Nella proposta della Cisl lucana ampio spazio è dedicato alle politiche per la conciliazione e la natalità. È necessario un investimento serio sui servizi alla famiglia, a partire dal potenziamento di asili nido e servizi per la prima infanzia, ancora troppo carenti nei Piccoli comuni. Questo rappresenta una leva che agisce insieme sulla natalità e sull’occupazione femminile. A questo va affiancata un’estensione del welfare contrattuale territoriale, capace di rendere più sostenibile, in concreto, la scelta di restare o di tornare in Basilicata.

Rientro dei talenti e previdenza complementare

Sul fronte del rientro dei talenti, la Cisl propone di introdurre incentivi fiscali regionali per chi, dopo aver studiato o lavorato fuori regione, decide di tornare in Basilicata, sul modello di misure già sperimentate con successo in altre regioni italiane. A questo si dovrebbe affiancare uno sportello unico regionale lavoro-impresa, in grado di mettere in rete opportunità occupazionali, incentivi per l’autoimpiego e supporto concreto alle start-up giovanili.

Infine, la Cisl richiama la necessità di promuovere tra i giovani lavoratori lucani l’adesione alla previdenza complementare, in linea con quanto suggerito dallo stesso studio Cgia, anche attraverso accordi territoriali e campagne informative nei luoghi di lavoro. È altrettanto importante vigilare affinché l’invecchiamento della popolazione non si traduca in un ulteriore impoverimento dei servizi sanitari territoriali, già oggi fragili in molte aree interne della regione.

La Basilicata non può permettersi di perdere altri ventimila giovani nel prossimo decennio. Serve una risposta di sistema, che tenga insieme lavoro, formazione, welfare e infrastrutture. La Cisl è pronta a fare la propria parte al tavolo regionale, ma chiede a Regione, imprese e istituzioni locali un impegno concreto e verificabile, con obiettivi e scadenze precise. Non c’è più tempo per annunci: serve un piano operativo che renda la Basilicata un posto dove i giovani scelgono di restare e costruire il proprio futuro.

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