In Basilicata, ogni euro investito sembra svanire senza lasciare traccia. Un paradosso economico che si ripete da anni, nonostante l’arrivo di ingenti fondi pubblici. Secondo i dati del Centro Studi della Confcommercio il calo della domanda interna innesca un effetto domino che coinvolge produzione e occupazione, in un contesto già segnato da difficoltà industriali decennali.
La situazione è critica: il Pil regionale ha registrato un calo significativo nel 2026, seguito da una ripresa debole e da una nuova frenata nel 2026, con una contrazione dello 0,2%. Un dato in controtendenza rispetto alla debole stabilità nazionale e un Pil pro capite inferiore al 75% della media europea. La crescita regionale è risultata inferiore anche rispetto alla media del Mezzogiorno.
Fondi pubblici in Basilicata: dove finiscono i miliardi?
Tra il 2026 e il 2026, la Basilicata ha ricevuto circa 2,3 miliardi di euro del Pnrr destinati a finanziare oltre cinquemila progetti. Di questi, 1,12 miliardi sono gestiti direttamente dalla Regione, dagli enti sub-regionali e dai Comuni. A questi si aggiungono 1,3 miliardi di Fondi europei Fesr-Fse-Feasr, 1,1 miliardi di Fondi di Coesione e un intervento statale di 147 milioni per le infrastrutture idriche.
Nonostante queste risorse, la crescita economica regionale rimane stagnante. Un fenomeno che solleva interrogativi sul modello di sviluppo lucano, dove il denaro pubblico sembra alimentare un sistema che frena invece di stimolare l’economia.
Il modello lucano di sottosviluppo
In Basilicata, il denaro pubblico finisce spesso in una filiera di distribuzione che coinvolge consulenti, progettisti, imprese e politici. Un sistema in cui i fondi vengono spesi senza generare investimenti produttivi. Secondo gli esperti, un euro investito dovrebbe produrre almeno 1,5 euro ma in questa regione gli euro si spendono senza moltiplicarsi.
Il risultato è un’economia che non decolla, nonostante le risorse disponibili. Un paradosso che riflette un modello di sviluppo inefficace, dove il denaro pubblico finisce per alimentare un sistema che frena invece di stimolare la crescita.
Le conseguenze di un sistema inefficace
Le conseguenze di questo modello sono evidenti: le imprese faticano a vendere, i lavoratori non riescono a mettere insieme pranzo e cena, e l’economia regionale rimane stagnante. Un circolo vizioso che si autoalimenta, nonostante l’arrivo di ingenti fondi pubblici.
In un contesto così complesso, diventa fondamentale ripensare il modello di sviluppo regionale, per trasformare gli investimenti in opportunità concrete di crescita.



