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Avvio delle Case di Comunità nel Marmo Platano Melandro: cosa cambia per i servizi

Regione e sindaci avviano la riorganizzazione dell'assistenza territoriale con verifiche e garanzie per i presidi locali

Avvio delle Case di Comunità nel Marmo Platano Melandro: cosa cambia per i servizi

Nella sala Inguscio della Regione Basilicata si è svolto un confronto istituzionale tra il presidente Vito Bardi, l’assessore alla Salute Cosimo Latronico, il direttore generale dell’Asp di Potenza Giuseppe De Filippis e i sindaci dell’area del Marmo Platano Melandro. L’obiettivo dichiarato è stato allineare il territorio alle indicazioni nazionali per la organizzazione dell’assistenza territoriale mantenendo al centro la tutela dei cittadini. Nel corso del dibattito sono state analizzate le proposte locali e sono emerse convergenze sul percorso di attivazione delle Case di Comunità, viste come evoluzione dei servizi e non come semplice ridimensionamento.

Accordo sulle nuove strutture e la rimodulazione dei servizi

Il tavolo tecnico ha convenuto sulla necessità di procedere con l’apertura delle Case di Comunità previste dal piano regionale, riconoscendo però che l’avvio potrà determinare una fisiologica rimodulazione dell’erogazione delle prestazioni. Tra i punti pratici discussi c’è l’integrazione delle guardie mediche all’interno delle tre sedi di Sant’Arcangelo, Vietri di Potenza e Corleto Perticara, in linea con le indicazioni ministeriali, mentre si è ribadito l’impegno a preservare i presidi già presenti sul territorio per non interrompere la copertura assistenziale.

Garanzie per i presidi locali

Per tutelare la continuità assistenziale i partecipanti hanno previsto misure di salvaguardia: il mantenimento dei punti di guardia medica attivi e la conferma del Poliambulatorio di Muro Lucano all’interno dell’Ospedale di Comunità, considerato un presidio strategico. Si è sottolineato che la riorganizzazione seguirà il Decreto Ministeriale 77 del 2026 e gli adempimenti del Pnrr, con l’obiettivo di evitare vuoti assistenziali e assicurare standard omogenei per i cittadini della zona.

Strumenti previsti dalla riforma

Il percorso di riforma include una serie di strumenti destinati a rafforzare la medicina territoriale: attivazione delle Centrali Operative Territoriali (Cot), potenziamento degli Ospedali di Comunità, e introduzione degli Infermieri di Famiglia e Comunità. Questi elementi sono pensati per avvicinare la cura al paziente e migliorare la presa in carico delle cronicità. Inoltre la riforma spinge sul fronte digitale con un forte impulso alla telemedicina, strumento visto come leva per decongestionare gli ospedali e garantire consulenze specialistiche direttamente sul territorio.

Formazione, numeri e servizi operativi

Tra le misure operative già avviate figura un corso-concorso che porterà all’immissione in servizio di 550 operatori infermieristici dedicati, un investimento sulla componente professionale fondamentale per il nuovo modello. Sono inoltre previsti i numeri unici 116 e 117 per la continuità assistenziale, che semplificheranno l’accesso alle prestazioni fuori orario. Questi interventi sono stati presentati come complementari: formazione del personale, canali di accesso semplificati e tecnologie per la teleassistenza costituiscono insieme il nuovo assetto.

Tempi, verifiche e prossimi passi

Il cronoprogramma prevede passaggi tecnici stringenti: le Case di Comunità saranno sottoposte a verifica ispettiva il 31 maggio, fase obbligatoria prima dell’attivazione completa. Per illustrare i dettagli della riorganizzazione è stata fissata una conferenza stampa per venerdì 22 maggio alle ore 9.30 nella sala Verrastro. Nel frattempo il confronto tra Regione, Asp e amministrazioni comunali proseguirà con incontri simili rivolti ai sindaci degli altri distretti sanitari lucani, per calibrare soluzioni su misura per ogni territorio.

La linea ribadita da Vito Bardi e Cosimo Latronico è quella del dialogo e della collaborazione: non si tratta di scelte a carattere politico, ma di un processo tecnico che richiede condivisione e flessibilità. Le esperienze positive maturate in aree come il Pollino Lagonegrese saranno valutate come possibili modelli da replicare, accompagnando ogni territorio nel tempo necessario all’assestamento. L’intento finale è migliorare, progressivamente e in modo sostenibile, l’efficacia e la prossimità dei servizi sanitari per i cittadini.

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