All’inizio dell’anno scolastico il Comune di Belluno ha distribuito nelle scuole superiori un volume intitolato “Cambiamenti climatici: scenari, sfide, soluzioni”. L’opuscolo, scritto dal presidente dell’Ordine dei geologi del Veneto, Giorgio Giacchetti, contiene affermazioni che mettono in dubbio la responsabilità delle attività umane nel riscaldamento globale, sostenendo che l’attuale aumento di temperatura rientra nei naturali cicli climatici. Questa posizione ha subito attirato l’attenzione di docenti, studenti e diversi enti scientifici.
Il libro contestato: contenuti e finanziamenti
Il volume è stato prodotto grazie a un contributo quasi 30 mila euro erogato dalla Regione Veneto che ha finanziato l’autore. Tra i capitoli, una sezione rilevante afferma: «l’incremento di temperatura cui stiamo assistendo rientra nei naturali cicli climatici e non è causato dalle emissioni antropiche». Questa affermazione contrasta con il consenso scientifico che riconosce le emissioni di gas serra – principalmente CO₂ – come la causa principale del cambiamento climatico attuale. L’opera è stata quindi percepita come una forma di negazionismo climatico introdotta direttamente nel percorso formativo degli studenti.
Reazione dei docenti e degli studenti
Il primo allarme è partito da insegnanti e alunni, i quali hanno contattato il Centro nazionale delle ricerche (CNR) per chiedere una verifica indipendente. Il professor Carlo Barbante, esperto di ricostruzioni climatiche dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, ha analizzato il testo e, nella sua lettera al Comune e alla Regione, ha ribadito che la causa del riscaldamento non è affatto “controversa” e ha richiesto il ritiro immediato del libro. La sua valutazione si è aggiunta a quelle di altre istituzioni accademiche, creando un fronte di opposizione.
Le osservazioni della comunità scientifica
La Società Geologica Italiana ha emesso una dichiarazione ufficiale, sottolineando che “decenni di osservazioni, misurazioni e studi interdisciplinari dimostrano che le attività umane, soprattutto le emissioni di gas a effetto serra, sono la causa principale del riscaldamento globale in atto”. Il presidente Rodolfo Carosi ha evidenziato che, sebbene i cambiamenti climatici siano sempre esistiti, la rapidità con cui si verificano oggi è “assolutamente anomala”. Allo stesso modo, l’Accademia dei Lincei e il dipartimento di Geoscienze dell’Università di Padova hanno espresso forte preoccupazione per la diffusione di contenuti non supportati da evidenze scientifiche nelle scuole.
Il ruolo della ricerca storica del clima
Studi condotti da ricercatori di lunga data mostrano che i grandi cambiamenti climatici del passato si sono verificati nell’arco di migliaia di anni, mentre l’attuale aumento di temperatura si è verificato in pochi decenni. Dall’avvento della Rivoluzione industriale, l’umanità ha immesso miliardi di tonnellate di CO₂ e altri gas serra nell’atmosfera, modificando il bilancio termico terrestre. Questi dati, consolidati da osservazioni satellitari e misurazioni oceaniche, contraddicono netta la tesi sostenuta dal volume di Belluno.
Il dibattito istituzionale: parlamentari, assessori e il rifiuto del ritiro
Il caso è rapidamente salito al livello nazionale. La deputata del Partito Democratico Rachele Scarpa ha presentato un’interrogazione parlamentare, seguita da interventi di Angelo Bonelli (Verdi), Enrico Borghi (Italia Viva) e Ilaria Fontana (Movimento 5 Stelle). Tutti hanno chiesto il ritiro del libro e hanno denunciato la sua diffusione come “pericolosa”. Parallelamente, la parlamentare di AVS Elisabetta Piccolotti ha chiesto al ministro della scuola Giuseppe Valditara di intervenire per eliminare il testo.
La posizione dell’assessora De Kunovich
L’assessora all’Ambiente di Belluno, Lorenza De Kunovich (Forza Italia), ha risposto che “ognuno può dire quello che vuole” e ha affermato che il comune non intende ritirare il volume, poiché la pubblicazione contiene “gli atti di una conferenza” e non pretende di stabilire verità scientifiche. De Kunovich ha inoltre proposto l’organizzazione di un convegno aperto, dove esperti con posizioni differenti possano dibattere, sostenendo che la questione non rientra nelle competenze amministrative.
Il dibattito rimane acceso: da un lato, la comunità scientifica e numerosi parlamentari chiedono la rimozione di un testo considerato fuorviante; dall’altro, l’amministrazione di Belluno difende il diritto di pubblicare materiale di un convegno senza definirne la correttezza scientifica. Nel frattempo, studenti e insegnanti continuano a sollevare dubbi sulla validità di un’opera che può influenzare la formazione di giovani cittadini in un periodo in cui la comprensione del clima è cruciale per le scelte future.



