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Annunci Stellantis all’estero e incertezza a Melfi: le richieste del M5S

Stellantis annuncia nuovi piani a Auburn Hills, mentre ai cancelli di Melfi presidiano da oltre duecento giorni e il Movimento 5 Stelle chiede impegni precisi alla Regione

Annunci Stellantis all’estero e incertezza a Melfi: le richieste del M5S

Negli ultimi giorni il territorio di Melfi è tornato al centro del dibattito dopo la presentazione del piano FaSTLAne 2030 a Auburn Hills, un evento pensato per investitori internazionali che ha confermato la città come hub produttivo e annunciato un quinto modello Alfa Romeo. Allo stesso tempo, sul territorio lucano persistono vertenze aperte che non trovano risposte definitive: i cancelli di alcune aziende sono presidiati da oltre duecento giorni e gruppi di lavoratrici e lavoratori attendono fatti concreti, non solo comunicati. È questo il nodo: la distanza tra le dichiarazioni pubbliche rivolte agli investitori e la sicurezza occupazionale di famiglie e comunità locali.

La presenza in prima linea delle consigliere regionali Alessia Araneo e Viviana Verri del Movimento 5 Stelle ha rimesso al centro la voce di chi subisce la transizione: dalle assemblee ai cancelli della PMC e della Tiberina Melfi, fino al sostegno ai dipendenti di Trasnova, Logitech e Teknoservice, dove settantasei persone sono state messe in cassa integrazione o lasciate a casa mentre dal tavolo al MIMIT non è arrivata una soluzione. Dietro ogni numero ci sono vite intrecciate con un modello produttivo che ha dato decenni di lavoro all’industria italiana senza la certezza del futuro.

La situazione di PMC e il presidio prolungato

La vicenda della PMC rimane la più critica: il presidio ai cancelli dura da oltre duecento giorni, una prova di resistenza civile che chiede risposte precise. Al tavolo del primo aprile al MIMIT è emerso un possibile interessamento di Costruzioni Srl, che propone una riconversione dell’area verso un impianto di bitume e una piattaforma di recupero rifiuti con la disponibilità di principio ad assorbire il personale di PMC e Brose nell’arco di ventiquattro mesi. Si tratta di un elemento da registrare, ma non basta: il progetto non è stato visionato né dai lavoratori né dalle organizzazioni sindacali e per avere certezze è atteso il prossimo incontro dell’8 giugno.

Perché i lavoratori chiedono garanzie

La differenza tra una disponibilità di principio e un impegno vincolante è l’orizzonte temporale e la certezza del reddito per le famiglie coinvolte. Chi presidia i cancelli da sette mesi chiede non promesse generiche ma piani verificabili, scadenze chiare e tutele occupazionali reali: percorsi di riqualificazione che siano accompagnati da contratti, verifiche tecniche e garanzie sui tempi di ricollocazione. Senza questi elementi, anche progetti con potenziale industriale rischiano di rimanere annunci, lasciando in sospeso chi ha dedicato anni al lavoro in fabbrica e all’indotto.

Lo stato dell’indotto e le criticità produttive

Al di là della sola PMC, la mappa delle criticità include Brose, che ha avviato percorsi di riqualificazione ma non ha un futuro produttivo definito, e la Tiberina Melfi, che oggi lavora con carichi inferiori al 30% della forza lavoro disponibile. Per aziende come Trasnova, Logitech e Teknoservice il margine di attesa è ormai esaurito: servono misure che non solo evitino licenziamenti immediati ma favoriscano una ricollocazione rapida e dignitosa. Gli annunci internazionali, per quanto positivi sul piano d’immagine, non risolvono le vertenze locali senza piani di dettaglio condivisi con lavoratori e sindacati.

Il ruolo delle istituzioni regionali

Secondo il Movimento 5 Stelle regionale, la Regione Basilicata deve colmare lo spazio che separa l’annuncio dal posto di lavoro stabilmente garantito. Il presidente Bardi e l’assessore Cupparo sono chiamati a un ruolo operativo nei tavoli del MIMIT, non limitandosi a esprimere apprezzamenti pubblici. Le richieste includono trasparenza sull’utilizzo del Fondo Automotive e la garanzia che le risorse raggiungano prioritariamente chi è in difficoltà prima dell’avvio delle nuove produzioni, affinché la transizione non diventi un trasferimento di rischi sui lavoratori.

Conclusione: tra annunci e diritti dei lavoratori

La sintesi proposta dalle consigliere regionali Araneo e Verri è chiara: stare dalla parte di chi lavora, non dalla parte di chi annuncia. Il Movimento 5 Stelle si impegna a mantenere la presenza ai cancelli, a portare la voce dei lavoratori in Consiglio regionale e a sollecitare un impegno concreto della Regione e del Ministero. Fino a quando non arriveranno risposte verificabili e condivise, il bilancio tra promesse internazionali e sicurezza occupazionale rimarrà in sospeso, con ripercussioni su migliaia di persone dell’indotto e sulle comunità locali.

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