Un gruppo di pazienti dializzati della struttura SM2 di Policoro ha formalizzato un esposto che porta all’attenzione pubblica la grave situazione determinatasi per l’attività dialitica. Noi pazienti affetti da (I.R.C.), insufficienza renale cronica recita il testo, e i firmatari spiegano di sottoporsi da anni a trattamenti salvavita erogati presso il centro. L’iniziativa, sottoscritta da 20 firme è stata inviata ai principali enti competenti per sollecitare interventi e chiarimenti.
Secondo quanto riportato nell’esposto, il responsabile della struttura ha segnalato problemi economici legati a provvedimenti adottati dalla Regione Basilicata e dall’ASM di Matera che hanno portato a una riduzione dei tetti di spesa riconosciuti alla struttura. I pazienti sostengono che questa contrazione finanziaria rende impossibile continuare a garantire il servizio dialitico nelle modalità attuali.
Limite di spesa di 7.500 euro mensili e calcolo dei costi delle sedute
Nell’esposto è indicato che la struttura di Policoro si è vista assegnare un tetto massimo di spesa di € 7.500 mensili cifra che i pazienti giudicano «assolutamente inadeguata ed improponibile». I numeri citati dai firmatari spiegano il motivo della protesta: ogni emodialisi è remunerata con 240 euro e ogni paziente necessita di 3 emodialisi/settimana. Inoltre, la struttura opera con posti dialisi in due turni a giorni alterni una organizzazione assistenziale che implica costi strutturali e logistici difficili da coprire con il tetto assegnato.
Da questi dati emerge la ragione pratica della minaccia di interruzione: i costi dichiarati superano di gran lunga l’importo mensile indicato, rendendo la prosecuzione del servizio non sostenibile sul piano economico per il gestore della struttura. I pazienti avvertono che,
Motivazioni legali e notifica agli enti competenti
I firmatari collegano il rischio di chiusura alla natura del trattamento: l’emodialisi è infatti riconosciuta come un livello essenziale di assistenza (LEA) garantito dal Servizio Sanitario Nazionale per i pazienti con insufficienza renale cronica. Per questo motivo l’esposto segnala profili di possibile rilevanza penale, evocando ipotesi quali l’interruzione di pubblico servizio o di servizio di pubblica necessità, qualora la prestazione salvavita venisse sospesa.
La denuncia è stata inoltrata a una serie di istituzioni: oltre alla Regione Basilicata e all’ASM di Matera sono stati informati la Procura della Repubblica di MT la Prefettura di MT il Ministero degli Interni e il Ministero della Sanità. Con questa catena di comunicazioni i pazienti intendono sollecitare indagini e accertamenti sulle condotte, atti o provvedimenti che, a loro avviso, hanno generato la situazione di danno.
Richiesta di indagini e responsabilità
Nell’esposto i firmatari chiedono esplicitamente che vengano svolte indagini volte ad accertare «eventuali violazioni di legge penalmente rilevanti» nei confronti di qualunque soggetto, compresi titolari di pubbliche funzioni o potestà, che possa essere stato coinvolto in atti antecedenti alla crisi economica della struttura. Tale richiesta è giustificata, secondo i pazienti, dall’urgenza e dalla gravità del potenziale danno alla salute dovuto alla mancata erogazione del servizio dialitico.
I firmatari ribadiscono la loro posizione con determinazione: non intenderanno trasferirsi in altri centri dialisi e dichiarano di essere disposti a mantenere la loro protesta anche «a costo di non effettuare la prestazione salvavita». Le motivazioni richiamano le condizioni fisiche delicate e la difficoltà logistica di raggiungere strutture distanti dalle loro residenze a Policoro e nei paesi limitrofi.
Impatto sui pazienti esterni e turismo sanitario
Tra le conseguenze segnalate dai pazienti vi è anche il danno indiretto ai pazienti provenienti da altre regioni: chi aveva prenotato sedute durante il periodo di vacanza non potrà usufruire del servizio e sarà costretto a rinunciare al soggiorno programmato, con la perdita delle somme anticipate alle strutture ricettive locali. Questo aspetto evidenzia come la sospensione dell’attività non riguardi solo i residenti ma abbia ricadute più ampie sulla fruizione dei servizi sanitari nella zona.
Infine, i firmatari si dicono disponibili a fornire «ogni e qualsiasi chiarimento utile ai fini delle indagini», confermando la volontà di collaborazione con le autorità competenti e ribadendo la serietà della loro protesta. L’esposto rappresenta ora il documento ufficiale che mette in luce un conflitto tra necessità assistenziali e limiti di spesa imposti dalle autorità regionali e aziendali coinvolte.


