Il studio COPE (Contemporary management of acute Pulmonary Embolism) è stato pubblicato sul European Journal of Internal Medicine il 3 ottobre 2026. Una collaborazione tra più di 180 reparti italiani ha permesso di analizzare retrospettivamente 4.415 casi di embolia polmonare acuta evidenziando l’importanza della Angio-TAC nella stratificazione del rischio clinico.
Lo studio COPE: dimensioni e metodologia
Il progetto ha coinvolto unità di Cardiologia, Medicina Interna e Pronto Soccorso distribuite su tutto il territorio nazionale, tra cui l
Dati raccolti e compartimenti coinvolti
Le informazioni includevano età, sesso, comorbidità, stabilità emodinamica e la presenza di sovraccarico cardiaco. La caratteristica distintiva è stata la distinzione tra emboli centrali (coinvolgenti i vasi principali) e periferici (rami secondari). Il Angio-TAC del torace, capace di visualizzare l’intero albero vascolare polmonare, è stato lo strumento diagnostico principale per questa classificazione.
Angio-TAC e valore prognostico della localizzazione centrale
I risultati mostrano che, sebbene la stabilità emodinamica rimanga il fattore determinante, la presenza di un embolo in sede centrale duplica il rischio di mortalità specifica per embolia polmonare entro i primi 30 giorni. Inoltre, i pazienti con trombi centrali hanno mostrato una maggiore probabilità di peggioramento clinico nelle settimane successive.
Implicazioni cliniche per i pazienti a rischio intermedio
Per i soggetti classificati a rischio intermedio la localizzazione centrale del trombo rappresenta un marcatore aggiuntivo utile a decidere un monitoraggio più serrato o l’impiego di terapie più aggressive, evitando interventi inutili nei casi a rischio più basso.
Commenti di esperti lucani e prospettive future
Il dott. Edoardo Pennacchio primario del Pronto Soccorso dell’ospedale San Giovanni di Dio di Melfi, ha sottolineato come la correlazione tra sede dell’embolo e outcome clinico fornisca “un ulteriore parametro per costruire percorsi assistenziali più mirati”. Il direttore generale dell’AOR San Carlo, Giuseppe Spera ha evidenziato che l’integrazione tra assistenza d’emergenza e ricerca di alto livello permette di tradurre rapidamente le evidenze scientifiche nella pratica quotidiana, a beneficio dei pazienti.



