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Sanità in Basilicata: perché il piano socio-sanitario divide politica e territori

La tensione tra Consiglio regionale e comunità locali si è acuita sul piano socio-sanitario: da un lato richieste di ritiro e legge di iniziativa popolare promossa dalla Cgil, dall'altro la Giunta che invoca il rispetto del Decreto Ministeriale numero 77 del 2026 e un cronoprogramma per le Case della Comunità.

Sanità in Basilicata: perché il piano socio-sanitario divide politica e territori

Il clima politico intorno alla riorganizzazione della sanità territoriale in Basilicata è tutt’altro che sereno. Da un lato il consigliere regionale Roberto Cifarelli, del Gruppo misto, chiede il ritiro immediato del Piano socio-sanitario e sostiene la legge di iniziativa popolare promossa dalla Cgil. Dall’altro la Giunta guidata da Vito Bardi difende la propria linea, sottolineando che le scelte sono dettate da obblighi normativi nazionali e da un cronoprogramma preciso.

La disputa riguarda in particolare la rimodulazione dei servizi di continuità assistenziale e la presunta perdita di presidi nei piccoli centri. Cifarelli parla di metodo di governo inaccettabile e denuncia uno smantellamento delle guardie mediche, citando episodi come quello di Maschito e le proteste spontanee a Senise, nel Marmo Platano Melandro e nel distretto Lagonegrese-Pollino. La Giunta, invece, insiste sul fatto che la riforma è un percorso di adeguamento alle direttive nazionali e al Pnrr.

La posizione dell’opposizione e le richieste sul territorio

Secondo Cifarelli, la Giunta dovrebbe fare un «bagno di umiltà»: fermare provvedimenti che, a suo avviso, sguarniscono servizi essenziali nei piccoli comuni e aprire un confronto stabile con la Conferenza dei sindaci. L’accusa centrale è che le decisioni siano prese in modo frammentario, con tagli lineari camuffati da riorganizzazione e con deroghe concesse solo dopo la mobilitazione popolare. Per l’opposizione la salubrità del servizio non può dipendere dal livello di protesta: la programmazione deve tutelare tutte le comunità, non essere una risposta emergenziale ai ritmi della piazza.

La mobilitazione e la legge di iniziativa popolare

La proposta lanciata dalla Cgil e sostenuta da vari sindaci mira a fermare quello che viene definito uno smantellamento dei presidi minimi. Le piazze piene hanno ottenuto incontri d’urgenza e promesse locali, ma per Cifarelli si tratta di soluzioni tampone anziché di una strategia coerente. Il riferimento più volte ribadito è alla delibera di riorganizzazione territoriale numero 600 del 2026 e al piano approvato a febbraio, che per l’opposizione vanno ritoccati o ritirati.

La risposta della Giunta e i riferimenti normativi

La Giunta regionale, attraverso il capo di Gabinetto Gianpiero Perri, ha incontrato una delegazione di Senise per raccogliere istanze e criticità. Perri ha chiarito che le scelte si muovono nell’ambito di obblighi sanciti a livello nazionale, citando il Decreto Ministeriale numero 77 del 2026 e le delibere regionali (Delibera di Giunta numero 948 del 2026 e Delibera del Consiglio numero 506 del 2026). La linea ufficiale è quindi quella di rispettare normative e cronoprogrammi per garantire i finanziamenti e la sostenibilità del sistema.

Disponibilità al dialogo

La Giunta ha ribadito la completa disponibilità al confronto: tutte le segnalazioni raccolte saranno trasferite al presidente Bardi e all’assessore alla Salute Cosimo Latronico per una valutazione condivisa. Sul tavolo c’è la necessità dichiarata di conciliare vincoli normativi, obiettivi del Pnrr e difesa dei servizi sul territorio, con la promessa di ascoltare le proposte locali per eventuali adattamenti.

Il progetto operativo: cosa cambia sul campo

Nella presentazione della riforma la Giunta ha insistito sul concetto di riqualificazione piuttosto che di taglio. Il piano prevede l’attivazione di Case della Comunità e di Centrali Operative Territoriali, con l’obiettivo di portare assistenza più capillare sul territorio e alleggerire il carico degli ospedali. Sono previste forme di medicina d’iniziativa, investimenti in telemedicina e piani di reclutamento per rafforzare il personale sanitario.

Le misure nelle aziende sanitarie

Per l’ASP Potenza sono già attive 4 COT, con 13 Case della Comunità e 3 Ospedali di Comunità; il cronoprogramma prevede l’avvio scaglionato dei distretti dal 25 maggio e il debutto del Numero Unico 116-117 in concomitanza con l’attivazione delle singole strutture. Per l’ASM Matera il modello prevede 3 hub con continuità H24 (Irsina, Montalbano Jonico, Montescaglioso) e 3 spoke (Ferrandina, Garaguso, Tursi), supportati dalle COT di Matera e Policoro e dagli Ospedali di Comunità di Tinchi e Stigliano.

La riforma, nelle intenzioni della Giunta, sarà accompagnata da nuove assunzioni e percorsi formativi: negli ultimi anni sono state reclutate quasi 800 unità, è previsto il percorso formativo per 500 infermieri di famiglia e comunità e l’assunzione di 263 unità aggiuntive. L’obiettivo dichiarato è stabilizzare il personale e rafforzare la continuità assistenziale sul territorio.

Lo scontro politico resta acceso e la posta in gioco è alta: da un lato la necessità di rispettare norme e obiettivi finanziari, dall’altro la tutela dei servizi locali e la richiesta di un confronto permanente con i sindaci. Monitorare l’evoluzione del piano, la tenuta delle guardie mediche e l’effettiva operatività delle Case della Comunità sarà fondamentale per capire se la riforma sarà percepita come una reale riqualificazione o come un depotenziamento delle cure di prossimità.

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