In un caso che ha suscitato grande attenzione, il giudice monocratico Giulia Volpe ha respinto il ricorso presentato da Eni Spa, confermando una sanzione amministrativa di 541.029,34 euro per il ritardo nella comunicazione del superamento delle Concentrazioni soglia di contaminazione (Csc) nel Centro olio di Viggiano. La sentenza rappresenta un importante precedente nel campo della tutela ambientale.
La vicenda ruota attorno alla mancata tempestiva segnalazione da parte di Eni del superamento dei limiti di contaminazione previsti dal Testo unico ambientale per i siti ad uso verde pubblico, privato e residenziale. Il ritardo nella comunicazione è stato di ben 541 giorni, un periodo che ha sollevato questioni rilevanti in materia di responsabilità ambientale.
Le motivazioni della sentenza
Il giudice Volpe ha basato la sua decisione sul principio di precauzione e sulla giurisprudenza della Corte di Cassazione, sottolineando l’obbligo di segnalare tempestivamente qualsiasi minaccia di danno ambientale. La sentenza ha stabilito che l’omissione o il ritardo nella segnalazione dei superamenti Csc costituisce un illecito amministrativo autonomo, indipendentemente dalla natura del superamento o dalla difesa della società.
La Provincia di Potenza, rappresentata dall’avvocato Emanuela, ha sostenuto che Eni era obbligata a comunicare tempestivamente il superamento delle Csc in quanto queste configurano una minaccia di danno ambientale. L’illecito sanzionato non riguarda l’accertamento delle responsabilità materiali di un possibile inquinamento, ma piuttosto l’inottemperanza formale, ovvero il ritardo nella comunicazione.
La difesa di Eni
La difesa di Eni ha cercato di dimostrare l’illegittimità della sanzione, basandosi su diversi punti normativi e tecnici. Il legale della società, Luca Meli, ha sostenuto che i valori riscontrati erano valori di fondo naturali del terreno e non il risultato di un inquinamento legato alle attività di Eni. Inoltre, ha affermato che la società non era tenuta alla comunicazione poiché non operava nell’area come operatore interessato e i dati erano comunque già accessibili all’Arpab.
Eni ha anche richiamato l’articolo 30 della Legge regionale della Basilicata 35/2018, sostenendo che questo escludeva l’obbligo di notifica per la specifica tipologia di matrici coinvolte. Tuttavia, queste argomentazioni non hanno convinto il giudice, che ha confermato la sanzione.
Le implicazioni della sentenza
La sentenza del giudice Volpe ha importanti implicazioni per il settore energetico e la tutela ambientale. Sottolinea l’importanza della tempestività nella segnalazione di potenziali minacce ambientali, indipendentemente dalla prova di un danno concreto. Questo principio è fondamentale per garantire la trasparenza e la responsabilità delle aziende operanti in settori ad alto impatto ambientale.
La decisione rappresenta un passo avanti nella tutela dell’ambiente, rafforzando l’obbligo delle aziende di comunicare tempestivamente qualsiasi superamento delle soglie di contaminazione. Questo non solo protegge l’ambiente, ma assicura anche che le autorità possano intervenire rapidamente per prevenire danni maggiori.



