Tra le faggete della Sellata le sterrate del Bosco di Rifreddo e gli argini del Pantano di Pignola la MTB trova un terreno ideale per chi vuole iniziare senza stress. Il territorio offre pendenze moderate, fondi vari e panorami che ripagano lo sforzo. Per muovere i primi passi serve metodo: una tecnica essenziale, scelte di percorso coerenti e qualche rituale di sicurezza rendono l’esperienza fluida, evitando errori tipici dei debutti.
Questo tutorial raccoglie le basi operative per pedalare tra Potenza e Appennino lucanoposizionamento in sella gestione della frenata impostazione delle curve controllo sui fondi sconnessi. A seguire, una selezione di itinerari per principianti, con indicazioni su attrezzatura e manutenzione minima. L’obiettivo è accompagnare su terreni reali e tipici della zona, evitando complicazioni e massimizzando il divertimento.
Posizionamento in sella: equilibrio e comfort
La postura in MTB nasce dal compromesso tra efficienza e controllo. Su sterrate lucane, una posizione neutra funziona nella maggior parte dei casi: mani leggere sul manubrio, gomiti leggermente aperti, spalle rilassate e sguardo avanti oltre la ruota. Il bacino resta centrato, con peso distribuito tra sella e pedali; la cadenza intorno a 70-90 rpm aiuta a gestire le salite brevi e i cambi di fondo. In discesa, abbassare leggermente il busto e arretrare di pochi centimetri sposta il baricentro, liberando la ruota anteriore da carichi eccessivi su pietrisco e radici.
L’altezza sella si regola per garantire un’estensione quasi completa della gamba al punto morto inferiore, mantenendo una leggera flessione del ginocchio. Una reggisella telescopica semplifica l’adattamento: alta in salita per efficienza, bassa in discesa per maneggevolezza. Sugli sterrati del Pantano di Pignola la posizione neutra consente di pedalare a lungo senza affaticare spalle e collo; sui singletrack della Sellata la transizione rapida tra assetti rende più sicuro ogni cambio di pendenza.
Frenata: modulazione e punti di controllo
La gestione dei freni è l’arte della modulazione. In discesa, il 70-80% della potenza arriva dall’anteriore, ma va dosata con decisione e progressività. Prima di un tornante o di una curva su ghiaia, conviene impostare una frenata anticipata in rettilineo, rilasciando progressivamente per lasciare la bici libera in appoggio. Sui tratti di Rifreddo, dove le pietre affiorano, frenare a bici dritta riduce il rischio di bloccaggi e perdite d’aderenza. Le dita restano pronte sulle leve, un dito per lato è sufficiente con impianti a disco moderni.
Scegliere “punti di controllo” visivi aiuta: alberi, massi o cambi di pendenza segnano dove iniziare la decelerazione. Su sterrati compatti, la frenata può essere più decisa; su fondi smossi, meglio distribuire la pressione tra anteriore e posteriore e allungare i tempi. Regolare l’angolazione leve intorno ai 30 gradi rispetto al terreno favorisce una presa naturale. Un breve test di bite point all’inizio del giro conferma la costanza della risposta, utile nei percorsi a quota variabile come alla Sellata-Pierfaone.
Curve: linee pulite nei boschi lucani
Tra boschi e vecchie piste forestali, la curva pulita nasce da tre fasi: ingresso, appoggio, uscita. L’ingresso richiede sguardo lontano, riduzione della velocità in anticipo e scelta della linea esterna quando il fondo lo consente. L’appoggio avviene inclinando la bici più del corpo, con pedale esterno in basso a fare leva. In uscita, si riapre progressivamente, mantenendo il busto stabile. Sui trail con fogliame o aghi di pino, tipici di Rifreddo, l’aderenza cambia rapidamente: meglio privilegiare linee ampie e gesti morbidi.
Nei tornanti stretti della Sellata la tecnica del nose press (leggera pressione dell’anteriore durante la rotazione) non è necessaria per i principianti: basta spezzare la curva in micro-traiettorie, avanzare lo sguardo e accompagnare con le spalle. Lavorare con micro-correzioni sul freno posteriore stabilizza la coda su ghiaia fine. Evitare sforbiciate di manubrio e correzioni tardive riduce lo sforzo e mantiene la ruota anteriore incollata alla traccia scelta.
Fondi sconnessi: pietra, radici e drenaggi
I terreni dell’Appennino lucano alternano pietrisco radici e tratti compattati. Su rocce affioranti, alleggerire la ruota anteriore con un piccolo unweighting migliora la scorrevolezza; sulle radici bagnate, la linea più dritta riduce il tempo di esposizione e il rischio di scivolare. Abbassare leggermente la pressione gomme entro i limiti del produttore aumenta l’impronta a terra: per coperture da 2.3-2.4” con tubeless, pressioni indicative tra 1.5 e 1.9 bar, da adattare a peso e stile. Evitare zigzag su ciottoli mobili: meglio una traiettoria decisa e corta.
Nei solchi di drenaggio o cunette, l’approccio è perpendicolare e con braccia morbide per assorbire il colpo. In discesa lunga su ghiaia, micro-pause di pedalata permettono di riorganizzare assetto e respiro. Ricordare che il grip varia con quota ed esposizione: nei versanti ombreggiati sopra Pignola l’umidità persiste più a lungo. Una gestione fluida, più che rapida, consente di “leggere” il terreno e mantenere margine di sicurezza.
Percorsi facili tra Potenza, Pignola e Sellata
– Anello del Pantano di Pignola percorso per principianti su strade bianche e passerelle, quasi pianeggiante. Ideale per lavorare su cadenza, posizione neutra e frenata anticipata senza stress. Lunghezza consigliata 8-15 km a seconda del tempo disponibile.
– Sterrata del Bosco di Rifreddo (area Pignola): salita dolce nel bosco con discese brevi su fondo compattato e tratti di aghi. Ottimo per esercitare le curve a bassa velocità e la gestione delle radici. Evitare dopo piogge intense per fango in alcuni segmenti.
– Sellata-Pierfaone – vie forestali basse: accessi su carrarecce con pendenze moderate. Perfette per provare cambi assetto sella alta/bassa e testare la modulazione dei freni su ghiaia. Tenersi sotto i 600-800 metri di dislivello cumulato nelle prime uscite.
– Argini del Basento (tratti sterrati prossimi a Potenza): segmenti d’allenamento lineari, utili per costruire resistenza e lavorare sul ritmo. Fondo misto ghiaia-terra, esposizione al vento variabile. Portare una giacca leggera nei mesi più freschi.
Sicurezza, attrezzatura e manutenzione minima
Il casco è obbligatorio, meglio se con MIPS o sistemi equivalenti. Guanti interi, occhiali trasparenti o fotocromatici e ginocchiere leggere aumentano il margine. Portare sempre kit riparazione con camera di scorta o plug per tubeless, mini-pompa, leve smontacopertoni e multiutensile. Una borraccia da 750 ml o sacca idrica copre giri di 90 minuti; aggiungere una barretta nei percorsi della Sellata dove le risalite possono allungarsi. Impostare una regola personale: se il fondo peggiora oltre le proprie capacità, si scende e si cammina fino al tratto sicuro.
Prima di uscire: controllare freni (pastiglie sopra 0,8-1 mm), serraggi manubrio/ruote, pressione gomme. Lubrificare la catena con olio adatto a secco o umido in base alla giornata e rimuovere l’eccesso. Dopo il giro: pulizia leggera con panno, verifica eventuali tagli sulle coperture, controlli visivi su crepe o allentamenti. Una manutenzione minima ma costante previene problemi sul campo. Con progressione, tecnica essenziale e percorsi adatti, l’Appennino lucano diventa la palestra perfetta per consolidare le basi della MTB.



