In un contesto di crescente tensione politica, la Consulta Statutaria della Basilicata ha dichiarato inammissibile il quesito referendario per l’abolizione dei minivitalizi dei consiglieri regionali. Questa decisione ha suscitato immediate reazioni, soprattutto tra i giovani lucani, che vedono in questa scelta un ulteriore passo indietro nella partecipazione democratica.
La Rete degli Studenti Medi Basilicata ha espresso forte dissenso, definendo la decisione un grave affronto al principio di partecipazione democratica. Nonostante la legittimità procedurale della richiesta referendaria, la Consulta ha negato il diritto di voto ai cittadini lucani, sostenendo che l’indennità differita dei consiglieri regionali costituirebbe una forma di tutela costituzionalmente necessaria.
La contraddizione temporale: dodici anni senza indennità differita
La motivazione della Consulta ha sollevato numerose perplessità. Infatti, la Regione Basilicata ha funzionato senza alcuna indennità differita per i consiglieri regionali per oltre dodici anni dal 2013 al 2026. Solo nel il Consiglio regionale ha deciso di introdurre questo nuovo istituto. Oggi, a pochi mesi dalla sua approvazione, si sostiene che la sua eliminazione produrrebbe un vuoto costituzionalmente intollerabile.
La domanda che sorge spontanea è: se l’ordinamento regionale ha potuto funzionare legittimamente senza indennità differita per così tanto tempo, perché ora la sua eliminazione sarebbe improvvisamente intollerabile? La Rete degli Studenti Medi Basilicata non condivide questa motivazione, definendola profondamente contraddittoria.
La reazione del Comitato promotore e le prospettive future
Il Comitato promotore del referendum ha parlato di democrazia sospesa sostenendo che la Consulta abbia confermato la necessità di attuare gli strumenti di partecipazione popolare previsti dallo Statuto regionale. I promotori chiedono ora al Consiglio regionale di intervenire direttamente sulla disciplina dei minivitalizi, eliminando quelli che definiscono privilegi ancora presenti.
Il Comitato ha anche annunciato di valutare un ricorso contro la decisione della Consulta, sottolineando che la stessa Consulta ha riconosciuto la possibilità di riformare i minivitalizi con un nuovo tipo di referendum, previsto dallo Statuto ma mai attuato dal Consiglio regionale. Questo riconoscimento, secondo i promotori, conferma che in Basilicata si vive in una democrazia sospesa in cui il Consiglio regionale tiene in ostaggio i diritti di partecipazione politica di tutti i cittadini lucani.
Le criticità dei minivitalizi
La Consulta statutaria ha chiarito che il minivitalizio si può cambiare, eliminando l’alibi dell’intoccabilità. I promotori del referendum hanno evidenziato che i consiglieri regionali non possono avere due sistemi contributivi, poiché beneficiano già dei contributi figurativi per gli anni in carica.
Inoltre, l’età di accesso alla seconda pensione va agganciata all’età pensionabile di tutti gli altri cittadini, e il metodo di calcolo deve far pesare gli anni di carica come qualsiasi altro anno di lavoro, senza favoritismi. Finché non si procede in questa direzione, le indennità differite non saranno pensioni contributive, ma privilegi antichi e inaccettabili.
La decisione della Consulta ha acceso un dibattito acceso tra i giovani lucani, che vedono in questa scelta un ulteriore ostacolo alla partecipazione democratica. La Rete degli Studenti Medi Basilicata ha annunciato di continuare la lotta nelle scuole e nelle piazze contro una classe dirigente che continua a difendere i propri interessi personali, a discapito dei cittadini.



