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Legge di Bilancio 2026: le scelte del governo tra energia, difesa e previdenza

Il governo Meloni si prepara alla Legge di Bilancio 2026 con scelte complesse su energia, difesa e previdenza, tra vincoli europei e pressioni interne

Legge di Bilancio 2026: le scelte del governo tra energia, difesa e previdenza

Il governo italiano è alle prese con la preparazione della Legge di Bilancio 2026 l’ultima di questa legislatura. La sfida è complessa: bilanciare le esigenze interne con i vincoli europei, in un contesto economico ancora fragile. Le scelte su energiadifesa e previdenza saranno decisive per il futuro del Paese.

La strada verso la manovra è segnata da due scadenze fondamentali: il 22 settembre quando arriverà la certificazione definitiva sul rapporto deficit/Pil 2026 e il 15 ottobre termine per l’invio a Bruxelles del Documento di programmazione di bilancio. Se il deficit resterà al 3,1% come previsto, l’Italia non potrà chiudere la procedura per disavanzo eccessivo aperta dall’Unione europea nel 2026.

La strategia del governo per la flessibilità Ue

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha delineato la strategia italiana per sfruttare al meglio la flessibilità europea. Il governo chiederà il massimo concesso per l’energia, ovvero lo 0,6% del Pil e lo 0,9% cumulato fino al 2028 per la difesa. In termini assoluti, si tratta di 35-36 miliardi di cui circa 14 miliardi per l’energia e 21-22 miliardi per la difesa.

Giorgetti ha sottolineato che le risorse della clausola di salvaguardia europea saranno destinate esclusivamente a interventi capaci di produrre effetti duraturi sulla sicurezza energetica nazionale escludendo misure emergenziali come riduzioni delle accise o sostegni temporanei ai consumatori. Sul fronte della difesa, il governo punta a utilizzare lo 0,9% del Pil una quota inferiore rispetto al massimo teoricamente previsto.

Il nodo Safe e il confronto con Bruxelles

Al centro del confronto c’è anche il programma europeo Safe lo strumento Ue nato per promuovere sistemi di difesa comuni. Giorgetti ha spiegato che l’eventuale utilizzo del programma dovrà essere compatibile con le regole europee sul finanziamento della difesa e con i tempi di realizzazione dei progetti. La decisione finale definirà l’equilibrio tra le nuove esigenze di sicurezza energetica e gli investimenti nella difesa, mantenendo il vincolo della sostenibilità dei conti pubblici.

Le tensioni interne sulla previdenza

Tra i temi più caldi c’è quello previdenziale. Con l’addio di Quota 103 e Opzione Donna dal 2027 è previsto l’adeguamento automatico dei requisiti alla speranza di vita, con la pensione di vecchiaia che salirebbe a 67 anni e un mese e quella anticipata a 42 anni e 11 mesi per gli uomini. La Lega però, punta a evitare questo scatto e a introdurre un’uscita anticipata fissata a 64 anni e una Quota 41 flessibile.

Si tratta di misure che dividono la maggioranza, anche per gli elevati costi sul lungo periodo, e che richiederebbero un compromesso per non gravare eccessivamente sui conti dell’Inps. Sul piano fiscale, l’obiettivo condiviso da più partiti è estendere l’aliquota Irpef del 33% ai redditi fino a 60.000 euro rispetto all’attuale soglia di 50.000 con un costo stimato di 3-4 miliardi di euro.

Le altre proposte sul tavolo

Forza Italia spinge per l’estensione della flat tax incrementale alle partite Iva, il cashback sanitario e l’abolizione del bollo auto. Sul tavolo ci sono anche un possibile riordino del bollo auto legato alle emissioni inquinanti, l’ipotesi di un’aliquota agevolata del 5% sugli affitti destinati agli under 35 e una revisione delle aliquote Iva.

Per finanziare il pacchetto, Giorgetti guarda a una revisione della spesa dei ministeri e, secondo alcune indiscrezioni, anche al contributo delle banche, ipotesi cara alla Lega. La dote complessiva della manovra non è stata quantificata ufficialmente, ma alcune fonti di maggioranza parlano di una cifra compresa tra 15 e 40 miliardi di euro a seconda degli spazi che si apriranno con l’uscita dalla procedura per disavanzo eccessivo.

Il nodo di fondo rimane costruire una manovra dal sapore elettorale senza intaccare la credibilità finanziaria dell’Italia sui mercati internazionali. Una sfida complessa, ma necessaria per garantire stabilità e crescita al Paese.

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