13 Giugno 2026 ☀ 18°

Imu 2026, perché pagare varia molto da città a città

L'Imu 2026 evidenzia forti disomogeneità tra capoluoghi: Matera risulta più onerosa di Potenza per le seconde case, mentre Roma e alcune città liguri registrano valori molto superiori alla media nazionale. Il confronto coinvolge acconti, importi annui e il ruolo delle rendite catastali.

Imu 2026, perché pagare varia molto da città a città

Il panorama fiscale sull’IMU 2026 mostra una geografia delle tasse molto disomogenea: chi possiede una casa in certe città paga somme che possono essere decine o centinaia di percentuali superiori rispetto ad altri capoluoghi. La distinzione riguarda tanto le seconde case quanto le abitazioni principali di lussoe coinvolge parametri come aliquote comunali, rendite catastali e delibere locali.

Lo studio che ha mappato questi divari mette in evidenza numeri concreti: si passa da casi in cui l’acconto IMU è nell’ordine di poche centinaia di euro fino a situazioni in cui supera il migliaio. La scadenza dell’acconto del 16 giugno 2026 rappresenta il momento in cui molti proprietari si confrontano con la realtà di queste differenze.

Confronto Matera-Potenza: la situazione in Basilicata

In Basilicata emerge un divario fiscale significativo tra i due capoluoghi regionali. Per una seconda casa a Matera l’acconto stimato è pari a 326 euro e il pagamento annuo totale a 653 euro. Nel capoluogo vicino, Potenza, per immobili analoghi si registra un carico inferiore di circa il 10% rispetto a Matera. Questa differenza si accentua sulle unità di fascia alta: le abitazioni di lusso a Matera risultano tassate intorno al 15% in più rispetto alle abitazioni di fascia media nello stesso territorio.

Fattori che spiegano il gap regionale

Il motivo principale del divario non è un singolo elemento, ma la combinazione di tre variabili: le aliquote deliberate dai singoli Comuni, le rendite catastali utilizzate come base imponibile e le scelte amministrative legate al fabbisogno dei bilanci comunali. Il risultato è che cittadini con patrimoni immobiliari simili possono finire per pagare importi molto diversi a seconda del comune di residenza.

Le città più care e il quadro nazionale

A livello nazionale la media per una seconda casa si attesta su 489 euro di acconto e 979 euro annui, ma gli scarti territoriali sono ampi. Il caso estremo è Roma: per una seconda casa con rendita media la stima annua arriva a 3.499 euro, con un acconto dovuto il 16 giugno pari a 1.749 euro. Al contrario, ci sono capoluoghi come Palermo dove il totale annuo è stimato a 391 euro (acconto 195 euro).

Altre grandi città che superano la media nazionale sono Milano (acconto 1.479 euro, totale 2.957 euro), Venezia e Torino. Per le abitazioni di lusso la classifica cambia: Venezia svetta con circa 3.001 euro annui, seguita da Roma e Milano. Le differenze mostrano come il peso fiscale non derivi solo dalle aliquote ma anche dalla valutazione catastale degli immobili.

Impatto sulle pertinenze: garage e cantine

Il carico non riguarda solo le unità abitative: per garage e cantine le variazioni sono marcate. La media nazionale per una cantina è di 44 euro l’anno, ma a Roma la spesa sale fino a 175 euro; sui garage la media è 107 euro e nella capitale arriva a 447 euro. Al contrario, città come Imperia o Avellino registrano importi molto contenuti per le pertinenze.

Il caso Liguria: pesi diversi tra capoluoghi

In Liguria lo studio evidenzia che tre capoluoghi su quattro applicano un carico sulle seconde case superiore alla media nazionale. La Spezia è il più oneroso (acconto 708 euro, totale 1.416 euro), seguita da Genova (673 euro di acconto, 1.346 euro annui) e Savona (526 euro di acconto, 1.053 euro annui). Imperia si colloca invece sotto la media nazionale (acconto 391 euro, totale 783 euro).

I responsabili sindacali locali richiamano l’attenzione sul fatto che la fiscalità comunale dovrebbe essere valutata anche in termini di equità e di collegamento diretto con i servizi offerti ai cittadini come manutenzione urbana, mobilità e assistenza sociale. Le differenze nelle rendite catastali e nelle aliquote spiegano in parte perché città con aliquote nominalmente simili possano generare gettiti molto diversi.

Lo spaccato territoriale e i numeri dell’IMU 2026 anticipano il confronto politico e tecnico che investirà la prossima legge di bilancio, con richieste di revisione del catasto e meccanismi di tutela per le fasce più fragili. Fino ad allora, il 16 giugno 2026 rimane la data chiave per l’acconto che molti proprietari dovranno versare.

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