L’Osservatorio astronomico di Toppo di Castelgrande, un tempo fiore all’occhiello della ricerca astronomica italiana, versa oggi in uno stato di degrado e abbandono. Le consigliere regionali del Movimento 5 Stelle Basilicata Alessia Araneo e Viviana Verri, hanno depositato un’interrogazione a risposta scritta per fare luce sulla situazione critica della struttura.
Durante un sopralluogo, le consigliere hanno riscontrato gravi problemi nella struttura principale, negli ambienti interni e nelle apparecchiature. Il telescopio TT1 con il suo specchio primario di circa 1,5 metri uno dei più grandi strumenti astronomici operanti in Italia al momento dell’installazione, non è oggi in funzione.
Un centro di ricerca abbandonato
L’Osservatorio non è nato come attrazione turistica, ma come centro di ricerca astronomica di rilevanza nazionale costruito con risorse pubbliche, anche europee, nell’ambito del POP-FESR 1989-1993. La sua collocazione a oltre 1.200 metri di quota era stata studiata per garantire condizioni favorevoli all’osservazione con poca luce artificiale e un orizzonte ampio.
Oggi, le poche attività scientifiche che continuano a svolgersi lì dipendono dall’iniziativa personale dell’astronomo Sergei Schmalz che con strumenti di minori dimensioni collocati in una struttura adiacente segue satelliti, asteroidi, oggetti artificiali in orbita e detriti spaziali. Schmalz tiene in piedi da solo una rete di rapporti scientifici internazionali che l’istituzione pubblica avrebbe dovuto sostenere e non ha sostenuto.
Le richieste delle consigliere regionali
Le consigliere Araneo e Verri hanno chiesto che Sergei Schmalz venga ascoltato in audizione nella III Commissione consiliare permanente. Chi è rimasto a lavorare in quel sito ogni giorno può dire al Consiglio regionale, meglio di qualsiasi relazione amministrativa, in che condizioni sono gli immobili e gli strumenti, che cosa servirebbe per riportare in funzione il telescopio e quali collaborazioni scientifiche la Basilicata sta perdendo mentre discute di ristrutturazioni annunciate.
Nel dicembre 2018, la Regione Basilicata ha firmato un protocollo per il rilancio dell’Osservatorio con il Comune di Castelgrande l’Inaf-Osservatorio di Capodimonte l’Università degli Studi della Basilicata e la Scuola di ingegneria aerospaziale della Sapienza. A distanza di anni, non è dato sapere che cosa di quel protocollo sia stato effettivamente realizzato.
La situazione finanziaria
Sul versante finanziario, le consigliere chiedono un rendiconto puntuale. Risulta un finanziamento regionale di circa 295.000 euro che risale al 2014, un intervento di circa 230.000 euro inserito nella Strategia dell’Area interna Marmo-Platano, e un intervento da 2.500.000 euro denominato «Potenziamento e sistemazione dell’Osservatorio astronomico Toppo», iscritto nella programmazione delle opere pubbliche del Comune di Castelgrande.
Le consigliere vogliono sapere se dietro quei 2,5 milioni ci sia una copertura reale o soltanto un annuncio. Hanno chiesto alla Giunta regionale di dire con chiarezza quali finanziamenti regionali, statali ed europei siano stati destinati all’Osservatorio dalla sua realizzazione a oggi e come siano stati utilizzati.
La situazione critica della struttura
La struttura si trova ad alta quota ed è esposta a gelo, neve, vento, infiltrazioni, umidità, forti escursioni termiche. Ogni mese senza manutenzione ordinaria produce danni che rischiano di diventare irreversibili agli immobili, alla cupola, agli impianti e alla strumentazione scientifica. A questo si aggiunge lo stato della strada comunale di accesso, molto dissestata, che di fatto limita la fruibilità del sito.
Le consigliere hanno chiesto interventi immediati per impedire che il degrado avanzi ulteriormente nel tempo necessario a definire un nuovo assetto gestionale. Hanno anche chiesto che la Regione convochi con urgenza un tavolo istituzionale con il Comune di Castelgrande, l’Inaf, l’Osservatorio di Capodimonte, l’Università della Basilicata, la Sapienza, la Regione Campania, l’Agenzia Spaziale Italiana e gli altri soggetti scientifici interessati.
Chiedono infine che sia predisposto un piano pluriennale di rilancio: una governance definita, una direzione scientifica, personale tecnico stabile, un programma di ricerca, risorse certe ogni anno per la manutenzione, il potenziamento del monitoraggio di satelliti e detriti spaziali, il coinvolgimento delle università, le attività con le scuole.
Lasciar collassare un’infrastruttura scientifica di questo livello, dopo averla costruita con soldi pubblici e dopo aver firmato protocolli per rilanciarla, è una scelta politica, anche quando viene presentata come una fatalità.



