Milioni di proprietari sono chiamati a pagare il 16 giugno in tutta Italia l’acconto dell’IMU 2026 sulle seconde case e sulle abitazioni principali di lusso, con importi che variano fortemente da città a città. Le stime evidenziano scarti marcati tra capoluoghi, con Roma in cima per carico fiscale e diversi centri del Sud su livelli nettamente inferiori.
La scadenza di giugno ha reso evidente una geografia del prelievo molto disomogenea, frutto di aliquote comunalirendite catastali e scelte locali di bilancio. La media per una seconda casa è di 979 euro annui, ma gli importi reali oscillano tra poche centinaia di euro e diverse migliaia. Ultimo aggiornamento: 13 giugno 2026.
Classifiche nazionali e scarti tra capoluoghi
A livello nazionale, per le seconde case la media annua stimata è di 979 euro, con un acconto di giugno pari a metà dell’importo. Nelle grandi città il peso fiscale supera spesso la media: a Roma la stima annua arriva a 3.499 euro (acconto 1.749), a Milano 2.957 euro (acconto 1.479) e a Venezia 2.335 euro (acconto 1.168). Tra i grandi centri compaiono anche Torino con 1.984 euro annui (acconto 992) e Firenze con 1.973 euro (acconto 986), a conferma di una pressione stabile nelle aree metropolitane a maggiore base imponibile.
All’estremo opposto, diversi capoluoghi del Mezzogiorno e alcuni del Nord-Est presentano importi più bassi. Palermo è tra le realtà più economiche per una seconda casa con 391 euro l’anno (acconto 195). Seguono Cosenza con 395 euro (acconto 197), Enna con 460 (acconto 230), Gorizia con 484 (acconto 242) e Caltanissetta con 485 (acconto 242). Questi numeri mostrano un divario che si misura in multipli e non in semplici percentuali.
Focus regionali: Basilicata e Liguria
In Basilicata è emerso un divario tra i due capoluoghi. Per una seconda casa a Matera l’acconto stimato è di 326 euro, per un totale annuo di 653 euro, mentre a Potenza per immobili analoghi il carico risulta inferiore di circa il 10% rispetto a Matera. Nella fascia alta, le abitazioni di lusso a Matera risultano tassate intorno al 15% in più rispetto agli immobili di fascia media nello stesso territorio, segnalando come le delibere locali modulino il prelievo lungo l’intero spettro catastale.
In Liguria tre capoluoghi su quattro superano la media nazionale sulle seconde case. La Spezia risulta la più onerosa con acconto di 708 euro e totale annuo di 1.416 euro, seguita da Genova con 673 euro (acconto) e 1.346 euro (annui) e Savona con 526 euro (acconto) e 1.053 euro (annui). Imperia si colloca invece sotto la media con acconto di 391 euro e totale di 783 euro. Le differenze interne alla regione riflettono rendite storiche e scelte di aliquota non omogenee.
Abitazioni di lusso e pertinenze: i due fronti più sensibili
Per le abitazioni principali di lusso (categorie A/1, A/8, A/9), l’IMU resta dovuta e la classifica cambia. Venezia guida con circa 3.001 euro annui (acconto 1.501), seguita da Roma con 2.888 euro (acconto 1.444) e Milano con 2.777 euro (acconto 1.389). Sul lato opposto compaiono Agrigento a 278 euro annui (acconto 139) e Caltanissetta a 385 euro (acconto 193). Questo segmento mostra come la combinazione tra valori catastali e leve fiscali incida diversamente rispetto alle seconde case standard.
Il capitolo pertinenze accentua i divari. Per una cantina la media nazionale è 44 euro l’anno, ma a Roma la spesa sale fino a 175 euro. Sui garage la media è 107 euro e nella capitale arriva a 447 euro. All’estremo opposto, capoluoghi come Imperia o Avellino registrano importi contenuti. L’effetto combinato di classi catastali e aliquote locali fa sì che pertinenze simili generino imposte molto diverse sulla base del territorio.
Perché i conti divergono e cosa cambia per i contribuenti
Le differenze non dipendono da un unico fattore ma dalla somma di tre variabili: aliquote deliberate dai Comuni, rendite catastali come base imponibile e scelte amministrative legate al fabbisogno di bilancio. Gli enti locali utilizzano l’IMU come fonte stabile di entrate per finanziare servizi pubblici, mentre rendite storiche non aggiornate possono sottostimare immobili in aree pregiate e sovrastimare altri all’opposto. Questa asimmetria ha alimentato richieste di una revisione del catasto per rendere più equa la base imponibile.
Per i proprietari, l’acconto del 16 giugno corrisponde in genere alla metà del totale annuo, ma la variabilità territoriale impone verifiche puntuali di delibere e aliquote comunali. Nel confronto tra capoluoghi, i cittadini con patrimoni immobiliari simili finiscono per pagare importi molto diversi in base al luogo in cui si trova l’immobile. La fotografia 2026 anticipa un confronto politico e tecnico in vista della prossima legge di bilancio, con possibili tutele per le fasce più fragili e attenzione a equità, servizi e collegamento tra prelievo e qualità urbana.



