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Amscil e il contenzioso sulla tartufaia: accuse, ricorsi e appelli in Basilicata

L'Associazione Micologica Sostenitori Cultura Idnologica Lucana (Amscil) racconta una vicenda fatta di presunte procedure opache, ricorsi al TAR Basilicata e un decreto che ha riconosciuto una tartufaia controllata di 143 ettari; l'appello è alla mobilitazione e al sostegno economico per portare il caso fino a Roma.

Amscil e il contenzioso sulla tartufaia: accuse, ricorsi e appelli in Basilicata

Negli ultimi mesi l’Associazione Micologica Sostenitori Cultura Idnologica Lucana, nota come Amscil, ha intrapreso un percorso giudiziario e di denuncia per mettere in luce presunte irregolarità nella gestione del settore tartuficolo in Basilicata. L’associazione sostiene che le pratiche dell’Ufficio Foreste siano state caratterizzate da opacità e da scelte che hanno escluso soggetti tecnici e di categoria e che alcuni atti amministrativi non rispondano ai requisiti previsti.

Le contestazioni formali e la cronologia degli atti

Amscil indica una sequenza di eventi che prende corpo da giugno 2026, quando si sarebbe delineato un progetto amministrativo che ha escluso componenti agricole e micologiche da una Commissione d’esame prevista per legge. Secondo l’associazione, la Commissione è stata poi composta unicamente da tre funzionari regionali, nonostante la Regione disponesse già di informazioni rilevanti risalenti al 2026, incluso il ruolo di Amscil.

Il caso dei quiz e la presunta usurpazione

Tra le segnalazioni più gravi c’è il cosiddetto “Caso dei quiz“: Amscil afferma di avere documentazione che dimostrerebbe come un funzionario dell’Ufficio Foreste abbia approvato in via unilaterale le prove d’esame quattro giorni prima della sua nomina ufficiale in Commissione. L’associazione parla di una usurpazione di funzioni che comprometterebbe la regolarità della procedura.

La tartufaia riconosciuta e le smentite ufficiali

Un punto centrale della contestazione riguarda il DPRB n. 96 del 21 aprile 2026, con cui la Regione ha conferito ad ALSIA il riconoscimento di una tartufaia controllata di 143 ettari, definita dall’associazione la più estesa in Europa. Amscil contesta la mancanza dei requisiti previsti per tale riconoscimento e punta il dito su informazioni discordanti riportate nel decreto.

La smentita dei Carabinieri Forestali

Secondo il decreto, al sopralluogo avrebbero partecipato i Carabinieri Forestali di Scanzano Jonico; il Comando dell’Arma, tuttavia, ha definito quelle presenze come “materialmente inesistenti“. Questa discrepanza è al centro dell’esposto e alimenta il dubbio sull’esattezza degli atti amministrativi che hanno portato al riconoscimento della tartufaia.

Ricorsi, pronunce e ostacoli processuali

Amscil ha presentato ricorsi che si sono scontrati con l’ordinanza n. 117/2026 del TAR Basilicata, che ha respinto la richiesta di sospensiva relativa alla D.D. 1247/2026 e alla D.G.R. 156/2026. L’associazione ritiene che le motivazioni della sentenza siano fragili e basate su errori di calcolo dei termini, oltre che ostative al corretto svolgimento del processo.

La questione della privacy e dell’accesso agli atti

Un elemento che Amscil definisce determinante è la mancata esibizione, da parte della Regione basilicata, dell’elenco dei candidati idonei alla sessione d’esame di dicembre 2026. La Regione avrebbe rifiutato la richiesta per motivi di “privacy“, impedendo così all’associazione di verificare possibili conflitti di interesse e di proseguire nella trattazione di merito davanti al giudice amministrativo.

Appello alla società civile e prospettive di azione

Davanti ai costi dei procedimenti (contributi unificati e spese legali) e alla prospettiva di un esaurimento delle risorse per una piccola realtà associativa, Amscil lancia un appello a tutte le associazioni di categoria, ai gruppi culturali e ambientali e ai cittadini. L’obiettivo è raccogliere solidarietà e contributi per sostenere il ricorso al Consiglio di Stato, abbattendo il costo pro capite a poche decine di euro.

L’associazione chiede inoltre la partecipazione civile e la vigilanza sul rispetto delle regole amministrative, denunciando un rischio di servilismo atavico che, secondo Amscil, caratterizzerebbe alcune prassi locali. Per adesioni e versamenti l’IBAN comunicato è IT74V0538704204000004001141 intestato a BPER per AMSCIL – Associazione Micologica Sostenitori Cultura Idnologica Lucana.

Conclusione: dalla denuncia alla richiesta di trasparenza

Il presidente Antonio Pagano sintetizza la posizione dell’associazione: non si tratta soltanto di contestare atti amministrativi, ma di richiedere il ripristino della legalità e della trasparenza nell’ambito della politica regionale sul tartufo. Amscil dichiara la volontà di proseguire fino a Roma per ottenere chiarimenti e, se necessario, il riesame degli atti contestati.

Le domande sollevate dai media restano aperte: Amscil chiede risposte puntuali sulle procedure d’esame, sulla legittimità del riconoscimento della tartufaia di 143 ettari e sulla correttezza delle certificazioni che hanno accompagnato le decisioni regionali. Fino a quando non saranno fornite chiarificazioni, l’associazione continuerà la sua battaglia legale e civica.

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