La questione della chirurgia senologica a Matera è tornata al centro del dibattito politico e sanitario regionale: rappresentanti locali, associazioni di pazienti e istituzioni chiedono che l’unità operativa venga nuovamente inserita a pieno titolo nella rete oncologica regionale. La protesta nasce dall’impatto concreto della decisione amministrativa che ha limitato l’esecuzione di interventi presso l’ospedale Madonna delle Grazie, costringendo molte donne a rivolgersi ad altre strutture.
La richiesta di revoca della delibera
Secondo il consigliere regionale del Pd, Piero Marrese, è necessario ritirare la delibera di novembre 2026 che vieta alcuni interventi al Madonna delle Grazie. La misura, adottata nell’ambito della riorganizzazione, ha generato una mobilitazione popolare e istituzionale: cittadini, associazioni e pazienti hanno espresso forte preoccupazione per le ricadute sul diritto alla cura e sulla continuità dei percorsi assistenziali.
Le conseguenze pratiche per le pazienti
Il divieto operativo ha avuto effetti immediati sulla vita delle persone: molte pazienti hanno dovuto riprogrammare interventi o trasferirsi temporaneamente in altre strutture regionali. Questo ha creato disagi logistici, costi aggiuntivi e una maggiore incertezza sul piano emotivo. Per Marrese, queste ricadute non sono solo questioni organizzative ma toccano il principio della prossimità delle cure e la dignità delle persone coinvolte.
Incertezza sui tempi e sul ruolo dell’unità operativa
Un’altra preoccupazione sollevata riguarda la tempistica: non è chiaro se e quando il Ministero della Salute autorizzerà il progetto di riorganizzazione presentato dalla Regione Basilicata. La mancanza di risposte certe amplifica la sensazione di smarrimento tra le pazienti e gli operatori sanitari che desiderano programmare attività cliniche e chirurgiche con stabilità.
Richieste di trasparenza
Oltre alla revoca della delibera, è stata chiesta maggiore trasparenza sulle fasi autorizzative e sul modello organizzativo proposto. In particolare, si richiede di chiarire quale sarà il ruolo effettivo dell’unità operativa di Matera all’interno della rete: se manterrà funzioni chirurgiche autonome o verrà integrata in modo diverso, con possibili limitazioni operative.
Dimensione politica e sociale della vicenda
La vicenda non è solo tecnica: assume rilievo politico perché riguarda il funzionamento del sistema sanitario regionale e la tutela dei diritti dei pazienti. Marrese ha sottolineato che la battaglia proviene non soltanto dal suo gruppo politico ma «soprattutto dal territorio, dalle istituzioni locali e dalle pazienti», indicando una mobilitazione ampia e articolata. Il richiamo è a un equilibrio tra scelte organizzative e garanzie di accesso alle cure.
Il principio del diritto alla cura
Nel suo intervento il consigliere ha richiamato il concetto di diritto alla cura come valore centrale: la disponibilità di servizi qualificati in prossimità dei luoghi di residenza contribuisce a ridurre disuguaglianze e a garantire un percorso terapeutico meno frammentato. Per molti attori locali, la revoca della delibera e il rapido reintegro della chirurgia senologica nella rete sono condizioni imprescindibili per ripristinare fiducia e continuità assistenziale.
Prospettive e passaggi successivi
Le prossime mosse saranno in gran parte amministrative: la Regione attende un pronunciamento del Ministero della Salute sulla proposta di riorganizzazione e, nel frattempo, il fronte di protesta continuerà a chiedere la sospensione o la revoca della misura di novembre 2026. Contemporaneamente, è necessario avviare un confronto tecnico per definire ruoli, standard e percorsi assistenziali che tutelino sia la qualità delle prestazioni sia la vicinanza delle cure.
In sintesi, la richiesta avanzata da Marrese e sostenuta da istituzioni e pazienti mira a riportare la chirurgia senologica di Matera al centro della rete oncologica regionale, risolvendo l’incertezza sui tempi e sulle funzioni dell’unità operativa e restituendo alle pazienti il diritto a cure tempestive e dignitose.



