La controversia politica sulla gestione delle liste d’attesa in Basilicata è tornata al centro del dibattito regionale dopo le dichiarazioni dell’assessore alla Sanità e la replica del capogruppo Giovanni Vizziello. Al centro della disputa ci sono i risultati pubblicati da Agenas che, secondo l’assessore Latronico, posizionerebbero la regione tra le migliori d’Italia nel rispetto dei tempi per le prime visite e gli esami diagnostici.
Le obiezioni di Vizziello
Vizziello mette in dubbio la rappresentatività di quei numeri e parla apertamente di un «gioco di prestigio» volto a presentare una situazione più rosea di quella reale. Secondo il consigliere, la quasi totalità della performance segnalata da Agenas deriverebbe da prescrizioni classificate come priorità P, ovvero prestazioni da erogare entro 120 giorni, che rappresentano una fetta consistente dei casi analizzati e possono influenzare il dato complessivo.
Perché la classe P cambia il quadro
La critica principale si concentra sul fatto che includere in modo massiccio prestazioni con classificazione P tende a migliorare la percentuale di rispetto dei tempi: se l’85% delle prenotazioni ricade in questa categoria, il risultato aggregato rischia di mascherare ritardi significativi su visite o esami con priorità più urgenti. Vizziello sostiene che, posto questo presupposto, l’immagine di una Basilicata virtuosa «si scioglie come neve al sole».
Il richiamo all’azione: meno toni trionfalistici, più interventi concreti
Oltre alla critica statistica, il capogruppo regionale invita l’assessore a cambiare registro: meno esultanza per la pubblicazione del report e più lavoro pratico per affrontare il problema delle attese. Vizziello sottolinea l’urgenza di utilizzare le risorse disponibili a livello nazionale per migliorare il servizio, richiamando in causa le opportunità economiche messe a disposizione dal Governo Meloni per le regioni.
Una proposta implicita: priorità alle effettive emergenze
Nel ragionamento politico di Vizziello emerge la necessità di differenziare gli interventi a seconda delle classi di priorità: potenziare i percorsi rapidi per le prestazioni urgenti, ridurre i tempi per le prime visite soggette a ritardi e monitorare con trasparenza l’efficacia degli investimenti. L’appello è rivolto non solo a Latronico ma anche alle istituzioni regionali coinvolte nella programmazione sanitaria.
Impatto sul dibattito pubblico e sulla percezione dei cittadini
La polemica ha ripercussioni sul piano dell’opinione pubblica: quando le istituzioni presentano dati lusinghieri, i cittadini si aspettano miglioramenti concreti nell’accesso alle cure. Vizziello teme che una comunicazione che enfatizza percentuali complessive senza chiarire la composizione delle classi di priorità possa alimentare disillusione. Il rischio è che la fiducia nella capacità di rispondere alle reali esigenze sanitarie venga erosa.
Trasparenza e tempi di erogazione
Per ricostruire fiducia, secondo il capogruppo, è indispensabile una maggiore chiarezza sulla metodologia di rilevazione dei dati e sulla loro suddivisione per priorità sanitaria. Solo così sarà possibile valutare se i miglioramenti sono diffusi o concentrati in particolari tipologie di prestazioni, e se i fondi stanziati vengono impiegati in modo mirato per ridurre le attese più critiche.
In chiusura, la vicenda mette in evidenza un dilemma ricorrente nella gestione della sanità pubblica: come comunicare risultati statistici senza deformare la percezione reale dell’accesso alle cure. La richiesta di Vizziello è netta: meno enfasi sui numeri complessivi, più politiche concrete e trasparenti per ridurre le attese, con particolare attenzione ai pazienti che necessitano di interventi rapidi.



