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Callmat a rischio: il M5S solleva dubbi sui bandi regionali e sulla scelta di Tim

Il M5S attacca la gestione della vertenza Callmat: bandi regionali non avviati, oltre 320 lavoratori in mobilità e il sospetto che Tim stia esternalizzando l'assistenza 119 verso una start-up israeliana. Il tavolo ministeriale del 10 giugno diventa l'appuntamento decisivo richiesto da istituzioni e sindacati.

Callmat a rischio: il M5S solleva dubbi sui bandi regionali e sulla scelta di Tim

La crisi di Callmat è entrata in una fase critica: secondo le consigliere regionali Alessia Araneo e Viviana Verri (M5S) è il momento di abbandonare le dichiarazioni di facciata e concentrarsi su misure tangibili per evitare il dramma sociale che potrebbe colpire oltre 320 famiglie. L’accusa principale è che gli interventi annunciati non stiano traducendosi in provvedimenti reali, mentre la scadenza delle procedure di mobilità si avvicina.

La situazione dei bandi regionali e l’impatto sui lavoratori

Le esponenti pentastellate sottolineano che i due bando per la digitalizzazione non risultano attivati, e che l’unico provvedimento pubblicato dalla Regione Basilicata è l’avviso “#Basilimpresainvestimenti”: quest’ultimo, secondo il M5S, non costituisce una soluzione di continuità aziendale ma piuttosto un incentivo per altre imprese ad assumere una parte del personale, favorendo di fatto lo smantellamento della società. Questo elemento è stato inoltre evidenziato dalla governance di Callmat in una lettera inviata ai sindacati, dove il bando regionale viene definito «del tutto inidoneo».

Tempistiche e allarme mobilità

La nota cita l’avvio delle procedure di mobilità per oltre 320 lavoratori previsto entro fine giugno 2026, una prospettiva resa più gravosa dallo slittamento al 10 giugno del tavolo di crisi convocato presso il Mimit. Questo rinvio ha aumentato tensione e preoccupazione sul territorio materano, spingendo l’opposizione in Consiglio comunale a chiedere una seduta straordinaria e mettendo la Prefettura al centro della gestione dell’emergenza.

Tim, esternalizzazioni e il sospetto sulla start-up israeliana

Oltre alle criticità legate ai bandi, il M5S denuncia la condotta di Tim che, secondo le consigliere, sta progressivamente svuotando il call center di Matera motivando il taglio con una presunta «mancanza di traffico». Dietro a questo calo di volumi, sostengono Araneo e Verri, potrebbe celarsi un progetto di esternalizzazione dell’assistenza 119 verso una start-up israeliana chiamata Wonderful, che impiegherebbe sistemi di intelligenza artificiale per la gestione delle chiamate.

Conseguenze etiche e normative

Se confermata, questa scelta solleverebbe due ordini di problemi: da un lato la contraddizione con l’impegno politico di interrompere rapporti commerciali con Israele, alla luce del conflitto in corso a Gaza, e dall’altro la perdita di posti di lavoro a favore di algoritmi. Il M5S sottolinea anche presunte inefficienze del servizio erogato dalla soluzione automatizzata, con lamentele su qualità e lunghezze dei tempi di attesa, e richiama alle direttive delle telecomunicazioni che impongono la disponibilità di un operatore umano per i reclami e la risposta entro 150 secondi, regole la cui applicazione dovrebbe essere vigilata da Agcom.

Richieste al tavolo ministeriale e prossimi passaggi

In vista dell’incontro al Mimit del 10 giugno, il M5S sollecita la Regione Basilicata ad attivare immediatamente percorsi strutturali che garantiscano continuità occupazionale e tutele reali per i lavoratori. Le consigliere Araneo e Verri chiedono inoltre che Tim dia adeguate spiegazioni delle proprie decisioni direttamente a lavoratrici, lavoratori e istituzioni, e che il confronto coinvolga sindacati e amministrazioni locali per costruire soluzioni condivise.

Un dibattito più ampio sull’intelligenza artificiale e il lavoro

Oltre alle misure contingenti, le pentastellate auspicano l’apertura di un confronto pubblico e serio sull’impatto dell’intelligenza artificiale nei settori del servizio al cliente e dell’assistenza telefonica. L’obiettivo è prevenire ulteriori erosioni dei diritti e definire regole che contemperino innovazione tecnologica e tutela occupazionale, evitando che altri casi simili a Callmat o SmartPaper si risolvano con licenziamenti collettivi e conseguenze sociali pesanti.

La richiesta conclusiva del M5S è chiara: non bastano promesse o annunci finanziari, servono atti concreti e verificabili. Il 10 giugno diventerà un momento chiave per capire se le istituzioni e le aziende coinvolte sapranno mettere in campo soluzioni efficaci o se il territorio materano dovrà affrontare un ulteriore peggioramento della situazione sociale ed economica.

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