La vicenda della chirurgia senologica all’ospedale Madonna delle Grazie di Matera torna al centro del dibattito politico regionale. Dopo settimane di proteste e una raccolta firme che ha superato le 13.000 adesioni, la consigliera regionale Viviana Verri (M5S) ha commentato la comunicazione dell’assessore Latronico: è stato trasmesso al Ministero della Salute un protocollo tra l’Irccs Crob e l’Asm volto a garantire la ripresa delle attività chirurgiche sul territorio materano.
Il contenuto e gli obiettivi del protocollo
Secondo quanto riportato dalla consigliera, il documento prevede il coordinamento tra l’équipe multidisciplinare di Matera, che manterrà il ruolo di Punto di accoglienza e supporto (Pas) per la presa in carico delle pazienti, e la Breast Unit dell’Irccs Crob. Questo modello dovrebbe consentire la programmazione di sedute operatorie direttamente al Madonna delle Grazie, riducendo lo spostamento obbligato delle pazienti verso centri esterni come Rionero e Potenza. L’attivazione effettiva è subordinata alle determinazioni del Ministero della Salute, passaggio necessario per rendere il protocollo operativo e applicabile.
Funzioni del Punto di accoglienza e supporto
Il ruolo del Pas è definito come centro di riferimento locale per la prima presa in carico, la gestione delle visite e il monitoraggio del percorso terapeutico. In questo contesto, il Pas svolge funzioni organizzative e di supporto psicologico e burocratico, facilitando il collegamento con la Breast Unit esterna che fornisce il personale specialistico e la pianificazione degli interventi. L’idea è di unire competenze locali e specialistiche per limitare disagi logistici alle pazienti.
La critica politica: pianificazione e ritardi
Verri sottolinea come la situazione evidenzi problemi più ampi nella governance sanitaria regionale. A suo avviso la sospensione delle attività a Matera non è stata un imprevisto, ma l’esito di una pianificazione insufficiente rispetto ai bisogni reali della comunità. Tra gli esempi citati dalla consigliera vi sono l’apertura delle Case di Comunità senza il personale necessario in prossimità delle scadenze del Pnrr e il rischio di chiusura delle guardie mediche, quest’ultimo scongiurato solo dopo la mobilitazione dei sindaci.
Conseguenze per i cittadini
Il messaggio politico di Verri è chiaro: quando la programmazione arriva in ritardo, a pagare sono i cittadini. La redistribuzione delle pazienti verso centri più lontani ha infatti creato disagi pratici, economici e psicologici per chi affronta percorsi oncologici. Per la consigliera, rendere operativo il protocollo potrebbe contribuire a smorzare questi effetti, ma non risolve il problema strutturale di una pianificazione che dovrebbe prevenire, non tamponare, le emergenze.
Il ruolo dell’opposizione e le richieste future
Come forza di opposizione, il M5S annuncia che continuerà a vigilare e a stimolare il confronto istituzionale su questi temi. Verri chiede non solo l’attivazione tempestiva del protocollo per la chirurgia senologica, ma anche un approccio più organico alla riorganizzazione dei servizi sanitari lucani, con investimenti sul personale e tempi certi per l’attuazione dei progetti previsti dal Pnrr.
Strumenti per evitare nuove emergenze
La consigliera indica due strumenti essenziali: il confronto preventivo con le comunità locali e una programmazione che tenga conto dei flussi di domanda di salute. Solo così, sostiene Verri, si potrà costruire una sanità lucana in grado di valorizzare il lavoro dei medici e del personale sanitario, garantire servizi efficienti ai pazienti ed evitare che ogni criticità si trasformi in una nuova emergenza. Il prossimo passo formale resta l’attesa delle determinazioni ministeriali per il via libera definitivo.
In sintesi, la questione di Matera rimane simbolo di un problema più ampio: il bisogno di una strategia regionale che coordini risorse, professionalità e strutture per assicurare continuità assistenziale e tutela delle persone nei momenti più delicati del percorso di cura.



