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Segreto su uno sversamento al potabilizzatore di Masseria Romaniello: richieste di chiarimento

Un dossier interno di Acquedotto Lucano riferisce di un presunto sversamento di acido solforico nel potabilizzatore di Masseria Romaniello; permangono incertezze sui tempi, sulle responsabilità e sui rischi per la popolazione

Segreto su uno sversamento al potabilizzatore di Masseria Romaniello: richieste di chiarimento

Nei documenti aziendali in nostro possesso emerge un episodio che riguarda la potabilità dell’acqua nella provincia di Potenza: un presunto sversamento di acido solforico presso l’impianto di Masseria Romaniello. I fatti, così come ricostruiti nella lettera di contestazione datata 24 marzo 2026, rivelano lacune nella comunicazione interna e ritardi nelle azioni di controllo.

Il testo ufficiale a firma del direttore generale denuncia che il vertice non sarebbe stato informato tempestivamente e che la vicenda sarebbe stata segreta anche rispetto ad altri organi di vigilanza. Per questo motivo chiediamo ai responsabili di chiarire pubblicamente la dinamica dell’accaduto e le misure adottate.

La ricostruzione formale dell’incidente

Secondo la missiva interna, durante un sopralluogo effettuato il 11 marzo 2026, il direttore generale, insieme al direttore risorse umane e al responsabile del patrimonio, veniva informato dal personale in servizio che, nelle settimane precedenti, era stata segnalata al responsabile del settore manutenzione impianti la presenza di un fenomeno qualificato come presunto sversamento di acido solforico. Dal testo risulta che né il vertice né altri uffici centrali erano stati messi a conoscenza dell’evento né di eventuali azioni d’urgenza.

Tempistiche e comunicazioni

Il documento precisa che l’episodio sarebbe avvenuto verosimilmente nella prima decade di febbraio 2026, quindi oltre un mese prima del rilievo in sede di sopralluogo. In sede di Comitato di Direzione del 13 marzo 2026, il dirigente della struttura «Qualità e sicurezza delle acque» avrebbe affermato di non avere notizie dell’accaduto, richiesta che il direttore generale gli aveva subito rivolto per ottenere chiarimenti.

Conferma e natura del contaminante

Nella riunione successiva del Comitato di Direzione, tenutasi il 19 marzo 2026, il responsabile della manutenzione avrebbe confermato l’evento, indicando che si trattava di un ossiacido e non di un idracido, circostanza interpretata come riferimento all’acido solforico (ossiacido dello zolfo in stato esavalente). Questa precisazione tecnica è centrale per valutare il potenziale impatto sull’acqua erogata e sulle strutture di stoccaggio.

Valutazione del rischio

L’acido solforico è una sostanza altamente corrosiva; la sua presenza nelle reti di distribuzione sarebbe anomala e potenzialmente pericolosa se si fossero verificate concentrazioni rilevanti. Il documento, tuttavia, non dettaglia con chiarezza se lo sversamento abbia interessato le vasche con l’acqua destinata alla rete potabile o solo aree di deposito e stoccaggio, lasciando così aperti interrogativi sull’effettiva esposizione della popolazione.

Le mancanze operative e le azioni successive

La contestazione mossa dalla direzione riguarda principalmente la mancata comunicazione al vertice aziendale e l’assenza di controlli immediati da parte della struttura competente. In particolare si contesta al responsabile della «Qualità e sicurezza delle acque» di non aver effettuato i necessari sopralluoghi né di aver coinvolto tempestivamente il R.S.P.P. per le valutazioni di competenza.

Il 23 marzo 2026 il R.S.P.P., dopo un proprio sopralluogo, avrebbe adottato provvedimenti urgenti come l’interdizione degli accessi al locale di stoccaggio dell’acido e una serie di prescrizioni correttive che hanno messo in luce ulteriori carenze operative prolungatesi nel tempo.

Conseguenze interne e richieste di chiarimento

Al dirigente della «Qualità e sicurezza delle acque» è stato chiesto di fornire giustificazioni entro cinque giorni dal ricevimento della contestazione, con la minaccia di provvedimenti disciplinari in caso di risposte ritenute insufficienti. Fonti riferiscono che il dirigente potrebbe essere stato licenziato o si starebbe allontanando dall’incarico su «suggerimento» della direzione generale, analoghe indicazioni sarebbero state rivolte ad altri dirigenti coinvolti.

Le domande che restano aperte

Alla luce dei fatti, è opportuno che acquedotto lucano dia risposte pubbliche puntuali: che cosa è realmente accaduto nella prima decade di febbraio 2026? Le vasche di accumulo dell’acqua potabile sono state interessate dallo sversamento? Quali analisi sui campioni sono state effettuate e con quali risultati? Quali misure preventive e correttive sono state adottate per evitare il ripetersi di simili episodi?

Infine, il caso solleva questioni di responsabilità aziendale: la comunicazione interna, i protocolli di sicurezza e il ruolo del vertice, rappresentato dall’Amministratore unico e dal direttore generale, devono essere chiariti per ristabilire fiducia e trasparenza verso i cittadini potenzialmente esposti. Attendiamo risposte ufficiali e documentate da parte dei responsabili.

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