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Crisi e scelte: cosa rischia Acquedotto Lucano

Documento interno mette sotto accusa i ritardi e le stime variabili del piano industriale: dall'anticipazione dei contributi regionali ai rischi sulla continuità aziendale

Crisi e scelte: cosa rischia Acquedotto Lucano

Negli ambienti istituzionali lucani circola una nota tecnica che ricostruisce le difficoltà finanziarie di Acquedotto Lucano Spa. Il documento, redatto da un consulente esperto, è stato inviato ai sindaci e sarà oggetto di discussione — o avrebbe dovuto esserlo — nell’assemblea già più volte rinviata e riconvocata per il 19 maggio 2026, seduta che però è andata deserta. Questa serie di rinvii solleva dubbi sulla governance e sulla capacità di assicurare la continuità aziendale del gestore del servizio idrico integrato.

La nota analizza in modo puntuale il Programma annuale e triennale e l’Aggiornamento del Piano industriale 2026–2028, evidenziando discrepanze tra scenari e la necessità di interventi immediati: in primo piano la proposta di aumento di capitale sociale, già illustrata dall’Amministratore Unico e accompagnata da avvertenze forti sulla tenuta dei conti.

La crisi finanziaria: messaggi chiari e allarmi ripetuti

Nel corpo della relazione illustrativa si sottolinea che sono necessari «nuovi interventi» per ridurre la tensione economico-finanziaria che si è manifestata nel 2026 e si è aggravata durante il 2026. Per far fronte al problema sono state anticipate risorse che la Regione aveva stanziato per gli anni successivi: un contributo di 18,6 milioni di Euro previsto per il 2026 e uno di 16 milioni di Euro previsto per il 2027. Il documento riporta inoltre che il Presidente del Collegio Sindacale, con comunicazione del 01/03/2026, ha indicato come soluzione più idonea un aumento di capitale per ripristinare l’equilibrio finanziario.

I rischi in caso di inazione

La relazione avverte, ripetendo il concetto più volte, che senza l’approvazione dell’aumento di capitale — o in presenza di ulteriori ritardi —, senza un piano energetico con investimenti significativi in impianti da FER e senza adeguati adeguamenti tariffari, la società potrebbe non garantire la propria continuità nel periodo 2026–2028. Questa triplice condizione mette al centro il confronto tra soci, in particolare tra i Comuni e la Regione, che finora hanno adottato posizioni non sempre allineate.

Incertezze nel piano energetico e impatti sui costi

Il piano energetico aggiornato rimane cruciale per la sostenibilità economica della società. Tra le azioni previste figura la realizzazione di impianti fotovoltaici ed eolici finanziati con risorse pubbliche: sono citati fondi FSC per ulteriori 5 Meuro destinati a 4 MWp di impianti FV e 10 Meuro per un impianto eolico da 4 MW presso il POD di Camastra. Accanto a questi interventi permane l’accordo tra Regione, ENI e Shell, attualmente in fase di aggiornamento, che prevedeva la costruzione di circa 49 MWp e una fornitura agevolata per AL.

Stime di costo energetico e incertezze

Le previsioni del Piano stimano un costo annuale dell’energia che scende nel triennio: circa 29,9 Meuro per il 2026, 24,4 Meuro per il 2027, 21,3 Meuro per il 2028 e 20,8 Meuro per il 2029. Tali valori sono però condizionati da variabili non controllabili — tra cui il Prezzo Unico Nazionale — e dall’esito dell’aggiornamento dell’accordo con ENI e Shell, oltre che dalla possibilità di ulteriori finanziamenti regionali.

Numeri che cambiano: criticità nella previsione dei bilanci

La nota segnala consistenti variazioni tra scenari prodotti a poche settimane di distanza. A titolo di esempio, i crediti verso i clienti per il 2026–2027 passano da 115,6 M€, 108,1 M€ e 98,5 M€ a 128,4 M€, 126,8 M€ e 125,0 M€. I debiti verso i fornitori nello stesso orizzonte salgono da 80,1 M€, 79,8 M€ e 77,7 M€ a 105,4 M€, 104,1 M€ e 103,8 M€. Anche il risultato netto varia significativamente nei diversi scenari, segnalando volatilità nelle assunzioni di ricavo e costo.

Conseguenze pratiche per soci e cittadini

I Comuni soci hanno approvato il bilancio per il 2026 senza prevedere, verosimilmente, ulteriori stanziamenti per aumentare la propria quota in AL; la Regione, invece, ha inserito nella Legge di Stabilità del 30 aprile uno stanziamento di 8 milioni di euro per tutelare investimenti legati al PNRR, evitare aumenti tariffari e consolidare la struttura finanziaria. Rimane però la domanda su come gli interventi programmati saranno effettivamente realizzati e in quali tempi.

Governo societario e controllo analogo

Un altro tema rilevante è il controllo analogo: la Corte dei Conti, nella sua relazione del 2026, ha richiamato la necessità che la Regione svolga controlli strutturati e congiunti sui soci per garantire che AL mantenga la natura di società in house. È in discussione una proposta di modifica dell’art. 25 dello statuto formulata da alcuni sindaci proprio per rafforzare questo meccanismo di vigilanza.

In attesa di chiarimenti in assemblea, resta aperta la partita sulla sostenibilità dell’azienda e sull’impatto che eventuali scelte avranno sulle bollette dei cittadini. Nel frattempo la nostra redazione continua a seguire gli sviluppi: precedenti allarmi sui bilanci di AL hanno già portato a un decreto penale di condanna per diffamazione relativo a un articolo, decreto al quale la testata si è opposta. Il processo ordinario relativo al direttore Michele Finizio è stato avviato il 9 aprile, procedimento che sarà comunque seguito nelle aule competenti.

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