11 Settembre 2026 ☁ 24°

Stabilimento Stellantis Melfi: sfide e prospettive tra produzione e sindacati

Lo stabilimento Stellantis di Melfi è al centro di una trasformazione industriale con nuove produzioni e tensioni sindacali per maggiore stabilità e continuità

Stabilimento Stellantis Melfi: sfide e prospettive tra produzione e sindacati

Lo stabilimento Stellantis di Melfi è al centro di una trasformazione industriale che combina innovazione e sfide operative. Mentre il gruppo presenta nuove vetture al Salone Auto Torino 2026 gli operai denunciano condizioni di lavoro sempre più pressanti. La fabbrica lucana, storica sede di produzione per il gruppo, si trova a dover bilanciare l’aumento della produzione con la qualità e il benessere dei lavoratori.

La transizione verso l’elettrico e l’introduzione di nuovi modelli stanno mettendo a dura prova la struttura produttiva. Gli operai segnalano ritmi di lavoro insostenibili e una crescente pressione per aumentare la produttività, mentre i sindacati chiedono maggiore trasparenza e certezze per il futuro.

Nuovi modelli e sfide produttive

Al Salone Auto Torino 2026 Stellantis ha presentato una serie di nuovi modelli che saranno prodotti nello stabilimento di Melfi. Tra questi, la Lancia Gamma la Jeep Compass e la DS N°7 tutte basate sulla piattaforma STLA Medium. Questi veicoli rappresentano un passo significativo verso l’elettrificazione della gamma, con motorizzazioni ibride e completamente elettriche.

Tuttavia, l’avvio della produzione di questi nuovi modelli non è stato privo di difficoltà. Gli operai denunciano ritmi di lavoro intensi, con una produzione che raggiunge fino a 300 auto a turno. “Se viaggi a 300 auto a turno non puoi fare anche la qualità“, afferma un operaio del Montaggio, evidenziando come la pressione per aumentare la produttività stia compromettendo la qualità del lavoro.

La denuncia degli operai

La situazione nello stabilimento di Melfi è critica. Gli operai segnalano condizioni di lavoro estenuanti, con turni di lavoro che si susseguono senza sosta. “Ci spremono come limoni“, dichiara un operaio, sottolineando come la direzione stia cercando di massimizzare i profitti riducendo i costi e il personale. La produzione di auto elettriche, più delicate e complesse, richiederebbe maggiore attenzione e personale specializzato, ma la realtà è diversa.

Loro vogliono fare più vetture con meno costi e meno personale“, continua l’operaio, evidenziando come le auto che un tempo venivano prodotte in due turni giornalieri, ora vengono realizzate in un solo turno. Questa situazione sta portando a un aumento delle anomalie nelle vetture finite, che devono essere recuperate in un secondo momento.

Le richieste dei sindacati

Di fronte a questa situazione, i sindacati Fim, Uilm, Fismic e Uglm hanno deciso di intervenire. Dopo una riunione delle rappresentanze sindacali aziendali, hanno sollecitato un confronto con la direzione di Stellantis per chiedere maggiore trasparenza e certezze per il futuro dello stabilimento.

Non è più sufficiente affrontare un’emergenza dopo l’altra“, affermano i sindacati, sottolineando la necessità di una strategia industriale chiara per garantire continuità produttiva e volumi adeguati. La fabbrica lucana sta attraversando una fase di transizione verso nuove produzioni, ma le difficoltà tecniche e organizzative stanno rendendo il processo più complesso del previsto.

A settembre 2026, lo stabilimento ha lavorato su un solo turno alternato, con una produzione programmata di 295 vetture al giorno. Questa riorganizzazione è stata collegata alla necessità di accompagnare la fase di avvio e salita produttiva dei nuovi modelli, ma per i lavoratori la questione ha anche un effetto immediato: meno utilizzo degli impianti significa maggiore ricorso agli ammortizzatori sociali e possibili conseguenze sulle buste paga.

L’impatto sull’indotto

Le difficoltà dello stabilimento di Melfi non riguardano solo i lavoratori diretti, ma si estendono anche all’indotto. Le aziende che forniscono componenti e servizi alla fabbrica stanno affrontando problemi legati alla fine delle vecchie produzioni e alla necessità di ottenere nuove commesse. A luglio, per esempio, è stato raggiunto un accordo per la reindustrializzazione dei siti PMC e Brose di Melfi, con un progetto destinato a salvaguardare 150 lavoratori attraverso nuove attività legate anche al recupero di materiale elettronico.

I sindacati chiedono una filiera più efficiente e una maggiore valorizzazione dell’indotto, in modo da assicurare continuità e sostenibilità economica per tutte le imprese coinvolte. “Un aumento stabile della produzione potrebbe avere effetti lungo tutta la catena“, affermano, sottolineando come volumi insufficienti continuino a mettere sotto pressione fornitori e occupazione.

Il prossimo passaggio sarà il confronto diretto con l’azienda. I sindacati hanno annunciato la presentazione di una richiesta di incontro alla direzione di Stellantis per discutere delle condizioni dello stabilimento, delle prospettive industriali e delle misure necessarie al rilancio produttivo. La richiesta dei sindacati va esattamente in questa direzione: superare la gestione delle emergenze e capire quale ruolo Stellantis intenda assegnare realmente a Melfi nel medio e lungo periodo.

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