Oggi, 30 agosto 2026, Giuseppe Passarelli avrebbe compiuto 50 anni. Un traguardo che non ha potuto raggiungere, strappato alla vita quando aveva solo 21 anni. La sua storia è quella di un giovane carabiniere, innamorato della vita e del suo lavoro, la cui morte è avvolta nel mistero e nella verità negata.
Il 24 marzo del 1997, Giuseppe fu trovato senza vita nella caserma di Cassano all’Ionio, dove prestava servizio da soli 22 giorni. La versione ufficiale parla di suicidio, ma molti elementi contrastano con questa ricostruzione. La sua divisa era sporca di terra e presentava segni di trascinamento, dettagli che sollevano più di un dubbio sulla veridicità della versione ufficiale.
Una ferita che non si rimargina
Per la famiglia di Giuseppe, il dolore è ancora vivo dopo quasi trent’anni. Ogni giorno è una lotta per mantenere viva la memoria del loro caro e per ottenere giustizia. La sorella Angela e i fratelli Sante e Daniele, insieme ai genitori Antonio e Concetta, continuano a chiedere verità, nonostante il silenzio e l’oblio che sembrano avvolgere questa vicenda.
Il silenzio, come ricordano i familiari, è una colpa collettiva. È la scelta più comoda quando c’è qualcosa che si preferisce nascondere, ma è anche ciò che continua a uccidere, ancora e ancora. La famiglia Passarelli non si arrende e continua a riaprire la ferita, esponendosi a nuove delusioni, ma anche accendendo la speranza nei giovani di impegnarsi per i diritti e la giustizia.
L’impegno di Libera per la verità
L’associazione Libera ha preso un impegno: non dimenticare Giuseppe. Con l’obiettivo di coinvolgere la comunità di Cassano all’Ionio, dove di questa storia nessuno ha mai più parlato, Libera continua a fare appello alla coscienza di chi può ancora dare un contributo alla verità.
Non possiamo promettere la verità e la giustizia, ma possiamo promettere di restare scomodi di ribellarci al silenzio, che è un po’ una morte civile. Continueremo a disturbare e ad opporci all’oblio. La memoria che si fa impegno è una memoria viva, e oggi più che mai è necessario un di più di attenzione nel non girarci mai dall’altra parte.
Un grazie immenso alla famiglia Passarelli
A papà Antonio, mamma Concetta, ad Angela, sua sorella, e ai fratelli Sante e Daniele va oggi il nostro abbraccio e il nostro grazie. Grazie perché sappiamo che il coraggio di non arrendersi e di raccontare non è indolore. Significa riaprire ogni volta una ferita, significa esporsi a nuove delusioni, ma significa anche accendere lo sguardo dei giovani e suscitare in essi la volontà di impegnarsi per i diritti e per la giustizia.
La memoria di Giuseppe è viva, e oggi più che mai è necessario ricordare. Perché non c’è un tempo che possa giustificare la perdita della memoria. La rimozione è il modo per non guardare quello che c’è dietro, per mantenere la patina di una finta giustizia, con una indignazione che spesso si consuma nel giro di pochi giorni o di qualche manifestazione.



