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Diritto alla Naspi per vittime di violenza: le condizioni per ottenere l’indennità

L'Inps chiarisce quando le dimissioni per stalking o violenza di genere possono essere considerate per giusta causa, aprendo il diritto alla Naspi.

Diritto alla Naspi per vittime di violenza: le condizioni per ottenere l’indennità

Le vittime di stalking o violenza di genere che sono costrette a lasciare il lavoro possono avere diritto alla Naspi l’indennità di disoccupazione. Questo è quanto emerge dal recente messaggio 2540/2026 dell’Inps che ha chiarito le condizioni in cui le dimissioni per giusta causa possono essere riconosciute anche in casi di violenza esterna all’ambiente lavorativo.

La Naspi è generalmente destinata ai lavoratori che perdono il posto di lavoro in modo involontario. Tuttavia, le dimissioni, essendo una scelta del lavoratore, non danno normalmente diritto all’indennità. Esiste però un’eccezione importante: le dimissioni per giusta causa, che la legge assimila alla cessazione involontaria del rapporto di lavoro.

Le condizioni per ottenere la Naspi in caso di violenza

Secondo l’art. 2119 del Codice Civile le dimissioni per giusta causa sono quelle che rendono impossibile la prosecuzione del rapporto di lavoro, anche in modo provvisorio. La Corte Costituzionale con la sentenza 269/2002, ha chiarito che anche le dimissioni presentate dal lavoratore possono essere considerate involontarie se determinate da fatti esterni che rendono impossibile continuare a svolgere le mansioni contrattuali.

L’Inps nel messaggio 2540/2026, ha specificato che la giusta causa può derivare anche da situazioni oggettive, non necessariamente legate a un comportamento illecito del datore di lavoro. Quello che conta è che la gravità del fatto impedisca di continuare a lavorare. Questo principio è particolarmente rilevante nel caso di violenza e atti persecutori, anche se commessi da persone esterne all’ambiente di lavoro.

Il ruolo del Ministero del Lavoro

L’Inps ha consultato il Ministero del Lavoro per chiarire se le dimissioni dovute a stalking o violenza di genere potessero essere considerate per giusta causa. Il Ministero ha confermato che, in presenza di situazioni documentate e oggettive, queste dimissioni possono effettivamente configurare una giusta causa, anche quando l’autore delle violenze è estraneo all’azienda.

La documentazione necessaria

Per ottenere la Naspi è necessario dimostrare il concreto collegamento tra la violenza subita e la necessità di lasciare il lavoro. Non basta una semplice segnalazione: servono prove documentate e oggettive che dimostrino l’impatto della violenza sulla possibilità di continuare a lavorare. Ad esempio, documentazione medica o psicologica, denunce alle autorità, provvedimenti giudiziari o di protezione, messaggi digitali e altre comunicazioni dell’autore delle persecuzioni, o testimonianze di altre persone.

L’Inps ha sottolineato che la violenza deve compromettere l’equilibrio psicofisico della vittima o incidere direttamente sulle sue abitudini lavorative. Ad esempio, se le persecuzioni rendono insicuro raggiungere il luogo di lavoro, le dimissioni possono essere considerate un recesso necessitato per proteggere la propria incolumità.

È importante distinguere tra situazioni in cui la violenza è direttamente collegata al rapporto lavorativo e quelle in cui è completamente estranea. Solo nel primo caso si può configurare il diritto alla Naspi.

Il messaggio 2540/2026 dell’Inps evita una vera e propria beffa: senza la garanzia della Naspi una persona costretta ad abbandonare il lavoro per proteggere la propria salute e incolumità subirebbe una doppia conseguenza economica dopo la perdita dello stipendio.

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