Il rugby non è solo uno sport, ma una metafora della vita. Questa lezione è al centro del progetto In meta! promosso da Regione Lombardia e dalla Federazione Italiana Rugby, che trasforma l’Istituto penale minorile Cesare Beccaria di Milano in un laboratorio di rinascita per 80 giovani detenuti.
Il progetto, presentato a Palazzo Lombardia dal governatore Attilio Fontana e dal sottosegretario a Sport e Giovani Federica Picchi vede come coach il leggendario rugbista azzurro Diego Dominguez pronto a scendere in campo per il nono anno consecutivo con un format che promette di lasciare il segno.
Una settimana di formazione intensiva
Il campus, che si terrà all’inizio di settembre, non sarà un semplice passatempo estivo. Sarà una settimana intensa di formazione, durante la quale i ragazzi potranno praticare non solo rugby, ma anche calcio, nuoto e fitness. Questo periodo è stato scelto strategicamente per il suo valore storico e critico per la vita dell’istituto.
Intanto, dietro le mura del Beccaria i lavori di ristrutturazione della piscina interna sono già in corso e dovrebbero concludersi a fine luglio. Questo permetterà ai ragazzi di tuffarsi anche nel nuoto, oltre che nel calcio, nel basket e nel fitness.
Il metodo Dominguez: disciplina e opportunità
Il metodo Dominguez non concede sconti o retorica buonista. Con il suo staff di dieci professionisti, parlerà ai ragazzi un linguaggio forte, fatto di regole e disciplina. “Sarà una settimana formativa dove faremo rugby, ma anche calcio e nuoto per individuare un ragazzo per poi seguirlo”, spiega Dominguez.
L’obiettivo è identificare i ragazzi più propositivi e offrirgli l’opportunità di continuare a praticare sport al di fuori del carcere. “La testa comanda… se individuo qualche ragazzo più propositivo lo segnalo e poi ci si ragiona, tutti insieme. Una volta fatto ciò, con il CUS Milano li andiamo a prendere e li portiamo a giocare con noi non per una settimana, ma mesi. E a quel punto dovranno dimostrare di essersi guadagnati l’opportunità”, aggiunge Dominguez.
Sport come strumento di rieducazione
Lo sport entra così al Beccaria come uno strumento corale di rieducazione. Come ha ricordato il presidente Fontana, richiamando la storica staffetta della torcia olimpica di Milano Cortina 2026 passata dal carcere il 15 giugno: “I valori dello sport rappresentano uno straordinario strumento educativo. La fatica fisica e il rispetto delle regole aiutano i ragazzi a costruire un percorso positivo”.
La direttrice del carcere, Eleonora Cinque ha rimarcato che al Beccaria si impara che l’avversario non è un nemico e che le regole non sono gabbie, ma confini che danno sicurezza: “La rieducazione deve essere un obiettivo corale. In questo momento storico c’è quasi paura a dirlo, ma le regole servono e danno sicurezza ai giovani”.
Il progetto ha già dato frutti positivi: sono già sei i ragazzi che, grazie alle scorse edizioni guidate da Dominguez, hanno cambiato radicalmente vita. A settembre, per altri 80 giovani, la possibilità di agguantare il pallone e correre verso la meta più importante: la propria libertà.



