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UniBas: tra fuga degli studenti e tentativi di ripresa accademica

L'Università della Basilicata affronta una crisi senza precedenti, con un calo drastico di iscritti e una fuga costante di studenti. Scopriamo i numeri e le possibili soluzioni.

UniBas: tra fuga degli studenti e tentativi di ripresa accademica

L’Università della Basilicata, conosciuta anche come UniBas, si trova al centro di un dibattito acceso riguardo al suo futuro. Con una popolazione regionale in costante calo e un esodo giovanile preoccupante, l’ateneo lucano deve fare i conti con una realtà complessa. Ma quali sono i numeri reali e quali le possibili vie d’uscita?

La Basilicata, con i suoi poco più di 500.000 abitanti, è una delle regioni italiane più colpite dal calo demografico. Ogni anno, il 2,72% della popolazione giovanile tra i 18 e i 34 anni lascia la regione, un fenomeno che non risparmia neanche l’università locale. Ma andiamo con ordine.

I numeri preoccupanti dell’esodo studentesco

Secondo i dati più recenti, il 77% dei diplomati lucani decide di proseguire gli studi fuori regione. Questo significa che, su un totale di circa 18.000 diplomati, ben 14.000 scelgono atenei situati altrove. Un fenomeno che ha un impatto diretto sull’Università della Basilicata, con un crollo del 25% degli iscritti nell’ultimo decennio.

Oggi, l’ateneo conta circa 6.100-6.300 studenti complessivi, un numero che include triennali, magistrali e cicli unici. Ma il dato più allarmante riguarda i nuovi ingressi: solo 1.100-1.200 immatricolati all’anno. Inoltre, più di un terzo degli studenti si trova in una condizione di fuori corso bloccando la fluidità dei percorsi di studio.

La situazione occupazionale post-laurea

Un altro aspetto critico riguarda l’occupazione post-laurea. Al Sud, 6 nuovi occupati under 35 su 10 sono laureati, ma il settore che ne assorbe la quota maggioritaria è il turismo, con il 45,1%. I laureati lucani, quindi, si trovano spesso confinati in settori che non valorizzano appieno le loro competenze.

Le classifiche e i servizi dell’ateneo

Le classifiche del Censis e i bilanci dell’Ardsu (Azienda Regionale per il Diritto allo Studio Universitario) dipingono un quadro non roseo. Nella classifica generale dei piccoli atenei statali, l’Unibas si posiziona all’undicesimo posto su dodici, con un punteggio medio complessivo di 78,0 punti.

La situazione dei servizi logistici è altrettanto critica. Nonostante la Regione sbandieri il 100% di copertura delle borse di studio, l’indicatore relativo ai servizi reali (alloggi, mense, trasporti dedicati) si ferma a un misero 68,0. Le strutture, invece, ottengono un punteggio alto (93,0), ma questo è dovuto allo svuotamento dei campus.

Le proposte per un rilancio

Di fronte a questa situazione, le proposte per un rilancio dell’ateneo non mancano. Pietro Simonetti, esperto del settore, suggerisce una terapia d’urto e interventi di alta chirurgia. Tra le proposte, il consolidamento dell’offerta formativa esistente e l’attivazione di corsi che possano integrare l’offerta degli atenei del Mezzogiorno.

Simonetti sottolinea anche la necessità di una gestione più efficiente delle risorse umane e materiali, con un budget di circa 80 milioni di euro all’anno e 800 dipendenti. Inoltre, propone un’azione di rinnovamento dell’orientamento e del piano di comunicazione, spesso gestiti da strutture clientelari e inefficaci.

Le sfide sono molteplici, ma con le giuste strategie e un impegno concreto, potrebbe ancora invertire la rotta e diventare un punto di riferimento per la formazione superiore nel Sud Italia.

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